17 dicembre 2018

Boogie Nights: l’altra faccia del porno

Boogie Nights: l’altra faccia del porno

Momenti passati di un’epoca gloriosa racchiusi in un manifesto artistico di invidiabile fattura firmato dall’allora 26enne Paul Thomas Anderson. L’era classica del cinema porno viene raccontata in un film dal sapore retró che mescola gli incastri narrativi del miglior Robert Altman (padre spirituale del regista di Magnolia) alle follie più lucide di Scorsese e alle tendenze post moderne del primo Tarantino. Si chiama Boogie Nights, un film intramontabile che scolpisce sulla pellicola il percorso artistico del mondo degli eccessi a cavallo tra i ’70 e i primi anni ’80. Esaltazione di una corrente artistica dal richiamo particolare che attrae numerosi “adepti” per via del suo essere fuori dagli schemi e contro le convinzioni a cui si è abituati. Boogie Nights è una storia altisonante di successi e declini velata in tutto il suo cammino da un profondo senso di nostalgia e un’inevitabile quanto amara tristezza di fondo.

San Fernando Valley, 1977. Jack Hornes è un pezzo grosso del cinema pornografico. Ha girato molti film, scritturato molti attori e ottenuto un successo inaspettato. Esperto ma attempato, Jack non vuole rassegnarsi all’idea di chiudere bottega e lasciare il testimone a chicchessia. Una notte qualsiasi, Jack conosce Eddie Adams, un giovane ragazzo che si guadagna da vivere facendo il lavapiatti in un locale notturno. Eddie cattura l’attenzione del grande Jack, la sua aria innocente da ragazzo indifeso convince il guru del porno a scritturarlo per un provino con una delle sue numerose e devote attrici. Eddie conquista in poco tempo lo status di re del sesso grazie all’innata capacità di destreggiarsi davanti alla cinepresa e alle sproporzionate dimensioni del suo pene. Divenuto una star, cambia nome in Dirk Diggler e diventa il nuovo punto di riferimento di quella che è una grande famiglia di amici e collaboratori dediti all’industria pornografica. Ma il successo è solo l’ombra di un declino rapido e imminente. In pochi anni tutto cambia e il mondo orgiastico capitanato dal grande Jack finisce per diventare una fallimentare catastrofe per ognuno dei suoi adepti.

Liberamente ispirato alla figura del celebre John Holmes, Boogie Nights è la rappresentazione impeccabile di un’epoca pittoresca ma affascinante, costellata da personaggi singolari e stravaganti che goderono di grande successo ma rapido declino. Paul Thomas Anderson, qui alla sua seconda regia, fa un tuffo nel passato raccontando i segreti inconfessabili dell’altra faccia di Hollywood. Un mondo oscurato dal lato perbenista di un’America discreta che trova nella pornografia una forma d’arte elevata e costruttiva. Il personaggio di Jack, interpretato magistralmente da Burt Reynolds, incarna la volontà e lo sforzo di elevare il porno a forma d’arte, un prodotto cinematografico identificabile in un genere di appartenenza che si rispetti. Intorno a lui prendono vita numerose altre personalità che contribuiscono ad arricchire il panorama artistico che trae la sua ragion d’essere dall’argomento taboo per eccellenza: il sesso.

Servendosi a più riprese di una messa in scena meta cinematografica, Anderson racconta in maniera esemplare un certo modo di girare film ormai andato in disuso. Il regista californiano si sofferma ad analizzarne gli aspetti tecnici legati al funzionamento della produzione e allo svolgimento delle riprese, la capacità di alcuni cineasti di trasformare un semplice prodotto di bassa leva in una vera e propria ‘storia pornografica’. Il tutto improntato a un certo tipo di commedia dal sapore agrodolce e ricca di numerosi avvenimenti esilaranti – la sequenza che vede protagonista Alfred Molina – e altrettanti molto tragici – il pestaggio ai danni di Dirk per mano di un gruppo di teppisti omofobi –, infarciti da una colonna sonora perfetta che ben si inserisce nelle fasi temporali della storia.

Ma ciò che rende Boogie Nights un autentico capolavoro è la capacità con la quale Anderson parli di sesso e pornografia senza mai mostrare niente di tutto ciò. Un film lunghissimo ed epocale che si avvicina ad un’epopea, un’allegoria sul mondo del porno nel quale vengono mostrati si e no un paio di seni scoperti. Caratteristica predominante di un film che potrebbe – ma non dovrebbe – fare del piacere sessuale il suo marchio visivo ma che preferisce rimanere quasi imparziale nella lettura di un mondo fatto di eccessi.

Fortemente in debito con il cinema altmaniano, Boogie Nights è la parabola ascendente della prima parte della carriera di Anderson. Un film sul mondo del porno raccontato attraverso scene di sesso fuoricampo e strani personaggi che diventano protagonisti di una meravigliosa storia indimenticabile.

FONTI

IMDB

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