17 dicembre 2018

Tap sì, Tap no?

Tap sì, Tap no?

Mai come in queste ultime settimane si è sentito parlare di Tap. Chi più, chi meno conosce l’argomento, eppure ci sono tantissimi pareri discordanti. Forse è quasi difficile farsi un’idea chiara sui pro o sui contro di una simile infrastruttura, a meno che non si faccia parte del settore.

Tap significa Trans Adriatric Pipeline e si tratta di un gasdotto che dal bacino del Salento, precisamente a Melendugno in provincia di Lecce, si estende per una lunghezza di 878 chilometri fino a Kipoi, nella Grecia nord orientale, al confine con la Turchia, dalla quale parte il Tanap (Trans Anatolian Pipeline) che prosegue in Azeirbagian fino alla Georgia.

Per quanto riguarda l’Italia il progetto prevede l’istallazione di un terminale di ricevimento, il Prt che permetterebbe il trasporto di gas naturale fino all’allacciamento con le rete nazionale Snam; oltre al collegamento di 25 chilometri di tubi nel mare e 8 sulla terraferma.

Si sono accese molte discussioni per questioni geopolitiche, ambientali ed economiche riguardanti l’effettiva utilità dell’opera. Ne sono emerse diverse proteste da parte della comunità di Melendugno, del sindaco Marco Potì e del governatore della Puglia Michele Emiliano. Ciò che essi lamentano è l’approdo del gasdotto a San Foca, spiaggia cristallina del litorale adriatico, perché potrebbe rovinare questo lembo di terra, e anche perché sarà vietata la balneazione per una porzione di spiaggia, seppur a tempo determinato. La comunità ha chiesto di spostare i lavori nel brindisino, ma ciò non è minimamente consentito poiché ne comporterebbe un ritardo di due o tre anni. Secondo loro la bellissima zona sarebbe dunque danneggiata dalla Tap, anche se a quanto dicono gli esperti il gasdotto non sarà mai visibile, né sulla terra ferma, né sul fondale marino. Anche la questione floristica non passa di certo in secondo piano, infatti molti hanno protestato per l’espiantazione (temporanea) di 211 ulivi, che verranno ripiantati a lavori ultimati. Ulteriore elemento che, secondo gli attivisti,  potrebbe sconvolgere l’ambiente sono gli eccessivi tassi di sostanze chimiche che già durante i lavori hanno alzato le percentuali precedenti; in realtà il comitato della Tap si è giustificato sostenendo che già prima dell’inizio dei lavori i parametri non rientravano nei limiti previsti, dopotutto il progetto è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente. Comunque per il comune di Melendugno, seppur vi siano dei disguidi almeno iniziali, il progetto porterebbe al paese molto denaro.

Un altro punto focale della costruzione del gasdotto riguarda l’impiego del gas naturale al posto del carbone. Considerando che per l’Italia è stata stimata la data del 2025 per l’uscita  definitiva dal carbone, si è pensato di spingere sulla sostituzione del carbone, altamente inquinante per la natura e per l’uomo, appunto con il gas naturale. Ciò non significa che quest’ultimo sia green al 100%; infatti il gas inquina l’atmosfera, ma a livelli molto più contenuti. Anche il trasporto è stato contestato per la sua pericolosità, ma è emerso che tra il 1970 e il 2011 non si sono mai verificati incidenti di gasdotti con tubi superiori a 25 millimetri di spessore e il tubo della Tap è spesso 26.8 millimetri.

Il trasferimento diretto di gas in Italia permetterebbe, inoltre, al nostro paese di ridurre la dipendenza di rifornimenti dalla Russia, principale fornitore, oltre che dall’Algeria, Libia e Olanda. Il fatto è che si vuole diminuire l’import da paesi considerati politicamente ed economicamente instabili come Algeria e Libia. Per ciò che concerne la Russia, dati i rapporti un po’ incrinati con l’Unione Europea, si è cercato di limitare la dipendenza da essa. Gli attivisti hanno però fatto notare che in realtà anche Turchia, Azerbaigian e Georgia sono paesi autoritari e non totalmente stabili. Comunque secondo i sostenitori, l’arrivo diretto di gas nel Mediterraneo conferirebbe all’Italia il ruolo di smistatore per il resto delle potenze europee; la Germania, tuttavia, non ha nessuna intenzione di concederci questo lusso, tanto che ha raddoppiato il gasdotto che la collega alla Russia per impedire l’interferenza di altri paesi.

Altro scoglio da superare per la Tap è la questione delle energie rinnovabili. In molti sostengono che sia stupido costruire un’opera che abbia una vita utile di almeno trent’anni quando probabilmente nei prossimi decenni si spingerà molto di più su energie rinnovabili e quindi nessuno può affermare con certezza se avremo ancora bisogno di tutto questo gas. Si teme anche che, una volta investito così tanto sul gas, si cercherà di frenare lo sviluppo delle rinnovabili per evitare lo spreco di un progetto così ambizioso. Al contrario, dal lato opposto questa teoria viene confutata, poiché queste energie non sono una risorsa illimitata e dunque non ci sarebbero gli apporti sufficienti di energia per alimentare un intero paese. Infine, dati i consumi di gas degli ultimi anni registrati in Italia è stato rilevato che le quote sono in diminuzione. Altro dato che è stato utilizzato dagli attivisti per sostenere la loro campagna “no Tap”.

Da quanto emerso è abbastanza difficile capire se un simile investimento possa portare benefici effettivi al paese o se si rivelerà il solito buco nell’acqua; di certo gli esperti hanno smentito chi protesta, lasciando il dibattito all’effettiva utilità del gasdotto nel futuro.

 

 

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