19 gennaio 2019

Stranieri in se stessi nel Quartiere Italiano – Intervista a Lo Straniero

Stranieri in se stessi nel Quartiere Italiano – Intervista a Lo Straniero

A volte per raccontare una storia è necessario partire per un viaggio, un cammino in terre straniere dove tutto è vergine ai nostri sensi: il suono della lingua, il verde della vegetazione, il profilo dei passanti. Raccogliere quanti più elementi possibile per poi ritornare al punto di partenza, quel luogo famigliare chiamato casa, sedersi, svuotare le tasche e riordinare i pezzi sparsi sulla scrivania. Altre volte invece non è possibile allontanarsi da casa e per cercare una storia diventa necessario compiere uno sforzo in più. Vestire abiti diversi dal solito e a volte sentirsi anche scomodi, uscire di casa per osservare con occhi diversi ciò che ti è più familiare, la tua città, il tuo quartiere. Sentirsi stranieri in se stessi significa scegliere un nuovo punto di vista, rendendo l’ordinario uno straordinario cambio di prospettiva, raccogliere gli elementi necessari per poi cucirli insieme in una nuova storia.

Il gioco di parole viene da sé quando a compiere questa operazione narrativa è una band che già dal nome manifesta la vicinanza ad un certo tipo di letteratura e la propensione a vestire panni scomodiAlle porte del 12 ottobre, data di uscita del secondo disco intitolato Quartiere italiano, abbiamo chiesto direttamente a Lo Straniero, in particolare alle voci di Giovanni Facelli e Federica Addari, di raccontarci qualcosa in più su di loro e sul loro ultimo lavoro, davanti ad un calice di un buon vino rosso delle loro terre, e in sottofondo il maestro Battiato, che ci concede la sua benedizione.

In Speed al mattino, track numero uno del primo album, cantate: “Essenziale è un cambio di prospettiva“, mentre in Quartiere italiano aprite le danze con: “Resto a tempo attento al cambiamento“, verso che appartiene al brano Dove vai. Il cambiamento è quindi una vostra cifra stilistica? 

(Giovanni) Speed al mattino è risultata essere la nostra canzone manifesto, grazie al linguaggio fresco, chiaro e diretto, racchiude una forza embrionale ma dirompente. Volevamo che questa energia fosse il punto di partenza, lo start del nostro viaggio artistico. In Dove vai il tema del cambiamento si ritrova declinato in una chiave un po’ diversa, è una canzone concepita come prologo, l’inizio di una raccolta di racconti auto conclusivi. Sentivamo la necessità di definire fin da subito, in un mondo dove tutto cambia velocemente, che “noi non siamo bolle che durano un secondo” ma abbiamo un identità ben precisa che è maturata nei due anni che separano i dischi, e mantenere questa identità rimanendo attenti al tempo e al cambiamento, pur restando coerenti a noi stessi.

Si può parlare quindi di un concept album strutturato come una raccolta di racconti? (es. Antologia di Spoon River, The Dubliners)

(Federica) Prima del concepimento di Quartiere italiano non abbiamo mai parlato di concept album ma forse, inconsciamente, è scattato qualcosa durante la stesura dei brani che ci ha fatto camminare verso quella direzione, non è stata una scelta a priori e abbiamo sempre scritto in maniera molto libera. Una sera, mentre stavamo scrivendo Madonne, ho provato a suggerire a Giovanni una visione letteraria ispirata dalla lettura de Il Muro, la raccolta di racconti di Sartre, storie diverse accomunate dal filo rosso del tema. Il Quinto piano e Madonne sono figlie di un racconto di Sartre, combinate a situazioni reali.

Il muro – Sartre

Quanto i vostri testi sono influenzati dalla letteratura?

(Giovanni) Moltissimo. Al di là del nostro nome non siamo influenzati solo dalla letteratura, ma anche dal mondo del cinema, da quello artistico e soprattutto dalla vita reale. Il gruppo è formato da cinque elementi con cinque background culturali molto diversi, anche se abbiamo dei forti punti in comune, scrivendo insieme riusciamo a raccogliere suggestioni da tutti, nonostante lo spunto iniziale parta da me o Federica, siamo sempre riusciti senza difficoltà ad essere convinti su ogni singola parola.

Quali sono i vostri quartieri italiani di riferimento?

(Giovanni) Federica vive in via Prè a Genova, io ho vissuto a Milano e Genova e Francesco a San Salvario (Torino). Inoltre proveniamo tutti da realtà di provincia piemontese ovvero Acqui Terme, Nizza Monferrato e Canelli.

C’è chi dice che Quartiere italiano sia un disco antropologicamente notturno, perché?

(Giovanni) Lo Straniero è un osservatore partecipante all’interno del quartiere. Dai testi si può notare come le atmosfere di riferimento siano quelle notturne. Oltre a raccontare le dinamiche quotidiane dei personaggi che popolano il quartiere, vogliamo creare suggestioni nell’ascoltatore, a volte anche fantastiche. Ad esempio abbiamo voluto lasciare aperto il finale del Quinto piano dove la nostra protagonista, al suono della sirena, potrebbe volare via dal palazzo, oppure gettarsi di sotto. Questo mi fa pensare ad alcuni fatti successi ad Acqui Terme negli ultimi anni, ovvero suicidi o tentati suicidi che probabilmente hanno influenzato la nostra poetica.

Per quanto riguarda l’aspetto musicale, cosa è cambiato rispetto a due anni fa?

(Federica) Volevamo un suono più caldo e meno sintetico, per farlo abbiamo inserito elementi acustici come il pianoforte a mezza coda, le chitarre funk, ed elementi ritmici come percussioni e la batteria suonata da Gianni Masci. Il primo disco è stato registrato con campionature acustiche, mentre questa volta gli strumenti sono stati suonati su take libere e sessioni di improvvisazione, un approccio diverso che ha reso atmosfere più calde e avvolgenti, avendo a disposizione mezzi e risorse maggiori. L’album è stato prodotto artisticamente da Ale Bava (Subsonica, Virginiana Miller, Levante, Beatrice Antolini, Mudimbi) per Tempesta Dischi.

Quale sarà il futuro dei vostri live?

(Giovanni) A breve usciranno le date sul nostro sito e sulla pagina facebook e instagram de Lo Straniero. Abbiamo intenzione di sperimentare un live a sei musicisti, risorse di produzione permettendo, inserendo un elemento ritmico in più, che non sarà completamente acustico ma un ibrido, anche perché per una questione di gusti non siamo mai riusciti ad accettare il suono troppo secco della batteria acustica. Colgo l’occasione per raccontare un piccolo aneddoto successo a Napoli durante il tour estivo. Arrivavamo stanchi da tre concerti di fila, ma ci tenevamo molto a questa data perché sapevamo che poteva uscire qualcosa di bello, soprattutto perché stavamo finendo di produrre Quartiere italiano e ci trovavamo proprio nel centro storico di Napoli. Scaricando la backline nel tardo pomeriggio sentiamo due ragazzi, Amed e Sergio, suonare lo Djembe per la strada. I ragazzi si avvicinano e mi fanno un sorriso, io per gioco dico di tenersi liberi per quella serata proponendogli di suonare un pezzo insieme. Più tardi, verso la fine del concerto, cogliamo l’occasione per sperimentare live due pezzi del disco non ancora uscito, ovvero Madonne e proprio Quartiere italiano, così chiamo al microfono i due ragazzi, che nel frattempo hanno assistito interessati allo spettacolo, dicendo loro che volevamo mantenere la promessa fatta nel pomeriggio. Il risultato è stato fantastico. In un attimo hanno colto appieno il groove e seguito perfettamente le dinamiche con cenni d’intesa, è stato divertente ed emozionante. Dopo quel live abbiamo mantenuto i contatti e ancora adesso ci seguiamo a vicenda sui social.

Ci sono state diverse collaborazioni importanti, ce ne volete parlare?

(Federica) Seguendo la scia di alcuni artisti che teniamo di riferimento, come Bowie, gli Arcade Fire o Demon Albarn nei Gorillaz, ci piace creare una rete di collaborazione con artisti, musicisti ecc. L’idea è quella di vedere come le nostre canzoni si evolvono creando delle appendici, un secondo o un terzo livello di interpretazione, una versione diversa a seconda del media utilizzato. Così ad esempio nelle grafiche e le illustrazioni curate dal Baffo, il video di Quartiere italiano girato da una regista di grande talento come Ivana Smudja, il brano Psicosogno registrato insieme a Gian Maria Accusani (Sick Tamburo, Prozac+). Magari è un lavoro lungo faticoso seguire minuziosamente ogni aspetto, ma è inevitabile per gruppi appassionati a quello che fanno come noi curare ogni piccolo particolare, banalmente è davvero figo e divertentissimo, speriamo che questo passi, ecco.


FONTI

LoStraniero

CREDITS

Copertina: frame tratto dal video di Seduta spiritica

Immagine 1

 

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