In nome della lotta allo spreco e dell’educazione al consumo consapevole, l’Associazione a promozione sociale RECUP si occupa da due anni di recupero e riutilizzo di alimenti. Impegnati attualmente in dieci mercati, i volontari si dedicano ad attività di interesse comune e a servizi validi e vantaggiosi anche sul piano sociale. Al centro dell’attività sono la raccolta e la ridistribuzione del cibo invenduto. Operando in diversi settori, RECUP non solo si dedica alla diffusione di una cultura alimentare consapevole, ma presenta anche stimolanti laboratori e attività orientate a progetti di sensibilizzazione.

Il presidente di RECUP Alberto, millennial impegnato e attento allo spreco alimentare, propone rilevanti sistemi ed iniziative per il riuso di oggetti dismessi con lo scopo di riciclare il più possibile, sempre rispettando l’ambiente e le risorse che quotidianamente offre. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”: è con la massima di Gandhi che Alberto presenta lo spirito dell’associazione condiviso anche dagli altri sette membri appartenenti al direttivo RECUP nei loro innovativi progetti anti-spreco.

Alberto, di che cosa si occupa l’associazione?

RECUP porta avanti un progetto sociale per evitare spreco di cibo nei mercati rionali di Milano e svolge dei progetti per il recupero e il riutilizzo dei materiali di scarto.

Dove operate?

Principalmente lavoriamo in undici mercati a Milano (si possono trovare su Associazionerecup.org) e uno a Melegnano. Recentemente abbiamo iniziato anche a Verona.

Come operate?

Le operazioni che seguiamo sono le seguenti: a fine mercato ci rechiamo dai commercianti per chiedere e raccogliere tutto ciò, che in caso contrario, butterebbero via. Noi prendiamo principalmente frutta e verdura ancora edibile che ci vengono donate in modo spontaneo. Successivamente in un punto di ritrovo interno allo stesso mercato pesiamo ciò che abbiamo e poi dividiamo i prodotti commestibili da quelli non più mangiabili. Infine li ridistribuiamo: ognuno è libero di prendere ciò che vuole, stando però sempre attenti a mantenere il rispetto per gli altri. Principalmente recuperiamo frutta, verdura – per il 90% – ma anche pane.

Com’è nata l’idea?

Tutto nasce da Rebecca, una studentessa che ha trascorso un periodo a Lille, in Francia, dove ha avuto la fortuna di fare per la prima volta questa esperienza di recupero di cibo nei mercati. Una volta tornata in Italia ha pensato di seguire l’idea francese. RECUP nasce infatti come progetto vero e proprio tre anni fa, mentre diventa associazione nel Novembre 2016.

Da dove avete iniziato?

Il primo mercato rionale è stato quello di Viale Papiniano, a Milano, il sabato mattina. Questo è anche uno dei più grossi nel quale noi tutt’ora operiamo. Siamo partiti da uno solo e per poi lavorare anche in altri. Oggi in tutto agiamo in undici mercati a Milano, su novanta in tutto. Sicuramente c’è ancora molto da fare, ma il format è presente e ben funzionante.

Quanto ha influito il tuo essere millennial sul progetto?

Molto: la mia età e quella degli altri volontari ha svolto un ruolo fondamentale nella gestione e nell’organizzazione di RECUP. Siamo quasi tutti under 30 e ci sono lavoratori, studenti e molto altro. Le nostre attività quotidiane sono molto impegnative, abbiamo tutti dei lavori che portiamo avanti, ma nonostante ciò dedichiamo tempo anche all’associazione in modo spontaneo e volontario. Tutti cerchiamo di organizzarci e far coincidere i nostri altri impegni lavorativi e personali.

Quali obiettivi avete raggiunto dal 2016 a oggi?

Innanzitutto abbiamo raddoppiato il numero di mercati su cui interveniamo e quindi al tempo stesso il numero di persone che possiamo aiutare. Inoltre abbiamo vinto il bando per le periferie di Milano l’anno scorso che ci ha permesso di entrare in contatto con Amsa e altre grandi aziende. Queste collaborazioni raggiunte grazie alla nostra attività sensibile per quanto riguarda lo spreco di cibo ci hanno permesso di incrementare l’efficienza sui mercati, mettendoci a disposizione materiali veri, tavoli, attrezzature e molti altri oggetti di lavoro per noi fondamentali.

Ci sono stati anche dei risvolti negativi?

Abbiamo riscontrato delle difficoltà perché non tutti mercati reagiscono in maniera uguale. Il rapporto con i commercianti non è sempre lo stesso: a volte reagiscono in maniera scontrosa perché non capiscono il progetto e quindi non sono disposti a donarci i loro alimenti leggermente ammaccati ma ancora commestibili.

Inoltre il format è semplice ma questo non vuole dire che l’organizzazione interna sia banale. Bisogna avere una struttura che funzioni. Può esserci una bella idea e un bel progetto ma se non si ha una squadra che interagisca bene, il progetto non può funzionare.

Quanti sono i volontari di RECUP?

Il direttivo è composto da dieci persone tra presidente, vicepresidente, segretaria e consiglieri. In tutto però noi volontari che operiamo nei mercati siamo circa venticinque persone.

Cosa consiglieresti a un millennial che vuole intraprendere la fondazione di un progetto simile?

Gli raccomanderei sicuramente di lavorare a livello cittadino, cioè è importante stringere accordi con il comune in cui si lavora e anche capire l’amministrazione del luogo. Può capitare di incontrare fazioni politiche che si scontrano e si comportano in maniera diversa dinnanzi a tali progetti: qualcuno è contento e a favore, per qualcun altro puoi essere molto scomodo. In ogni caso è importante l’aspetto politico proprio perché dipendi dalla politica del comune.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?                  

Il nostro prossimo scopo è creare un laboratorio con cucina in modo tale da farlo diventare un punto RECUP. L’obiettivo rimane quello di avere maggior presa sociale, incrementando prima di tutto l’efficienza dei mercati. Oggi recuperiamo massimo solo il 60% di ciò che effettivamente si potrebbe riutilizzare. Vorremmo portare l’efficienza al 100%. E infine espanderci in altri mercati rionali.

Quali altre attività svolgete?

Collaboriamo con le scuole elementari di Milano e dintorni. Presentiamo l’associazione e mostriamo agli studenti i nostri prodotti ricavati dal riciclaggio di cibo. Insegniamo come combattere lo spreco di alimenti attraverso il riutilizzo di frutta e verdura. Da ciò ricaviamo gessetti, acquarelli e anche colori alimentari.

Come è possibile sostenervi?

Principalmente abbiamo bisogno di braccia, forza fisica e quindi volontari. Sono ben accette anche donazioni. Se ci sono persone che disposte ad aiutarci magari donandoci qualcosa, apprezzeremmo avere un posto anche solo dove tenere il materiale utilizzato per il recupero. Ma soprattutto è fondamentale la comunicazione. Vogliamo infatti espandere il messaggio di ciò che facciamo a tante persone. Condividere il più possibile non solo attraverso i social, ma anche altri canali.

FONTI

intervista di Giorgia Belfiore a Alberto, presidente RECUP

CREDITS

Copertina by lo Sbuffo

Immagine 1 by RECUP

Immagine 2 by RECUP