Anche la moda, una dama eccentrica dal gusto camp ma raffinato, è vittima di molestie sessuali. D’altronde ci troviamo a parlare di un settore che, in pratica, ruota intorno al corpo, molto spesso anche nudo (secondo la filosofia “SEX SELLS”).

Il problema in esame riguarda la molestia in quanto «sensazione incresciosa di pena, di tormento, di incomodo, di disagio, di irritazione, provocata da persone o cose e in genere da tutto ciò che produce un turbamento del benessere fisico o della tranquillità spirituale» (Dizionario Treccani).

Tra le numerose personalità del mondo della moda che si sono esposte, denunciando i soggetti colpevoli e l’industria nel suo complesso, figura anche la top model Christy Turlington Burns, la quale spiega in un’intervista per WWD come le molestie di tipo sessuale facciano parte di questo mondo e come vengano tollerate, quasi accettate.

A sostenere le parole della Turlington, diverse dichiarazioni pronunciate da dirigenti pubblicitari e riportate dallo stesso Women’s Wear Daily. Ognuno di loro affronta l’argomento con un tono di leggerezza e di (finta) ingenuità, sostenendo che nessuno ha mai notato alcun atteggiamento molesto nei confronti delle modelle o del personale. Chiaro. Una personalità di potere, di successo (che sia un fotografo o uno stilista, ma anche un assistente) sarà sempre dipinto come il genio estroso che proietta l’immagine di sicurezza e mai come un mostro.

Allora a cosa valgono le parole delle vittime o dei testimoni? Sono menzogne, calunnie o è la verità, nuda e cruda? Christy Turlington ne parla molto apertamente. “L’industria è piena di predatori […]. Io mi sento fortunata perché non ho mai personalmente affrontato un abuso, ma so anche che questa non è la norma”. Il problema, secondo la modella, risiede nel fatto che i/le giovani, di solito tra i 16 e i 18 anni, vengono lasciate sole, senza la supervisione di qualcuno che possa proteggerle o guidarle. Sarebbe necessario, in questo caso, insegnare a questi professionisti, ragazzi e ragazze, a difendersi, anche psicologicamente e renderli consapevoli dei rischi che si corrono, in particolare in settori come quello del fashion.

Inoltre si delineano numerose altre cavillosità, perché quando si parla di abusi naturalmente non si fa riferimento soltanto a quelli di tipo sessuale ma si prende in considerazione un ampio raggio di circostanze e azioni. La soluzione ideale sarebbe denunciare. Farsi sentire, combattere.

La presa di posizione di Condé Nast in questo senso è esemplare: in una lunga mail scritta dall’amministratore delegato Bob Sauerberg e dal presidente e CEO Jonathan Newhouse inviata a tutti i dipendenti, si spiega, in maniera ferma, come si debbano combattere tutti gli atteggiamenti che rientrano all’interno della categoria della molestia. È tempo che il mondo della moda smetta di essere un complice silenzioso e che si faccia sentire, che crei degli ambienti sicuri e protetti per tutti.