11 dicembre 2018

Il lato femminile della ricerca

Il lato femminile della ricerca

Di solito, quando si pensa alla scienza in generale, vengono in mente grandi personalità come Leonardo Da Vinci, Newton, Einstein e così via. Di rado si pensa a figure femminili. Eppure, una delle più grandi scoperte della scienza è dovuta ad una donna, nata in un’epoca in cui c’erano molte limitazioni verso le donne, tra cui anche lo studio.

Maria Skłodowska (conosciuta come “Curie“, cognome del marito) nasce il 7 novembre 1867 a Varsavia, in Polonia. Sin da sempre, è stata una bambina molto intelligente e legata alla scienza. Della sua infanzia, infatti, si ricorda in particolare un episodio. Aveva quattro anni e stava ascoltando la sorella Bronia di sette anni leggere a stento un libro regalatole dal padre. Ad un certo punto Marie, spazientita dalla lettura incerta, le prende il libro di mano e continua la lettura, sotto gli occhi sbalorditi dei presenti.

Marie Curie in laboratorio

All’età di quindici anni completa i suoi studi in maniera così eccellente da ottenere anche una medaglia riservata ai migliori studenti, a diciassette, invece, aderisce all’ “Università Volante“, ovvero un’università segreta, non accettata dal governo dell’Impero Russo, che in contrasto con la cultura di regime offriva la possibilità di studiare secondo la filosofia del movimento del positivismo, corrente di pensiero che era basata sulla diffusione del sapere e della cultura, sulla fiducia verso il progresso scientifico e tecnologico, e verso un’evoluzione sociale. Cause in cui la stessa Marie credeva moltissimo.

Grazie al proseguimento degli studi, a 24 anni riesce a laurearsi in scienze in Francia, alla Sorbona. Ed è proprio lì che avviene l’incontro tra Marie e Pierre Curie, studioso che lavorava come istruttore di laboratorio alla facoltà di chimica. Tra i due nasce immediatamente un forte legame tra libri e provette, così forte che si sposeranno soltanto un anno dopo, nel 1895.

Marie e Pierre Curie

Nonostante il matrimonio, Marie non accetta di seguire il modello sociale dell’epoca, che vedeva la donna come “angelo del focolare”, passando la vita tra pulizie, cucina e figli. Bensì, si dedica completamente alla ricerca nel campo della chimica, fianco a fianco col marito. Furono molteplici le loro scoperte, ottenute studiando un particolare minerale radioattivo chiamato pechblenda, la principale fonte di uranio presente in natura. Esaminando la pietra, scoprirono che alcuni campioni erano molto più radioattivi di quanto sarebbero stati se fossero stati composti unicamente da uranio e così, scoprirono ed isolarono un nuovo elemento che chiamarono Polonio. Fu però incredibile come nuovi esperimenti sullo stesso minerale portarono subito dopo alla scoperta di un nuovo elemento che poteva offrire molto di più rispetto al Polonio: il Radio. È il più pesante di tutti i metalli alcalino-terrosi ed emette radiazioni di tre tipi: raggi alfa, raggi beta e raggi gamma. Si presenta di un colore bianco brillante, ma può variare se esposto all’aria, assumendo un colore tendente al grigio scuro. È anche luminescente, infatti le radiazioni emanano un colore azzurro-verdino che addirittura colora le provette che lo contengono. La scoperta di questo elemento portò grandi innovazioni in innumerevoli campi, soprattutto in medicina. Infatti il radio distrugge le cellule malate di cancro che, quando si riformano, non presentano più alcun problema. Non si scoprì subito però che il radio può essere molto pericoloso, come altri elementi radioattivi, per l’essere umano. Proprio per questo motivo, Marie si ammalò di anemia aplastica, malattia che la portò alla morte nel 1934. Inoltre, ancora al giorno d’oggi le sue raccolte di appunti e per giunta il suo ricettario, sono contaminati da radiazioni, tanto da essere conservati in scatole di piombo e consultabili solo indossando tute anti radiazioni.

Grazie però alla sua vita dedita al lavoro ed alle sue scoperte, Marie Curie contibuì ad una lotta tutt’oggi non finita, portando in alto la figura della donna. Infatti non solo fu la prima donna a ricevere un premio Nobel, ma anche la prima donna ad insegnare alla Sorbona e nel 1909 fondò a Parigi ed a Varsavia l‘Institut Du Radium, rinominato dopo la sua morte in Istituto Curie, ancora oggi grandissimo centro di ricerca biologica, biofisica e soprattutto medica ed oncologica. Partecipò persino alla prima guerra mondiale come radiologa, dando soccorso a tantissimi soldati sul fronte e addestrando tecnici ed infermieri. Fu un grande esempio per molte donne ed oggi continua ad esserlo, così come continua ad essere ricordata come una delle prime grandi scienziate del mondo.

FONTI

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Radio_(elemento_chimico)

https://curie.fr

 

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