Se a qualcuno venisse chiesto il significato della parola omofobia, quasi sicuramente risponderebbe che è l’avversione nei confronti di chi si identifica come omosessuale. Tuttavia, il vero significato non sarebbe questo: è un termine complesso, derivante dal greco, formato da fobia (fòbos, “paura”) e omo (homos, “stesso, medesimo”) e dunque, letteralmente, “paura dello stesso, di ciò che è uguale”. Solo in un secondo momento prenderebbe il significato attuale di una disposizione attitudinale negativa basata sul pregiudizio, quando questo neologismo viene coniato nel 1971 dallo psicologo clinico George Weinberg nell’opera Society and the Healthy Homosexual.

Dal punto di vista storico, che un uomo fosse attratto da un altro uomo e che avessero relazioni tra di loro era accettabile e l’omofobia, ovviamente intesa in modo moderno, non esisteva: questo è noto per quanto riguarda il mondo ellenistico e latino, dove eterosessualità e omosessualità non sono termini opposti o antitetici. Per i Greci, infatti, i rapporti uomo-uomo erano generalmente normali, addirittura “naturali”, poiché visti attraverso un’ottica di maestro-allievo, insegnante-studente, i quali ricoprivano rispettivamente i ruoli di erastès (l’amante) ed eromenos (l’amato). La relazione e i rapporti tra i due dovevano tuttavia interrompersi necessariamente quando al giovane iniziava a crescere la peluria sul viso, simbolo della maturità maschile e della virilità. Dunque, per i Greci, un rapporto omosessuale era naturale in quanto considerato una forma di educazione alla vita adulta. Un’analoga mancanza di omofobia si ritrova nel mondo latino, dove l’uomo era virile solo se assumeva sessualmente il ruolo attivo, indipendentemente dalla sessualità del partner. Questo perché, nella maggior parte dei casi, il matrimonio non era che un dovere civico per la creazione di alleanze politiche e per il concepimento degli eredi. Cambia anche la concezione di rapporto omosessuale in sé, poiché non è più un esempio di formazione maschile bensì una dichiarazione di virilità vera e propria: i romani potevano avere relazioni fisiche con altri uomini solo se questi erano vinti, schiavi o giovani (rigorosamente non di buona famiglia) e, insomma, era una questione fortemente di potere. E anche in questo caso subentrano delle eccezioni, come il celebre caso di Cesare, soprannominato “il marito di tutte le mogli, la moglie di tutti i mariti”.

Saffo e Alceo, Lawrence Alma-Tadema (1881)

Quanto detto finora, tuttavia, non riguarda i rapporti tra donne, le quali erano costrette a nascondere le proprie relazioni nonostante non ci fossero punizioni vere e proprie – la donna, si sa, era considerata un essere inferiore e non era dunque degna di aver troppa attenzione su di sé. Proprio in Grecia ha origine il termine lesbica, cioè “proveniente da Lesbo”, l’isola dove la poetessa Saffo era responsabile della struttura educativa per le fanciulle in età da matrimonio, che dovevano apprendere (e che, evidentemente, mettevano in pratica) le tecniche di seduzione. Questo è generalmente considerato il primo esempio di omofobia della storia.

Lot in fuga da Sodoma, Benjamin West (1810)

Con l’avvento della cristianità, così come per l’Islam, un individuo che intrattiene delle relazioni specialmente fisiche con un altro appartenente al suo stesso sesso diventa un vero e proprio abominio. Nella Genesi (19:6) emerge la storia di Sodoma, città dei peccatori in cui gli uomini abusavano di altri uomini, e del patriarca Lot, che pur di evitare una simile indecenza era disposto a cedere le sue stesse figlie ancora vergini. E ancora nel Levitico: “Non devi giacere con un maschio come fai con una donna: è un abominio” (16:22) oppure “Se un uomo giace con un maschio come fa con una donna, hanno commesso tutti e due un abominio: saranno messi a morte entrambi. Il loro sangue ricadrà su di loro” (20:13). Quindi l’omofobia già è presente ed è, anzi, un comportamento corretto, esattamente come cedere e/o vendere le proprie figlie, la schiavitù, le punizioni corporali, i sacrifici umani, e molte altre azioni che oggigiorno violerebbero i diritti civili. Dal IV secolo d.C. si registrano le prime persecuzioni con la finalità di reprimere atteggiamenti e atti omosessuali, come le leggi emanate sotto Teodosio e Giustiano che ne prevedono il rogo. Al tempo stesso, in Oriente, fino al XII secolo sono attestate cerimonie tra persone dello stesso sesso ufficializzate da alcune autorità religiose.

Enrico VIII

Nei secoli del Medioevo continuano quindi questi due stimoli opposti in cui omosessualità e omofobia continuano a intrecciarsi e, nonostante l’omosessualità femminile rimanga pressoché nell’ombra, quella maschile è riscontrabile anche nell’amor cortese dell’XI e XII secolo, come nella scuola di Chartres. Durante il Rinascimento, poi, il pensiero umanista e la corrente neo-platonica rinnovano le tendenze antiche – ad esempio la cosiddetta “sensibilità omosessuale” in Montaigne o le ispirazioni omoerotiche di Michelangelo e altri artisti. Al 1293, in particolare, risale il primo processo italiano documentato contro un omosessuale conclusosi con l’impalamento e il rogo. Molto più spesso però si preferivano multe assai salate, considerata l’alta frequenza di rapporti omosessuali. Il discorso sull’omofobia e sull’omosessualità si fa più preciso: nel 1553, in Inghilterra, Enrico VIII ufficializza la pena di morte per chi intratteneva attività omosessuale attraverso il Buggery Act (vigente fino al 1835), mentre nel 1791 questa pena è abolita dall’Assemblea Costituente francese, norma che viene tuttavia trasferita nel Codice Napoleonico da Bonaparte.

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas

Arriviamo così all’Ottocento, il quale si rivela essere il momento in cui nasce effettivamente e a pieno titolo il concetto di omosessualità come conosciuto oggi: se fino a quel momento, infatti, erano state emesse – e tolte, e rimesse, e cambiate, e tolte nuovamente, e riemesse – leggi e norme sia religiose sia politiche che vietavano determinati atti, non si era mai parlato di identità. Sempre nell’Ottocento entra in gioco il pensiero scientifico, il quale definisce l’omosessualità come un disturbo ben definito e classificato. Parlando di questo periodo storico non si può andare avanti senza citare Oscar Wilde, scrittore irlandese che nel 1895 finì in carcere per la sua relazione omosessuale con Alfred Bruce Douglas – dalla quale esperienza nascono il suo De Profundis e The Ballad of Reading Gaol. Inutile dire che il pregiudizio e l’avversione dei confronti di un omosessuale portarono a gravi conseguenze per Wilde, che era stato condannato per “pubblica indecenza”.

Alan Turing

Nel corso del Novecento, l’omofobia è ormai attestata e sono molti i gay (termine che significa “gaio, allegro”, prende poi anche il significato di “dissoluto, anticonformista” fino a diventare “lussurioso, depravato”, e ufficialmente sinonimo di omosessuale nel 1938) a subire atti di discriminazione violenti. Emblematico è il caso di Alan Turing, l’inventore dell’omonima macchina che ha poi portato alla creazione del primo computer, un esempio di omofobia in tempi moderni: condannato nel 1952, rifiutò due anni di carcere optando per la seconda pena, la castrazione chimica tramite estrogeni, la quale poi lo portò al suicidio nel 1954. Un altro impulso che ha peggiorato la situazione si ritrova, negli anni ’80, con la diffusione di Hiv e Aids, associati primariamente proprio a coloro che intrattenevano rapporti sessuali non protetti con persone appartenenti allo stesso sesso. A cavallo del XXI secolo iniziano i primi riconoscimenti: è il 1989 quando la Danimarca legittima le unioni tra omosessuali, ma solo nel 2001 viene reso legale per la prima volta al mondo il matrimonio gay, in Olanda.

Oggi la situazione è certamente diversa, la mentalità generale è più aperta – sicuramente, per lo meno, si è aperti al dialogo. Tuttavia più di 70 paesi continuano a criminalizzare le attività omosessuali nonostante l’attività dei gruppi LGBT, i quali sono generalmente associazioni che promuovono i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, tutte quelle “categorie” di persone soggette all’omofobia.

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