17 novembre 2018

Tracce di Esistenzialismo nella musica degli anni Sessanta

Tracce di Esistenzialismo nella musica degli anni Sessanta

L’esistenzialismo si definisce come:

“Insieme di autori e di filosofie che, a partire soprattutto dagli anni Trenta del Novecento, sull’onda della riscoperta di Kierkegaard, hanno insistito sull’insensatezza, l’assurdo, il vuoto che caratterizzano la condizione dell’uomo moderno e sulla ‘solitudine di fronte alla morte’ in un mondo che, sia come ambiente naturale sia come società e realtà storica, è diventato a lui completamente estraneo o addirittura ostile.”

Questo è ciò che viene riportato dal vocabolario Treccani, il dizionario per eccellenza della lingua italiana.

Ritratto di Søren Aabye Kierkegaard

Kierkegaard, precursore del movimento, sceglie di rinnegare il pensiero di Hegel. Per il filosofo tedesco, l’esistenza è un accessorio dell’essenza, mentre per Kierkegaard l’esistenza significa stare fuori dall’essenza universale e, quindi, dal concetto. L’esistenza non può coesistere insieme all’essenza del pensiero, bensì deve essere un dato indipendente dall’attività speculativa. Occuparsi delle essenze vuol dire occuparsi dell’universale, ma Kierkegaard, una volta constatato che essenza ed esistenza sono in contrasto, sposta la sua attenzione dall’universale astratto all’individuale: il singolo, l’individuo concreto. Kierkegaard capovolge completamente il significato che Hegel attribuiva al termine “concreto”. Concreta non è più la totalità, ma l’individuo. L’astrattezza è, al contrario, attributo dell’universalità.

Kierkegaard rinunciando a universalità e oggettività, non va oltre la sfera della possibilità. Le differenti strade e decisioni che vengono prese dall’uomo e che influiscono sulla sua vita non sono altro che possibilità a cui va incontro e tra le quali deve scegliere. Il fatto di avere a disposizione più scelte implica un’apertura verso il possibile. La condizione di incertezza e travaglio di fronte alla scelta tra le possibilità, dà origine all’angoscia. “L’angoscia è la vertigine della libertà.”, scrive Kirkegaard nel suo scritto Il concetto dell’angoscia.

Inoltre, lo sviluppo della tecnica è il fine principale della società del Novecento. Per il filosofo danese, la tecnica apporta un miglioramento al benessere quotidiano e futuro, ma limita le scelte dell’uomo perché ricerca solo l’utile e il funzionale, mettendo in secondo piano i valori umani e tutto ciò che si ricollega al mondo non materiale come i sentimenti che vengono classificati come superflui.

Jean Paul Sartre

Colui che prenderà ispirazione dagli scritti di Kirkegaard è Sartre, egli svilupperà l’esistenzialismo francese. L’idea di Sartre può essere riassunta con una sola parola: Nausea, titolo appunto della sua principale opera con cui divulgherà la sua riflessione a partire dal 1938. La prima fase di sviluppo della sua filosofia è molto pessimistica. La vita dell’uomo è priva di senso. Viene ideato dall’autore una sorta di dualismo che contrappone ciò che è cosciente e ciò che non è lo. Sartre lamenta il fatto che la realtà non abbia significato, ma che è la coscienza dell’uomo a doverglielo dare. Gli aspetti della società ci opprimono e le sensazioni che vengono suscitate sono di ribrezzo e disgusto. Non esiste un’entità divina che possa dare significato dall’esterno della vita umana a questa condizione esistenziale.

L’esistenzialismo può essere inteso come movimento culturale poiché negli anni riesce anche ad influenzare altri argomenti del sapere. Non comprende infatti solo la filosofia, ma anche la letteratura, la psichiatria e la musica.   L’esistenzialismo francese vede il suo riflesso nella musica soprattutto nella canzone d’autore europea che si sviluppò negli anni Sessanta del XX secolo. Per quanto riguarda la musica francese si può ricordare Juliette Greco, invece per ciò che riguarda il cantautorato italiano si può nominare Luigi Tenco.

La prima venne considerata una bohemienne vivendo la sua vita in continuo conflitto con la società a causa dell’incomprensione della sua arte. Aveva un atteggiamento asociale e ribelle. Tutto ciò le diede la nomina di “musa degli esistenzialisti”. “Non riesco a venire a patti con la coscienza, cioè con certe mie convinzioni. Io sono come sono. E poi la mia non è una protesta che nasce intellettualmente”, dichiarò Tenco durante un’apparizione al Beat ‘72. La sua musica era colma di richiami a temi come il sentimento umano, la critica sociale e le esperienze esistenziali.

I Beatles

Un’influenza che esce dall’ambito della canzone d’autore è quella dei Beatles. I ragazzi, prima del grande successo, si formano nella città di Amburgo dove incontrano nel loro percorso vari personaggi che daranno nuovi spunti e nuove idee per la loro musica. La più importante tra queste conoscenze è senza dubbio quella con Astrid Kirchherr, fotografa tedesca che si accompagna in quegli anni a Klaus Voormann, anch’egli artista, nello specifico, illustratore. Durante un’intervista alla BBC nel 1995 la ragazza disse:

La nostra filosofia, dato che eravamo dei teenager, fu di vestirci di nero e incamminarci osservando il mondo intorno a noi con malumore e malinconia. Naturalmente avemmo un riferimento ben preciso, che fu Sartre. Ci ispirammo agli artisti e agli scrittori francesi, perché erano vicini a noi, mentre l’Inghilterra era lontana e gli Stati Uniti erano fuori dalla questione. Così provammo a pensare e a vivere come gli esistenzialisti francesi. Noi perseguivamo la libertà, volevamo essere diversi e provammo ad essere distaccati, scettici”.

E come non ricordare le giacche scure e senza colletto che diventano in poco tempo l’icona del gruppo di Liverpool? Anch’esse “rubate” allo stile degli esistenzialisti.


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