13 novembre 2018

I Millennials e la questione del “brain drain”

I Millennials e la questione del “brain drain”

Si sente spesso parlare dei cosiddetti Millennials, sui quali sono nate numerose discussioni e riflessioni sociologiche, storiche, politiche e culturali in modo particolare negli ultimi decenni. Molte sono le terminologie utilizzate per riferirsi ai Millennials, perciò troviamo termini quali Generazione Y – da non confondere con la Generazione Z costituita da persone nate dopo gli anni 2000 e caratterizzate da elementi distintivi estremamente differenti rispetto a quelli della Generazione dei Millennials – Generation Next o Net; o ancora Echo Boomers. In questo ultimo caso vi è un esplicito rimando alla generazione dei famosi Baby Boomers, locuzione che indica la popolazione nata tra il secondo dopoguerra e la prima metà degli anni Sessanta in Europa e Nordamerica, contraddistinta per i suoi elevati tassi di natalità.

Ma chi sono esattamene gli appartenenti alla generazione dei Millennials e quali sono le loro peculiarità? Si tratta di ragazze e ragazzi nati tra gli anni Ottanta del Novecento e gli anni Duemila, costituendo dunque l’ultima generazione del Ventesimo Secolo. Le principali caratteristiche che emergono nel momento in cui si analizzano i comportamenti della Generazione Y sono molteplici e nettamente differenti rispetto agli schemi comportamentali della precedente generazione. Infatti, prendendo in considerazione alcune analisi, i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni sono caratterizzati da un approccio allo shopping selettivo, prudente e non eccessivamente frequente; hanno la tendenza a conservare i soldi; non hanno problemi nell’acquistare prodotti a marchi low cost; si impegnano nella ricerca di coupon, sconti e offerte speciali per l’organizzazione delle vacanze; o ancora sono tipicamente ambiziosi e sempre connessi alla rete, la quale viene sfruttata per le motivazioni più varie, dall’intrattenimento alla ricerca di informazioni riguardanti il proprio percorso formativo, il proprio ambito lavorativo o il mantenersi aggiornati su questioni generali.

La generazione dei Millennials è spesso al centro di accesi dibattiti e confronti, in modo particolare per quanto concerne le condizioni lavorative dei giovani – un mondo che vedeva il 40% di giovani disoccupati nel 2016 – e la questione della “fuga dei cervelli” o “brain drain”. Sicuramente colpiti dalle conseguenze della grande recessione che prese avvio nel 2007 e dalla crisi del debito degli stati sovrani europei, la Generazione Y sta attualmente vivendo un periodo di profonda crisi, specialmente sul piano lavorativo. Il rapporto “Italiani nel mondo 2016”, steso dalla Fondazione Migrantes, dimostra come, anno dopo anno, la percentuale di popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni continui ad abbandonare l’Italia per raggiungere mete più attrattive sia dal punto di vista di tipologia di impiego sia sul piano remunerativo. Inoltre, si evince anche un incremento di giovani che emigrano a tempo indeterminato, senza fare dunque ritorno in Italia. Secondo tale rapporto, i connazionali residenti all’estero al 2015 erano 4.811.163, come si può leggere anche consultando il decreto di Farnesina e Viminale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Questo dato dimostra un aumento del 3,7% rispetto al 2014; mentre nel 2016 sono più di diecimila gli italiani che hanno deciso di emigrare.

I giovani che coraggiosamente riescono a intraprendere la via della migrazione verso Paesi che possono essere sfruttati per acquisire ulteriori competenze o che, in molti casi, riescono a offrire condizioni lavorative e remunerative più attrattive a ragazze e ragazzi qualificati, sono per la maggior parte provenienti dal Nord Italia. Prendendo nuovamente spunto dalle analisi del rapporto stilato dalla Fondazione Migrantes, si evince un aumento delle partenze dal Veneto e dalla Lombardia. Di contro, si riscontra una riduzione delle partenze provenienti dal Mezzogiorno, come racconta Monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della fondazione Cei, attiva nel campo delle migrazioni. Nello specifico, la Lombardia rappresenta la regione in cima alla lista delle partenze per valore assoluto (20.088 partenze), seguita da Veneto (10.374), Sicilia (9.823), Lazio (8.436), Piemonte (8.199) ed Emilia Romagna (7.644).

In conclusione, per quanto concerne le mete preferite dalla maggioranza dei migranti qualificati provenienti dall’Italia, la più ambita a livello europeo risulta essere la Germania, seguita da Regno Unito, Svizzera e Francia. Ciononostante, secondo alcuni dati vi sono svariati altri Paesi che, negli ultimi anni, stanno salendo nel classifica delle mete più ambite per gli italiani. Restando sul suolo europeo, la Spagna sta diventando un Paese sempre più interessante e attrattivo per i giovani; mentre, attraversando l’Oceano e raggiungendo il Nuovo Continente, destinazioni come Argentina e Brasile risultano essere sempre più interessanti per i millennial in movimento.

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