The Shadow and the Self, Gabriel Isak

Solitudine, paura, inconscio… da sempre smuovono l’uomo e l’umano. Solo nell’ultimo secolo se ne sente parlare con più frequenza, ma – nell’affrontare certe tematiche – si utilizzano davvero tutta la trasparenza e la libertà necessaria? Stati d’animo delicati, che possono creare delle crepe profonde nel soggetto che le prova.

The Shadow and the Self, Gabriel Isak

Gabriel Isak è nato ad Huskvarna, in Svezia. Egli utilizza lo strumento della fotografia per ricreare delle immagini che facciano da metafora alle esperienze dell’anima. I suoi scatti sono apparentemente molto lineari, puliti, ma racchiudono un mondo melanconico e carico di paure nascoste. I colori e le atmosfere delle sue opere ci riportano a scenari surreali, ispirati al mondo dei sogni e della psicologia. Protagoniste degli scatti sono per lo più figure solitarie, con cui l’artista simboleggia i nostri stati inconsci. L’obiettivo di Isak è quello di riflettere le esperienze umane, così da permettere all’osservatore di riconoscersi nelle immagini e di riflettere sul proprio io più segreto. Gabriel Isak invita lo spettatore ad interagire con questi mondi interiori e, di riflesso, con i suoi. Sono due, in particolare, le serie di scatti realizzati da Isak in merito a queste tematiche.

The Shadow and the Self, Gabriel Isak

The Shadow and the Self ha come soggetti un uomo e la sua ombra. Potremmo quasi dire, però, che è la sola ombra a risultare protagonista. Di un nero indelebile e secco, irrompe nell’immagine e interagisce con l’uomo: a volte sembra amica, altre lo divora, fino ad impossessarsene definitivamente. Con The Blue Journey, invece, Isak da respiro alla solitudine. Egli stesso scrive: “la solitudine è più che il solo essere soli”, figure solitarie sono nascoste in scenari magrittiani, raffiguranti i loro sentimenti più sconosciuti e nascosti. Ogni individuo narra qualcosa di sè, mettendo a nudo le proprie fragilità. A far da sfondo ad ogni immagine, il mare, che – secondo Jung – “è il simbolo per eccellenza dell’inconscio, la madre di tutto ciò che vive”.

The Blue Journey, Gabriel Isak

FONTI
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