16 novembre 2018

Fuocoammare: l’occhio di Gianfranco Rosi

Fuocoammare: l’occhio di Gianfranco Rosi

Il cinema documentaristico rifiuta categoricamente la spettacolarizzazione imposta dalla finzione per trasportare i fatti narrati sul piano della realtà. Il documentarista ha il compito di osservare e diffondere un certo tipo di informazione che non deve imperativamente essere romanzata o inventata. Il documentario deve saper raccontare un fatto reale attraverso lo sguardo del suo creatore.

Gianfranco Rosi, noto documentarista italiano, ha vissuto più di un anno sull’Isola di Lampedusa documentando la vita e le usanze della popolazione locale in relazione al problema degli sbarchi di immigrati provenienti dall’Africa. Il regista ha studiato a fondo i comportamenti e la mentalità degli isolani immergendosi a pieno in una monotona routine scossa solo dalle tragiche traversate di migliaia di profughi scampati alla morte. Fuocoammare è il risultato di un anno di permanenza su Lampedusa, un anno di studi e attente osservazioni, di fotografie e lunghe riprese che osservano inesorabilmente le quotidiane stragi consumarsi al largo delle coste mediterranee. Fuocoammare è l’occhio di Rosi che si poggia su uno spaccato di vita reale tra i più discussi e conosciuti degli ultimi tempi, un documentario che sa ben documentare ma che rimane sospeso nell’incertezza del suo scopo.

Rosi racconta Lampedusa dal punto di vista di Samuele, un ragazzino di 12 anni che passa le sue giornate a giocare ed esplorare i paesaggi della ridente isola siciliana. La sua vita è racchiusa nella monotonia delle piccole realtà isolane, impossibilitate a espandere il loro sguardo al di là dei confini della propria terra ma ben ancorate ai propri usi e costumi. Il passatempo preferito del bambino è una fionda casereccia – costruita con un ramo d’albero ricurvo e gli scarti di un guanto di plastica – con la quale si diverte a centrare piante di cactus e improbabili oggetti. Samuele ha un problema. Da tempo fatica a vedere bene dall’occhio sinistro e il medico di famiglia, il dottor Pietro Bartolo, gli suggerisce di tamponare l’occhio buono con una benda per favorire il miglioramento dell’occhio problematico, da lui definito “pigro”. Con il tempo e tanta fatica la vista di Samuele migliora e il bambino riesce finalmente a risolvere l’annoso problema di non poter vedere le cose che ha intorno. Parallelamente alle vicende del piccolo Samuele vengono mostrate le toccanti immagini degli sbarchi di numerosi migranti che dall’Africa affrontano viaggi disumani per scampare a fame e morte. Le scene dedicate ai profughi scuotono la pacifica realtà isolana creando un significativo parallelismo tra la quotidiana esistenza lampedusana e l’imminente problema a cui devono fare fronte.

Fuocoammare è la storia di due realtà esistenziali tra loro aliene che collimano violentemente nel tentativo di inserirsi l’una nella vita dell’altra. Rosi separa benissimo i due contesti d’azione per creare un netto contrasto tra la silenziosa esistenza degli isolani e il caos scaturito dagli sbarchi. Le due narrazioni procedono parallelamente, sovrapposte l’una all’altra da un montaggio alternato che aumenta il senso di confusione dell’osservatore. Lampedusa viene inaspettatamente ritratta come una desertica distesa di terra orfana dal fascino e dallo splendore riscontrabili tra le cartoline o i racconti dei villeggianti estivi. Un luogo quasi irriconoscibile che si allontana dall’essere la bella meta prediletta per le vacanze e diventa una terra qualsiasi sperduta nel mar Mediterraneo. L’occhio di Rosi è quello di chi abita l’isola, di chi è abituato a viverla e sentirla ogni giorno della sua vita e perciò estraneo a stupore e meraviglia suscitati in chi vi soggiorna per godere delle sue magiche fortune. Il regista diventa a tutti gli effetti abitante dell’isola, impara a conoscere i suoi abitanti, studiarne la lingua e i modi di dire, si perde tra gli imponenti alberi secolari e ammira gli scorci naturalistici che si stagliano all’orizzonte. Lampedusa viene mutilata di tutto il suo incanto con lo scopo di fornire una rappresentazione quanto più veritiera di cosa significhi viverci. Ma vivere significa anche fare i conti con un grave problema che negli ultimi anni ha colpito l’isola e l’Europa intera: l’immigrazione. Lampedusa diventa terra di approdo, di salvezze e di speranza per chi scappa da guerre e morte. La quasi pittoresca armonia che caratterizza i lampedusani viene scossa da un fenomeno incontrastato che non sa come affrontare e risolvere. Avendo pochi contatti con il continente, gli abitanti di Lampedusa appaiono quasi straniti dal problema e privi di tutti i mezzi necessari per affrontare al meglio la situazione. Rosi riprende dal vivo i momenti degli sbarchi, filma il dramma dell’abbandono e decine di corpi esanimi accatastati l’uno sull’altro in attesa di mettere piede sulla terra ferma.

In questo microcosmo di eventi, Samuele rappresenta l’innocenza e l’ingenuità di tutti coloro che non si rendono conto di quanto grave sia il fenomeno degli sbarchi in Europa. Rosi utilizza la metafora dell‘occhio pigro per riferirsi allo sguardo dell’europeo ignaro o indifferente a tale situazione. Samuele utilizza il suo occhio buono per guardare, leggere e giocare mentre l’occhio malato gli impedisce di avere una visione chiara su ciò che lo circonda. Imparando a vedere solo con l’occhio pigro, Samuele impara a vedere ciò che a prima vista gli sfugge e pare superfluo. Migliora la sua mira, la sua capacità di lettura e in generale la sua visione del mondo. La metafora dell’occhio è applicata alla popolazione europea in quanto diretta interessata del fenomeno immigratorio. Il nostro occhio pigro ci permetterebbe di saltare fuori dal letargo di pregiudizi e indifferenze che ci impedisce di vedere la gravità della situazione che stiamo vivendo ogni giorno.

Ma il congegno realizzato da Rosi, se pur esemplare e di ottima fattura, non soddisfa a pieno l’occhio dello spettatore che osserva attentamente e rimane quasi assopito nel sentirsi recitare una lezione già sentita e scontata. Fuocoammare è la testimonianza di quanto sta accadendo in Europa in questa epoca di cambiamenti. Un film che documenta in maniera esemplare un fenomeno al quale, in molti casi, non sappiamo fare fronte e che genera gravissimi problemi di natura etica, politica e sociale. Ma oltre a questo il documentario di Rosi rimane avvolto nell’alone di mistero del “dove vuol andare a parare”. Sensibilizzare non basta e non è necessario attraverso un film di questo stampo che sceglie a priori di voler elargire una morale che nessuno ha richiesto. Non è necessaria questa pellicola per conoscere l’attualità e vedere oltre i problemi di tutti i giorni. Notizie sapute e risapute che ogni giorno vengono assimilate grazie a notiziari o periodici dediti all’informazione.

Fuocoammare è un occhio che scruta da ogni angolazione. Un esperimento senza dubbio interessante, realizzato con una notevole perizia tecnica e ampia conoscenza dei temi trattati ma sporcato dalla presunzione di voler impartire una tediosa lezione moralista sul problema dell’immigrazione in Europa.

FONTI

mymovies

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