13 novembre 2018

Il tabù antropologico e psicologico dell’incesto

Il tabù antropologico e psicologico dell’incesto

Le teorie antropologiche che si sono proposte di spiegare l’origine e l’universalità del tabù dell’incesto hanno di solito privilegiato la variante culturale rispetto a quella psicologica o naturale e istintuale. Le ipotesi formulate per comprendere a fondo il tabù dell’incesto, nel senso di proibizione dei rapporti sessuali tra consanguinei, tendono inoltre ad assimilare nella loro analisi anche il concetto di esogamia che invece vieta il matrimonio tra appartenenti allo stesso gruppo familiare.

Furono appunto gli antropologi che iniziarono a fare chiarezza sull’argomento e ad esaminare in modo scientifico i sistemi di parentela e le loro strette correlazioni con le regole sessuali. Essi per primi analizzarono il fenomeno dell’incesto secondo una prospettiva di organizzazione sociale anziché seguire un percorso di analisi come patologia sessuale o fenomeno morale comune a tutte le organizzazioni umane del pianeta. Émile Durkheim indicò l’origine dell’incesto nel periodo totemico delle tribù come una fase universale dell’evoluzione culturale dell’uomo. Il totemismo infatti vietava la consanguineità agli appartenenti dello stesso gruppo totemico, e da qui nasceva la necessità di avere rapporti sessuali e matrimoni con donne esterne al proprio clan. Anche Claude Lévi Strauss intravide nella funzione del tabù dell’incesto la creazione di un’organizzazione sociale che si estendesse al di fuori della comunità, attraverso lo scambio delle donne, per creare alleanze tra gruppi diversi. Bronislaw Malinowski, lettore di Freud, durante la sua permanenza alle isole Trobriand in Melanesia per studiare le società matriarcali locali  credette invece di aver riconvalidato in campo antropologico il complesso edipico di Freud.

Da un punto di vista psicologico l’interdizione dell’incesto fu descritta e interpretata da Freud nel suo saggio Totem e tabù, prendendo spunto anche dal lavoro di un altro antropologo, James Frazer, che studiò e pubblicò saggi sugli aborigeni australiani. Questa comunità, pur non avendo alcun tipo di restrizione sessuale, aveva una rigida e complessa organizzazione sociale che impediva rapporti sessuali incestuosi. L’elemento culturale del culto totemico e la relativa istituzione dei totem (oggetti o animali) aveva appunto lo scopo di proibire i rapporti con i membri del proprio clan totemico e parentale anche di natura non consanguinea.

Osservando il collegamento tra antropologia e psicologia, Freud confrontò quindi il comportamento sociale di questi “primitivi” con quello dei nevrotici. La sua analisi lo portò ad associare questi tabù alla sua teoria del complesso di Edipo, del parricidio e dell’incesto. Queste proibizioni appartenenti al sistema totemico (totem=padre) vennero spiegati da Freud ricorrendo al mito di un padre violento e geloso che tiene per sé tutte le femmine e allontana i figli mano a mano che crescono. I figli poi decidono concordemente di ribellarsi e uccidere il padre mangiandone il cadavere. Tuttavia, il rimorso e il senso di colpa che li coglie successivamente, li spinge a sostituire il padre con un animale simbolico e obbedendo alla sua proibizione originale vietano a sé stessi di avere rapporti sessuali con le donne del gruppo. Il totem e il tabù, parole di origine polinesiana, hanno quindi assunto, secondo Freud, un significato di riconciliazione con il padre ucciso e rappresentano il possibile nesso originario della nascita sia del fenomeno religioso sia di quello relativo all’organizzazione sociale.

L’aspetto sociologico dell’incesto è stato approfondito anche dal sociologo contemporaneo Ian Robertson che ha cercato di fornire alcune ragioni per giustificare l’universalità culturale di questo tabù. Prima fra tutte l’abitudine tribale di offrire i propri figli alle altre comunità, cercando di allargare i legami sociali con alleanze a scopo di protezione. Una pratica che ha finito per dare vita al matrimonio combinato dai genitori, diffusosi poi nei millenni in tutte le culture. Tale scelta, inoltre, voleva evitare la confusione di ruoli nelle famiglie causata dai rapporti tra parenti stretti e scongiurare appunto il problema della rivalità sessuale fra membri della stessa discendenza. Secondo Robertson, quindi, l’origine e la persistenza del tabù dell’incesto sarebbe la causa della sopravvivenza della famiglia e della società.

Per cercare di fornire ulteriori interpretazioni e ragioni al problema del tabù dell’incesto occorre menzionare anche i risvolti biologici ed i suoi possibili meccanismi fisiologici. Studiosi come Kenneth Mather iniziarono ad attriibuire la causa dell’incesto alla sfera istintuale e dei comportamenti geneticamente determinati. Una tesi genetista, anche se ancora a livello di ipotesi, che venne ripresa anche dall’etologo Danilo Mainardi rafforzata a seguito delle scoperte genetiche dell’ultimo secolo. Questa teoria poneva l’attenzione sulle possibili conseguenze negative dell’accoppiamento fra consanguinei molto stretti che condurrebbe ad un indebolimento genetico ed un aumento dell’incidenza di malattie ereditarie.

Tuttavia, una ricerca successiva, condotta su matrimoni fra parenti (cugini, zii e nipoti, in linea secondaria) rispetto a matrimoni esogamici, ha riportato solo una lievissima incidenza di tali anomalie ereditarie. Una differenza comparativa minimale da non giustificare uno sviluppo genetico evolutivo di tipo protettivo, in grado di dare forma ad una funzione eugenetica dell’incesto negli individui. Va inoltre notato che in questa tesi la potenziale pericolosità dei rapporti fra consanguinei è una scoperta recente ed è difficile che possa essere stata rilevata come fenomeno temibile dalle popolazioni primitive.

Nel nostro mondo contemporaneo il tabù dell’incesto continua ad evocare un immediato senso di repulsione, paura e disgusto, e prima ancora di essere considerato impraticabile è innanzitutto indicibile. Da sempre conosciuto e taciuto, emerge a volte nelle cronache e nelle sue casistiche più inquietanti attraverso i mass-media, con fatti che fanno inorridire.

Si tratta di una forma culturale ancora così consolidata nel sostrato delle nostre coscienze che ci impedisce di pensare a questo fenomeno nell’ambito delle sue fattuali possibilità? È un quesito ancora aperto che socialmente si scontra sul muro dell’omertà e dell’inaccettabilità. Di certo la provenienza atavica di tale rifiuto “del solo parlarne”, permane, sebbene più attenuato, nelle intime pieghe delle nostre società moderne, anche se ormai laicizzate e svincolate da gran parte dei tabù sessuali e religiosi che si sono dissolti nell’ultimo secolo. Purtroppo persiste ancora un mondo sommerso relativo a questo fenomeno dell’incesto, blindato tra le mura domestiche, spesso fatto di abusi e connivenze, e deprecabile in modo perentorio nei suoi risvolti morbosi e violenti, soprattutto se perpetrati su minori.

D’altro canto occorre considerare che la psicologia umana nelle sue forme complesse è costituita anche da innumerevoli sfumature di comportamenti, predisposizioni emotive e caratteriali che possono determinare alcuni contesti di situazioni ed esperienze definibili come “incestuosi”. Un solo esempio fra i tanti nella vita reale come nella letteratura può essere il rapporto particolare che può instaurarsi tra gemelli e fratelli. Bernardo Bertolucci nel suo film The dreamers, pone, infatti, questo tema scabroso nella vicenda di una relazione in cui sono coinvolti due fratelli gemelli, Theo e Isabelle, inseriti nello sfondo metaforico e libertario del movimento del Sessantotto francese. Una vicenda esistenziale che non si proietta nella morbosità ma nella fascinazione psicologica della dimensione intima e spesso ambiguamente sorprendente dei comportamenti umani.

 

FONTI:

Émile Durkheim, Le forme elementari della vita religiosa, Mimesis, Milano, 2013

Sigmund Freud, Totem e Tabù, Bollati Boringhieri, torino, 2015

Claude Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, Milano, 2003

Bronislaw Malinowski, La vita sessuale dei selvaggi nella Melanesia Nord-Occidentale, Cortina Raffaello, Milano, 2005

James Frazer, Il ramo d’oro, Bollati Boringhieri, Torino, 2012

Ian Robertson, Sociologia, Zanichelli, Bologna, 1995

Fabio Ceccarelli, Il tabù dell’incesto, Einaudi, Torino, 1978

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