La bambola più famosa del mondo, Barbie, si pone da sempre l’obiettivo di stimolare bambine e ragazze a non porre limiti ai propri sogni. La Mattel, casa produttrice di Barbie, ha recentemente creato nuove bambole più vicine alle donne reali, nelle quali, infatti, vediamo rappresentate le diversità fisiche che rendono ogni donna unica, oltre alle infinite possibilità lavorative di cui tutte le donne possono godere.

Il progetto di Mattel, veicolato da Barbie, assume il nome di dream gap project. Si tratta di un progetto, appunto, che aspira a fermare il “dream gap” delle bambine. Questo concetto è relativamente nuovo e sicuramente più noto negli Stati Uniti, perché è stato dimostrato che negli USA le bambine tra i 5 e i 6 anni si lasciano condizionare da modelli e stereotipi diffusi soprattutto dai media, che le convincono di non essere adatte a certi tipi di attività rispetto al genere maschile. Questi stereotipi o pregiudizi a cui le bambine sono esposte rendono, purtroppo, molto semplice il processo attraverso cui smettono di credere in se stesse e nei propri sogni.

L’11 ottobre, in occasione della Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, è nata la Barbie che rappresenta Samantha Cristoforetti, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea, oltre che aviatrice, astronauta militare e ingegnera. Certo, l’astronauta può essere per le bambine di tutto il mondo un esempio e un invito ad aspirare anche a un lavoro propagandato di solito come tipicamente maschile. Non è un caso che la nuova bambola rappresenti una donna operante nel campo della scienza in cui, ancora oggi, esistono forti divari tra il genere maschile e quello femminile.

“Gli uomini hanno inventato la fisica, l’ingresso non è su invito.”

Queste, infatti, le parole del professore Strumia che hanno suscitato, non molto tempo fa, una forte polemica. In esse si può leggere senz’altro una discriminazione verso le donne.

“Con tanto impegno, lavoro e un po’ di fortuna puoi essere tutto quello che vuoi.”

È questa, invece, la frase pronunciata dalla Cristoforetti alla bambina che, nel video del lancio della bambola, le rivela di desiderare di svolgere, in futuro, il suo stesso lavoro.

Barbie, oltre a lanciare il “dream gap project“, ha intrapreso anche una serie di iniziative. Ha infatti commissionato una serie di ricerche, mirate a fare luce sui modelli più positivi e stimolanti per le bambine e le ragazze e ha chiamato a rapporto una community globale per sostenere e supportare le bambine nel progetto. In Italia ha commissionato una ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con il Centro di Ricerca Interuniversitario “Culture di Genere”. Le ricercatrici Carmen Leccardi, Sveva Magaraggia e Tiziana Pirola si chiedono cosa immaginano le bambine e i bambini per il loro futuro, cosa pensano rispetto alle professioni che sognano di intraprendere e quanto questi sogni siano influenzati da fattori esterni, talvolta limitanti.

La campagna di Barbie #MoreRoleModels, presentata l’8 marzo 2018, è una delle tante iniziative che Barbie intraprenderà in vista dei 60 anni della bambola più famosa al mondo. Essa si incentra sullo sviluppo di bambole più simili alla realtà e in questa direzione troviamo l’introduzione di 17 bambole rappresentanti altrettante donne che, in un modo o nell’altro, hanno ottenuto grandi successi nelle loro vite. Tra esse riconosciamo la pittrice Frida Kalho, l’aviatrice Amelia Earhart, la prima ballerina Yuan Yuan Tan e anche l’italiana Sara Gama, capitano della Juventus e della nazionale femminile di calcio.

Nel nuovo spot, il team marketing di Barbie fa notare come il dream gap project miri ad eliminare quella frattura che si apre tra le ragazze e il loro potenziale che è, invece, proprio quello che il famoso marchio vuole valorizzare. Le bambine, però, non pongono limiti ai loro sogni solo per l’insieme di stereotipi errati diffusi attraverso i media, ma anche per un insieme di forze culturali che sembrano unirsi contro il loro successo, soprattutto nelle carriere scientifiche e matematiche. È uno studio riportato dal New York Times a mostrare come i genitori tendano più spesso a cercare su Google se il loro figlio è dotato rispetto alla loro figlia, al contrario si preoccupano di verificare l’idoneità del peso e dell’aspetto della propria figlia, a differenza di quanto facciano con il figlio. Da questa differenza di trattamenti ha origine la voragine che allontana le bambine a sognare in grande e a seguire le loro aspirazioni.

D’altra parte Filippo Agnello, vicepresidente e country manager Pan Europe di Mattel, dice:

La stessa Handler – creatrice di Barbie – “fu abbastanza rivoluzionaria, imponendosi in un business all’epoca esclusivamente maschile”.

Barbie, nel suo spot, invita tutti, “moms, dads, brothers and bosses”, a collaborare a questo progetto perché, certo, “l’unione fa la forza” e l’azienda da sola non può risolvere il problema: bisogna partire dalla quotidianità.