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17 ottobre 2018

Reddito di cittadinanza: di cosa si tratta?

Reddito di cittadinanza: di cosa si tratta?

Ultimamente sui giornali, alla radio e in tv le parole “reddito di cittadinanza” sono all’ordine del giorno, ma siamo proprio sicuri che ai cittadini italiani sia chiaro di cosa si sta parlando e quali conseguenze avrà sul deficit una manovra simile?

Artefici di questa proposta sono il Movimento 5 Stelle, che, già dal lontano 2013, l’aveva inserita nel suo programma politico, e l’attuale Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, nonché Ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, il quale sta lavorando per introdurlo già a partire dal 2019. Il reddito di cittadinanza è l’aiuto economico da destinare ai cittadini italiani e non solo, che sono disoccupatiinoccupati e dunque il loro reddito risulta essere troppo basso per rimanere al di sopra della soglia minima di povertà. L’aiuto consiste in 780 euro mensili, percepibile per un massimo di tre anni ed indirizzato a milioni di persone che vivono in povertà. Per finanziare il progetto sono stati stimati 16 miliardi di euro, in parte prelevati dalle spese della pubblica amministrazione, dal gioco d’azzardo, dalle spese per i politici e dai finanziamenti ai giornali.

Per capire chi può beneficiare di tale sussidio bisogna specificare i requisiti che ogni cittadino deve avere.

Innanzitutto è stato stimato che chiunque viva da solo con meno di 780 euro al mese, si trova al di sotto della soglia di povertà, dunque nel caso in un cui una persona indipendente viva con 500 euro al mese, lo Stato provvederà ad incrementare tale reddito con i restanti 280 euro, al fine di garantire ad ognuno un’esistenza dignitosa. Naturalmente bisogna essere maggiorenni per poterne beneficiare e, attraverso un’attenta verifica, si deve appurare che il proprio reddito annuo non superi i 7-8 mila euro. Verranno concessi gli aiuti anche a famiglie i cui redditi non riescono a coprire la soglia di povertà, a famiglie con figli in cui entrambi i genitori siano disoccupati (il sussidio si intende pro-capite) o a cittadini stranieri che risiedono in Italia da almeno 10 anni. Anche gli anziani sono compresi secondo lo stesso principio, ma per loro si chiamerà pensione di cittadinanza.

Il presupposto del Ministro Di Maio ovviamente non prevede che il beneficiario di tale sussidio passi il proprio tempo “oziando” – infatti vengono posti alcuni vincoli affinché il reddito di cittadinanza sia realmente applicato per la sua finalità e cioè aiutare chi si trova in difficoltà-, ma che al tempo stesso sia pronto a integrarsi in un nuovo ambiente lavorativo. Proprio per questo, chi ne avrà il diritto, ha anche il dovere di iscriversi ai Centri per l’impiego, dedicare almeno due ore al giorno alla ricerca di un lavoro, spendere 8 ore settimanali in attività socialmente utili, frequentare corsi di formazione e riqualificazione, comunicare immediatamente eventuali variazioni di reddito e dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro, se ne ha già rifiutate due, deve obbligatoriamente accettarla.

Colui che soddisferà tutti i requisiti, riceverà una card con la quale effettuare spese di prima necessità: chi ad esempio tenterà di acquistare un “gratta e vinci” con questo denaro, si vedrà rifiutare il pagamento. La carta sarà introdotta proprio per evitare un uso improprio del contributo statale.

Il reddito di cittadinanza è stato criticato su più fronti dalle forze politiche avverse al M5S, soprattutto per una questione molto importante per l’Italia: il deficit. I timori suscitati negli ambienti economici, e soprattutto a Bruxelles, riguardano l’innalzamento al 2,4% del deficit approvato dal governo in questi giorni. Ovviamente sarà il Parlamento Europeo a ratificare la decisione italiana. Ma per quale motivo è stato proposto questo aumento? Sostanzialmente, portare il deficit al 2,4% significherebbe permettere al governo di poter investire più liberamente e spendere più denaro, poiché l’Europa stabilisce un limite alle spese di ogni stato membro per evitare un eccessivo indebitamento. Il reddito di cittadinanza impone al governo italiano una spesa significativa, ma per poterlo mettere in pratica l’Italia ha bisogno di avere più margine di spesa. Il governo ha inoltre previsto che entro i prossimi tre anni, il deficit calerà progressivamente in quanto il denaro speso per erogare il sussidio rientrerà nell’economia e quindi permetterà al PIL di crescere: è stato previsto che il deficit scenderà fino all’1,6%. Il problema di questa manovra sta nel fatto che quelle del governo italiano sono previsioni, ma di certo non c’è nulla e quindi Bruxelles valuterà attentamente il da farsi.

Il caso italiano non è isolato in Europa, infatti i maggiori protagonisti europei hanno introdotto già da tempo la formula del reddito di cittadinanza. Vediamoli caso per caso:

In Francia è stato introdotto il Revenu de solidarité active (RSA) per aiutare chi ha 25 o più anni, ma si includono anche i genitori single di età inferiore. A coloro i quali soddisfano i criteri vengono dati di base 400 euro al mese, che possono aumentare in proporzione al numero di figli.

Il Regno Unito concede a chi ovviamente non ha reddito, oppure lo ha ma troppo basso, e non ha un lavoro full-time, 57,90 sterline a settimana ad un single tra i 16 e i 24 anni e 114,85 sterline alle coppie adulte.

La Danimarca, invece, si distingue per l’alto sussidio dato ai propri cittadini, il kontanthjælp, che raggiunge la cifra di 1300-1400 euro; ovviamente, però, l’importo è calcolato in base all’alto costo della vita danese. Il kontanthjælp ricorda il reddito di cittadinanza italiano, perché il beneficiario deve frequentare corsi di formazione e riqualificazione per essere reintrodotto nel mercato del lavoro.

Infine per quanto riguarda la Finlandia la situazione è diversa, poiché il governo ha stabilito che i 2000 disoccupati finlandesi ricevano 560 euro al mese, al fine di ridurre la povertà e garantire anche a costoro la possibilità di incrementare l’economia del paese, presupponendo così l’aumento della domanda di lavoro e la riduzione al minimo della percentuale di disoccupati. Nel caso in cui il soggetto riuscirà a trovare un lavoro, potrà mantenere il beneficio, in modo che possa crearsi una solida base finanziaria.

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