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16 ottobre 2018

Millennial e religione: Dio è morto?

Millennial e religione: Dio è morto?

Non è mai facile parlare di religione, di fede e tantomeno di Dio. Da sempre l’uomo ha sentito la necessità di credere in qualcosa; di dialogare con qualcuno pur rimanendo nella propria intimità, di mantenere acceso un barlume di speranza. Con il passare del tempo, sembra però, che questo affidarsi e confidarsi con un’entità superiore sia venuto meno.

Oggi più che mai è evidente il divario tra credenti e non, qualsiasi sia la religione. Due generazioni che si scontrano, si allontano ma, a volte, si toccano anche. Da una parte i Millennial con un irrisolvibile punto di domanda, dall’altra i loro nonni. C’è chi cerca risposte ma non le trova e chi invece segue un percorso di fede già avviato. I giovani si allontano, i più maturi consolidano il proprio credo.

La generazione Y nata e cresciuta nel mezzo dello sviluppo tecnologico, vuole sapere tutto. Vuole risposte. E per farlo mette in discussione le idee, i pensieri, i dogmi – non solo quelli religiosi – e le convinzioni che fino a quel momento erano ben salde. Non si accontenta di una domanda ancora aperta né della precarietà della risposta. Vuole la verità oggettiva e dimostrabile.

Quindi il quesito è: il Dio dei Millennial è morto? O è solo stato messo da parte? Per quanto riguarda la fede cattolica, tre giovani su dieci si dichiarano non credenti.  Tra atei e agnostici, un dato è inequivocabile: non c’è più quel patto spirituale prima ben identificabile tra l’uomo e l’Onnipotente. L’interiorità precedente viene meno, il rapporto intimo con Dio si affievolisce. Coloro che non credono continuano ad aumentare. E anche con una notevole celerità.

Diverso è lo sfondo culturale, cambiata la società. Gli adolescenti sono altri rispetto alla generazione X. Il Dio si è trasformato o meglio, è la concezione del Dio ad essere mutata. Non incute più timore, non è più lì pronto a giudicare e a punire. Si è rimpicciolito, non è più attento alle singole azioni di ogni uomo. Non si interessa più della partecipazione alla messa la domenica, non guarda più i piccoli peccati quotidiani. Anzi, li perdona e “ci passa sopra”.

Il clima è più tranquillo, sereno. Almeno questa è la percezione dei Millennial. Essi non si lasciano più ingannare. I loro avi vengono infatti considerati più creduloni e abbagliati – forse troppo – dal senso religioso. La generazione nata tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI è più consapevole o solo più sfrontata?

Un altro elemento da non dimenticare è il rapporto con la chiesa cristiana. Oggi l’avvicinamento a essa è tendenzialmente voluto dai genitori. Dal battesimo appena nati, al catechismo ricordato come un momento di riunione tra amici. Dalla comunione, in cui si è ancora troppo piccoli per sviluppare coscientemente un pensiero religioso, alla cresima che non tutti decidono di ricevere. Più si cresce, più ci si allontana dalla chiesa, pur mantenendo spesso un bel ricordo dell’oratorio: quando si era ancora bambini e si poteva passare il pomeriggio a giocare a pallone, senza alcuna preoccupazione né sulla fede né su altro.

Attualmente studio, lavoro, attività sportive e hobby tolgono tempo alla chiesa e al senso religioso.

C’è chi si ricorda di assistere alla messa di Natale. Chi non si è mai più confessato. Chi prega solo quando ne ha bisogno. Qualcuno sviluppa altre credenze. Qualcun altro dialoga con Dio solo quando ne sente veramente la necessità. Chi lo nomina invano. Chi lo impreca. Dal canto opposto, qualche credente preferisce mantenere con il Signore un rapporto personale, profondo e privato, senza il bisogno di un intermediario. C’è anche chi prega prima di andare a dormire o prima di ogni pasto, e chi va a messa ogni giorno, anche se in netta minoranza tra i Millennial.

Confondere la religione con la chiesa è sicuramente un’ulteriore causa di tale allontanamento da Dio. Sono però due elementi distinti. Fede da una parte e istituzione dall’altra. Dio non è la chiesa. Il distacco talvolta, è dovuto a questo sbaglio. Quotidianamente sentiamo parlare di pedofilia, abusi di potere e di ricchezze. E quotidianamente ci dimentichiamo che questa non è la vera chiesa. Il vero Dio è tutt’altro ancora.

Disinteressarsi di Dio non comporta l’assenza di valori professati dalla fede cattolica: bontà, altruismo e generosità possono rimanere all’ordine del giorno. Uomini e donne sviluppano così una propria religione, oppure smettono definitivamente di crederci.

I Millennial sono una generazione senza Dio? Ateismo e agnosticismo sono sempre più diffusi. Non credere a Dio e non porsi alcuna domanda circa l’esistenza di un’Entità superiore che governa l’universo intero, sembrano essere le soluzioni più facili e veloci.

Il solito senso di incertezza e spaesamento li porta a non avere fede o addirittura a non preoccuparsi se ci sia qualcosa o qualcuno sopra di noi che tutto vede, governa e decide. Ma a cosa porterà questo disorientamento? Quali saranno le conseguenze di tali interrogativi senza risposte? L’idea stessa di religione è in continuo cambiamento e forse il suo processo evolutivo non si fermerà mai, migliore o peggiore che sia.

 

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