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17 ottobre 2018

Tabù alimentari: l’entomofagia

Tabù alimentari: l’entomofagia

Da sempre i gusti sono strettamente personali e ciò che per qualcuno può essere appetitoso e saporito per altri può risultare disgustoso e stomachevole. Ad oggi la prova più evidente di questa soggettività è senz’altro la divergenza che si presenta tra coloro che, ad esempio, si cibano abitualmente di insetti e coloro che, invece, la ritengono una scelta del tutto singolare. È un grande divario, che si apre soprattutto tra popolazioni con culture diverse.

In Europa siamo sicuramente meno abituati a concepire l’idea dell’entomofagia, cioè l’idea del cibarsi di insetti, forse perché solitamente li riteniamo dei parassiti. Eppure sembra proprio che dovremo abituarci a vedere questi piccoli animaletti -cavallette, grilli, larve- sulle nostre tavole. Infatti, con la normativa entrata in atto a partire dal 2018 per semplificare le procedure europee per la vendita di tali cibi inusuali o “novel food”, pare si stia avvicinando sempre di più l’era degli insetti come pietanza tipica delle nostre tavole. L’Expo 2015 era stata l’occasione per scardinare questo tabù di forte intensità, perché il padiglione belga e quello olandese avevano preparato una degustazione di alcune specie di insetti per i visitatori più audaci.

Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma dobbiamo ricordare che già altri noti tabù alimentari sono stati abbattuti in passato, dalla carne cruda al pesce, il cui consumo, divenuto ormai quasi abituale soprattutto in Europa e in America, ha reso possibile l’aumento dei ristoranti di sushi. I crostacei, poi, sono l’esempio più tangibile della perdita di intensità di determinati tabù alimentari, difatti in passato ne era espressamente vietato il consumo in numerose culture. Essi erano severamente proibiti in Bretagna, paese marittimo, da cui spesso molti marinai non facevano ritorno: i crostacei erano ritenuti in parte colpevoli della sparizione, poiché essi si cibano di detriti e corpi in decomposizione.

Alla gran parte degli europei appare disgustoso o stomachevole concepire gli insetti come cibo, tuttavia si può sostenere che essi siano condizionati da preconcetti culturali. È, infatti, interessante notare come già in passato sia testimoniata la consuetudine di cibarsi di insetti. Il Vangelo racconta, per l’appunto, che le cavallette erano cibo abituale per San Giovanni Battista. Sembra, poi, che anche gli antichi romani, come ad esempio Plinio il Vecchio, si nutrissero regolarmente di larve.

È importante sottolineare, inoltre, che si trovano tracce di insetti in alimenti che consumiamo abitualmente anche noi europei, soprattutto in molti formaggi. Il casu marzu è un formaggio consumato in Sardegna e in Corsica, fermentato dall’azione delle larve delle mosche, e anche la crosta della mimolette francese è affinata dagli acari della farina o del formaggio. In realtà, frammenti di questo cibo si possono riscontrare anche nelle farine, in alcune salse di pomodoro, nel cacao e persino nel decantato caffè.

Anche la FAO (Food and agricolture organization) ci invita al consumo di insetti, e i motivi sono di rilevante importanza, soprattutto per il potenziale nutrizionale che essi posseggono, in vista, appunto, dei problemi nutrizionali che colpiscono i paesi del terzo mondo. Altra complicazione che svolge un ruolo in tale discussione è incarnata dal fatto che la popolazione mondiale tende a crescere sempre di più e sfamare tutti in futuro potrebbe aggravare i già seri problemi ambientali: gli insetti potrebbero, dunque, rappresentare una soluzione, perché essi inquinano meno di qualsiasi altro animale da allevamento, producono meno gas serra, occupano meno spazio e hanno bisogno di meno cibo e acqua.

In merito alla circostanza per la quale molti si rifiutano di mangiare insetti per paura di infezioni o malattie che questi potrebbero originare, dobbiamo dire che è stato accertato l’alto contenuto di vitamine e proteine degli stessi e che l’unica specie pericolosa è la mosca. I rischi legati al consumo di insetti possono derivare, semmai, dalla loro flora batterica, ma sono state sperimentate delle tecniche che potrebbero abbattere alcuni di questi rischi.

Spesso la maggior parte di noi decide di non assaggiare o provare pietanze che, per preconcetto o pregiudizio, sembrano essere disgustose, ma dovremmo iniziare a credere nell’ipotesi che ben presto gli insetti potrebbero apparire sulle nostre tavole sostituendo carne di pollo o maiale. Visto lo scemare dell’intensità di alcuni tabù alimentari, come quelli già citati della carne cruda del pesce e quello dei crostacei, potrebbe ben presto accadere che anche gli insetti ci sembreranno meno disgustosi e che, anzi, ne apprezzeremo il sapore.

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