Per raccontare la storia di Arianna e Teseo bisogna partire da ciò che ha spinto Teseo ad andare a Creta.

Il re di Creta, Minosse chiese in dono a Poseidone, dio del mare, un toro che avrebbe sacrificato in suo onore: dall’acqua uscì quindi un toro bianchissimo che a Minosse piacque così tanto da non portare a termine il giuramento fatto a Poseidone e decise di tenerlo come toro da monta per la sua mandria.

Poseidone adirato con Minosse fece innamorare la moglie di Minosse, Pasifae, del toro. Dall’unione tra Pasifae e il toro nacque Asterio, il minotauro, metà uomo e metà toro, che Minosse rinchiuse in un labirinto costruito da Dedalo. Poichè il minotauro si nutriva solo di carne umana, Minosse costrinse gli Ateniesi – che aveva precedentemente sconfitto per vendicare l’uccisione del figlio Androgeno- a versare come tributo annuale sette giovani uomini e sette giovani donne da dare in pasto al minotauro.

Teseo, il giovane figlio del re di Atene, Egeo, decise di uccidere il minotauro e recatosi a Creta incontrò Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, la quale se innamorò di questo giovane venuto da Atene e tradì il fratellastro consegnando a Teseo uno spago che avrebbe dovuto dipanare entrando nel labirinto e riavvolgere per trovare l’uscita.

Pelagio Palagi,  vissuto tra il 1775 e il 1860, dipinse ‘Arianna dà a Teseo il filo per uscire dal labirinto’.  La tela è caratterizzata da alcuni aspetti del neoclassicismo e del romanticismo. Inoltre, Pelagio per dipingere l’ambiente si era servito di scene vascolari antiche.

Particolare attenzione è data alla relazione tra Teseo e Arianna: lo sguardo di Teseo, le dita dei due amanti intrecciate, la posizione del corpo di Arianna propenso verso Teseo lasciano intendere come la fanciulla sia totalmente disponibile nei confronti dell’eroe.

Dopo aver compiuto la sua impresa grazie all’aiuto di Arianna, Teseo ripartì verso Atene portando con sé la fanciulla ma durante il viaggio l’eroe fece addormentare Arianna abbandonandola sull’isola di Nasso. La vicenda dell’abbandono è stata oggetto del carme 64 di Catullo che descrive i sentimenti della giovane quando capisce di essere stata presa in giro:

“Ed ecco sulla riva di Dia, battuta dalle onde, Arianna,

scrutando, vede Teseo in fuga, sulla nave che veloce se ne va,

e in cuore porta invincibile furia;

non vuol credere di aver visto ciò che ha visto,

ora che strappata a un sonno pieno di inganni

si ritrova tristemente sola sulla spiaggia deserta.

Ma il giovane, fuggendo, colpisce coi remi il mare né di lei si ricorda,

gettando ai venti in tempesta le vane promesse.

Tra le alghe, lo guarda da lontano con occhi disperati, la figlia di Minosse,

come la statua di marmo di una baccante!

Lo guarda ed è in balia di un mare infinito d’angoscia,

senza più trattenere sul biondo capo la bella mitria,

col petto non più coperto dal manto sottile;

né un laccio lega più il suo seno di latte:

scivolate dal corpo tutte le vesti giacciono

sparse ai suoi piedi e le onde del mare ne fanno un gioco.

Ma lei né della mitria né del manto ondeggiante

si curava: a te, Teseo,  con tutto il cuore, con tutta l’anima,

con tutta la mente si avvinghia smarrita”.

 

Molti artisti hanno ripreso nei loro dipinti questo momento del mito: Angelika Kauffmann ritrae ‘Arianna abbandonata da Teseo’ mentre la fanciulla osserva la nave ormai verso l’orizzonte. Le mani allargate come una richiesta d’aiuto, lo sguardo spaventato, pieno di rabbia e incredulo. A farle compagnia c’è un putto, che si dispera insieme a lei, portando le mani davanti agli occhi.

Nel ‘Il trionfo di Bacco e Arianna’ di Tiziano, Arianna si aggira disperata sull’isola mentre una moltitudine di figure irrompono sul dipinto. Bacco, riconoscibile dalla corona di edera sul capo, pianta a lui sacra, si avvicina alla fanciulla di cui è innamorato. Il corteo di Bacco, formato dai satiri, tra cui Sileno, dalle baccanti e da vari animali, è preceduto da un carro trainato da ghepardi, il cocchio personale del dio.

L’opera è caratterizzata da colori vividi e accesi: blu, verde, rosso e giallo sono i colori principali, declinati nelle loro varie sfumature.

Tiziano durante la pittura, in alcuni casi, di staccò dal disegno sottostante, variando totalmente il disegno iniziale.

Bacco, poi, sposò Arianna: in ‘Nozze di Bacco e Arianna’ di Cima da Conegliano, il dio sta incoronando la fanciulla davanti a lui.  Entrambi sono trasportati da un carro trainato da pantere. Nella scena sono presenti anche dei satiri.

‘Le mie mani stanche di colpire il petto in lutto le tendo, infelice, a te oltre la lunga distesa dei flutti: io ti mostro mesta i capelli che mi restano sul capo. Per quelle lacrime io ti prego che suscitano le tue imprese: gira la nave, Teseo, e torna, con le vele volte al contrario.

Se sarò già morta, potrai almeno raccogliere le mie ossa.’

Ovidio narra il lamento struggente di un Arianna protagonista di una storia d’amore che, nonostante l’abbandono, può essere considerata a lieto fine.