12:31 am
23 ottobre 2018

Behind the Camera #2: Mad Max Fury Road

Behind the Camera #2: Mad Max Fury Road

“Mentre il mondo finiva, ognuno di noi a modo suo era a pezzi”

L’incredibile ultima pellicola dedicata a Max Rockatansky, storico giustiziere stradale della serie Mad Max, è in assoluto il più complesso, costoso e visualmente spettacolare della serie. Ambientato pochi anni dopo l’ultimo film, Fury Road racconta la storia di Max (Tom Hardy) a seguito della sua cattura da parte dei Figli di Guerra di Immortan Joe (Hugh Keyas-Byrne) e la conseguente prigionia nella Cittadella, una fortezza ricca di provviste e acqua.

Dopo diversi mesi trascorsi a disegnare bozzetti dello script come se si trattasse di una avventura grafica, a regista e sceneggiatori sorse il dubbio più grande: come realizzare al meglio un film di tale portata nell’era dei supercomputer.
“Presto detto” disse George Miller. “Non usiamoli”. Ed infatti, Mad Max: Fury Road non fa assolutamente uso di effetti speciali. Ogni scenografia aerea è in realtà un modellino in scala, e tutti i veicoli che figurano sono stati assemblati pezzo dopo pezzo prendendo scarti metallici di un rigattiere.
La scelta del set, poi, ha subito riportato alla Namibia, paese famoso per i suoi deserti di sabbia e sale, una location perfetta per ricostruire l’Australia post-nucleare di Mad Max.

Lungo un tracciato di oltre sessanta chilometri, i produttori hanno fatto sfrecciare gli oltre centoquaranta veicoli inclusi nella pellicola per un totale di 390 ore. Gli inseguimenti più dinamici sono stati filmati in tempo reale, con i veicoli che si speronavano e lanciavano arpioni. Gli scontri diretti corpo a corpo e i primi piani invece sono l’esito di riprese a fermo, incollate successivamente ad immagini di scenografie in movimento per rendere meglio la scena.

La resa delle esplosioni, i cappottamenti e generalmente, delle azioni più spettacolari è stato il frutto di innumerevoli test con stuntmen qualificati, in modo da poter riprodurre le medesime inquadrature al momento giusto senza correre rischi.
I veicoli dei Porcospini, caratterizzati da numerosi spuntoni in ferro rugginoso, sono stati fatti saltare in aria dal primo all’ultimo, proteggendo gli stuntmen con corazzature in acciaio sotto i sedili e gabbie anti infortunio molto efficaci. Questo è solo uno dei numerosi escamotage scenici scelti dai produttori per dare a Fury Road un’idea di realismo.

Miller si è detto molto soddisfatto della performance di Tom Hardy e Charlize Theron (nei panni di Furiosa) sul set e specialmente nello scontro diretto tra i due personaggi. Tra i due si è subito sviluppata complicità e molto spesso la recitazione risulta decisamente più genuina grazie alla tecnica dell’improvvisazione.

Critiche invece sono state mosse verso Tom Hardy che, in effetti, pronuncia sei o sette frasi per tutta la durata del film. Il tentativo di creare un Max più introspettivo non è stato colto, mentre ruoli secondari come quello dell’Imperatrice Furiosa o del Kamipazzo Nux (Nicholas Hoult) rubano decisamente la scena.

La ricezione generale della pellicola è stata mista: metà dell’audience ha applaudito fortemente questo capitolo più scenico e spettacoloso, sebbene la trama sia poco profonda con la presenza di qualche lacuna ed un finale che fa intendere almeno un sequel (ora in lavorazione). L’altra metà ha criticato la scelta di Miller di presentare una sorta di ultraviolenza su schermo: le scene di azione e le deformazioni fisiche di alcuni personaggi sono state viste come un mero tentativo di coprire lo storyboard debole di Fury Road che, secondo alcuni, risulta essere il peggior capitolo della saga.

In questo alternarsi di applausi e critiche, Mad Max ha incassato complessivamente quasi 400 milioni di dollari, superando di quattro volte il suo budget iniziale: film basato su Max con il maggior numero di incassi.

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