07:15 am
18 ottobre 2018

Donne alle urne: il diritto non scontato al suffragio femminile

Donne alle urne: il diritto non scontato al suffragio femminile

Oggi in tutto il mondo, tranne in Libano e nel Brunei, è concesso alle donne di votare in modo più o meno libero. La maggioranza delle persone ritiene scontato il diritto al suffragio femminile. Tuttavia per molti secoli, fino ad arrivare a qualche anno fa, in certi paesi non lo fu affatto. Per esempio in Arabia Saudita solamente nel 2015 si è arrivati a garantire alle cittadine del regno la possibilità di andare alle urne e di essere elette. Ma anche nella vicina Svizzera, che sembra sempre essere un passo avanti a noi, questo traguardo venne raggiunto nel non così lontano 1971. Anche se l’Italia non può certo vantarsi considerando che nel bel paese il diritto di voto fu raggiunto dalle donne nel 1946. La strada fu però particolarmente lunga ed impervia in Gran Bretagna, dove il movimento di quelle che vennero chiamate suffragette fece da apripista per tutte le altre nazioni. Vale la pena quindi di vederne i passaggi più importanti.

In Inghilterra gli uomini erano considerati più dotati dal punto di vista fisico e intellettuale e dovevano incaricarsi della sfera pubblica, relegando di fatto le donne all’ambito privato. Le proteste femminili fino al 1830 erano state poche e mal coordinate. Passati trent’anni invece il movimento femminile acquisì forza, dandosi come obiettivo principale il riconoscimento del diritto di voto. Gli ideali femministi iniziarono a circolare maggiormente e a trovare sempre più sostenitori. Uno di loro era il filosofo John Stuart Mill, il quale si chiese:

“Perché in un paese governato dalla regina Vittoria, che aveva dimostrato le sue grandi doti di governante, non si riconoscevano alle donne gli stessi diritti degli uomini?”

John Stuart Mill, filosofo ed economista britannico che si batté per il suffragio femminile

Un’opportunità fu intravista quando nella legge elettorale del 1867, che estendeva il diritto di voto a un terzo degli uomini adulti, venne utilizzato il termine men (uomini) anziché males (maschi). La legge poteva essere interpretata riferendosi a entrambi i sessi. Le suffragiste incoraggiarono quindi le donne a partecipare alle elezioni. Ma per loro sfortuna, qualche mese dopo, venne chiarito in modo netto che la norma non si riferiva in nessun caso al gentil sesso. La battaglia fu persa, ma la loro causa guadagnò visibilità.

Tra i sostenitori del suffragio femminile si annoveravano vari uomini, i quali parteciparono ai raduni e alle manifestazioni del movimento. Molti erano membri dei partiti liberale e laburista e si presentarono alle elezioni con un programma favorevole alle donne. La preoccupazione degli avversari era invece che questo cambiamento fosse solo l’inizio: pensavano che se avessero concesso loro di votare, poi sicuramente avrebbero voluto anche entrare in parlamento e partecipare al governo. E questo, a loro giudizio, era impensabile. Tuttavia il movimento si ingrossò e con esso crebbero le proteste e le azioni forti. Le donne interruppero i raduni dei partiti, gettarono bombe nelle case vuote o le incendiarono, cercarono di entrare in parlamento e svariate volte si presentarono a casa dei membri del governo incatenandosi davanti alle loro case. Ovviamente la reazione statale non si fece attendere: centinaia di suffragiste furono incarcerate e sottoposte a un duro regime penitenziario.

Suffragette era il termine dispregiativo con cui venivano chiamate le donne che si battevano per il diritto di voto in Inghilterra

Questa situazione incandescente andò avanti in Inghilterra fino al 1914, anno in cui scoppiò la Grande guerra. Il movimento femminista decise di lasciare da parte momentaneamente le proprie rivendicazioni per aderire alla causa patriottica. L’attività e il contributo fondamentale delle donne nelle retrovie durante la guerra mondiale convinsero il parlamento e la società inglese che era giunto il momento di concedere il suffragio femminile. Nel febbraio del 1918 venne approvata la legge che riconosceva il voto alle donne che avessero più di 30 anni. Una vittoria importante ma non completa, visto che per gli uomini bastavano i 21 anni. Le campagne proseguirono fino al luglio del 1928, quando venne uguagliata l’età per il voto, cioè 21 anni sia per gli uomini sia per le donne. L’ottenimento del diritto a votare, in un paese importante come la Gran Bretagna, fu un importante passo nel lungo cammino (ancora da terminare) verso la piena parità tra uomo e donna.

FONTI

Ainhoa Campos Posada, Le suffragiste, in << National Geographic Storica>>, n°112(2018), pp. 106-121.

 

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