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20 settembre 2018

RELIC HUNTER, “PSEUDO-ARCHEOLOGIA” DI CULTO POST INDIANA JONES

RELIC HUNTER, “PSEUDO-ARCHEOLOGIA” DI CULTO POST INDIANA JONES

Se qualcuno, per diporto o per imprudente ingenuità, si avventurasse a domandare ad uno studente di Archeologia, dal curriculum ormai fitto di scavi, se la sua attività di ricerca somigli per caso a quella del celebre Indiana Jones, certamente rimarrebbe ampiamente deluso (sempre che l’ira dell’archeologo non abbia avuto la meglio).

Il fatto che tra il lavoro del personaggio della famosa saga anni ’80 e quello di un vero studioso di antichità vi sia un abisso, infatti, è cosa a molti nota: a molti, appunto, ma non a tutti; tralasciando lo sfortunato audace dell’esempio qui sopra, sembra che anche altri lo ignorino e sono gli sceneggiatori di film e serie tv.

Lunga è infatti la lista dei prodotti, in particolare di matrice statunitense, che giocano su questa equiparazione del tutto artificiale: saga di Indiana Jones a parte, si potrebbero citare i tanti film della versione più recente de “La Mummia” e le innumerevoli produzioni tv a sfondo “archeo-mito-mistero-avventuroso” apparsi sul piccolo schermo a partire dalla fine degli anni Novanta e che perdurano anche oggi. Tra queste, tuttavia, noi de Lo Sbuffo ne  ricordiamo una in particolare, andata in onda negli U.S.A. tra il ’99 e il 2001, e che ha segnato l’immaginario di chi era ragazzino all’epoca: Relic Hunter.

Riproposto recentemente da Paramount Channel, il telefilm, che non manca di citare l’archetipo, racconta le avventure della celebre archeologa (!) americana Sydney Fox – insegnante di Storia antica presso il Trinity College, ma impegnata continuamente in giro per il mondo in qualità di “relic hunter”,  “cercatore di reliquie” – alla caccia di qualche strabiliante manufatto, spesso magico, che un committente pubblico o privato ha chiesto di ritrovare.  Al suo seguito troviamo il fido assistente Nigel Bailey, preparatissimo giovane studioso inglese, che entra in servizio come suo collaboratore proprio all’inizio del pilot della serie.

Più nello specifico, Sydney, interpretata dall’attrice hawaiana Tia Carrere, è un modello di donna dal carattere forte, decisa e risoluta, che non si lascia intimorire da uomini corpulenti (che puntualmente mette al tappeto a suon di arti marziali) o da luoghi atri e remoti, ma che affronta con grinta e caparbietà ogni prova, forte della sua intelligenza, esperienza e abilità. La donna, pur in questa veste “maschia”, non manca di sensuale femminilità, essendo dotata di un corpo procace che gli autori non scordano mai di valorizzare. Nigel, interpretato dal londinese Christien Anholt, è invece presentato come un timido “topo di biblioteca” dalla faccia pulita, estremamente colto ma terribilmente imbranato con le donne, e non solo.

Sullo sfondo vi sono poi altri personaggi, distinti tra quelli occasionali (come i committenti delle varie missioni o alcuni amici/nemici di Sydney che compaiono per pochi episodi di stagione in stagione) e quelli fissi, come Claudia (interpretata da Lindy Booth), giovane e superficiale segretaria dell’ufficio raccomandata dal rettore – presente, con crescente importanza, nelle prime due serie –, e Karen (Tanya Reichert), che la rimpiazzerà nella terza e ultima stagione, intrattenendo una liaison con Nigel.

Come prevedibile, i punti di forza degli episodi sono incarnati sicuramente dall’ avventura e dal mistero che avvolgono la ricerca dell’oggetto da ritrovare – con annesse trappole, pericoli e situazioni apparentemente senza via d’uscita (nel vero senso della parola)-; ciò vale in particolare per le prime due serie e meno per la terza, sempre più stanca, ripetitiva, insensata e scadente quanto a luoghi e a trame. Non mancano tuttavia intermezzi divertenti, gag, scivoloni o situazioni imbarazzanti, per lo più ruotanti intorno alla sbadataggine e al pudore di Nigel.

In conclusione si può dire che la serie – un piccolo culto per chi l’ha conosciuta – valga sicuramente la pena di essere riscoperta, anche da adulti: mancherà certamente del fascino e della magia di cui si ammantava, vista attraverso gli occhi dell’infanzia; risulterà, magari, a tratti noiosa e un po’ trita, ma si vuol mettere la soddisfazione di riportare alla luce qualcosa che il tempo ha insabbiato ed essere noi stessi… Relic Hunter?


FONTI

Relic_Hunter

N.B.: qualora lo si voglia (ri)vedere si consiglia: paramountchannel

CREDITI

Copertina

Immagine1

© Paramount Pictures™ , 1999 Fireworks Entertainment Inc.

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