Il mondo della gioielleria è, tendenzialmente, un mondo tradizionalista. Ovviamente ha avuto, come in tutti i settori, la sua parte di rivoluzioni culturali ed è per questo che non si portano più gli stessi gioielli indossati dalle nostre antenate nell’Ottocento; eppure moltissime cose sono rimaste identiche.

Entrando in una qualsiasi gioielleria si può facilmente costatare infatti che la stragrande maggioranza della merce in esposizione sia realizzata dagli stessi materiali: Oro, argento e pietre preziose.
Questi tre materiali sono da sempre padroni indiscussi del mondo della gioielleria, al punto da rendere imprescindibile la loro presenza all’interno del gioiello per renderlo tale. Esistono però altri materiali utilizzati, una piccola percentuale di gioielli realizzati con prodotti diversi. Una piccola rivoluzione. Un’innovazione che ha cambiato l’idea stessa di gioielli.

Tra il 1929 e il 1930, durante la Grande depressione americana, furono gli artigiani che iniziarono la ricerca di materiali alternativi, meno pregiati e più facili da reperire. Ebbero da subito un enorme successo. In seguito alla ripresa economica, il settore si sviluppò ulteriormente in tutto il mondo, portando a una sperimentazione  ancor più forte di nuovi materiali. In Italia abbiamo aziende che si sono dedicate a questa ricerca, con una grande attenzione all’estetica e alla finitura.

Barbara Uderzo

“Amo definire il mio lavoro in bilico tra l’arte e il design. Lavoro creando oggetti da indossare, frutto soprattutto di intuizioni e idee che realizzo con specifiche competenze acquisite in anni di esperienza nel settore del gioiello.”

Barbara Uderzo è una giovane designer di Vicenza, dagli anni Novanta. Il suo lavoro si basa su una costante ricerca di materiali innovativi: “non solo i metalli ma anche legno, plastica, carta, cera e sostanze commestibili come cioccolato, ghiaccio e neve.”

Un lavoro costruito sull’esplorazione, tra tecniche industriali e artigiane, attenta a tutti gli aspetti della contemporaneità. Le sue linee di anelli spaziano da i CandyCandle Rings, anelli inglobati in monoliti di cera colorata e profumata, ai Succulent Rings, anelli-sculture in legno che ospitano al loro interno una minuscola pianta grassa. Gioielli ironici, colorati, curatissimi, pieni di vita e di passione.

ROSSOprezioso

Altra azienda, molto conosciuta in Italia, che ha fatto dei materiali alternativi il suo credo è ROSSOprezioso. In particolare, questa azienda milanese propone gioielli in legno, laccati con colori vivaci, sempre differenti a seconda degli ultimi trend di stagione.
Le sue linee di orecchini giocano con le sfumature di colore, eccentrici ed eleganti allo stesso tempo.

Amlè

Amlè è un’azienda di gioielleria campana, nata in provincia di Caserta, che in pochi anni è diventata famosa in tutta Europa.
Da subito comprende il grande potenziale di un nuovo tipo di materiale del tutto naturale: il corno.
Le sue linee sono volutamente sempre in bilico tra modernità e tradizione, una ricerca all’innovazione ed una nella cultura antica. Inserisce, infatti, simboli che richiamano la tradizione napoletana in cui affonda le sue origini: il tamburello e la madonna, per esempio.

Esistono realtà italiane in cui la sperimentazione di nuovi materiali, ma allo stesso tempo di ridefinizione  del concetto di gioielli, è in atto ogni giorno. Probabilmente non soppianteranno mai l’uso del solitario nelle proposte di matrimonio, ma esistono e portano avanti una bellissima rivoluzione.

 

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