Dopo quasi 90 anni dall’interramento della cerchia di una parte dei Navigli di Milano, il nuovo sindaco di Milano, Giuseppe Sala, li riporterà alla luce.

Infatti non esistono solo i tre navigli che si possono ammirare ancora oggi, quello Grande e del Pavese collegati alla Darsena e il Naviglio della Martesana nel nord-est, bensì costituivano una vera e propria rete fluviale di trasporto che attraversava tutta Milano dal 1457, per opera di Francesco Sforza, al 1929/1930 quando il regime fascista li fece interrare per problemi di natura sia difensiva che di salubrità. Questo complesso comprendeva ben cinque navigli: il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese, il Naviglio della Martesana, il Naviglio del Paderno e il Naviglio del Bereguardo. Essi collegavano il lago Maggiore con il lago di Como e il basso Ticino attraverso, rispettivamente, le risorgive di Ticino e Adda.

Ebbene sì, il sindaco di Milano ha deciso (e ne ha reso il fulcro della sua campagna politica) di riaprire i Navigli: il progetto sarà pronto per il 2022 e alla fine porterà alla riapertura dei primi 2 chilometri.

Sala ha già formato un comitato tecnico-scientifico che possa studiare la progettazione dal punto di vista ingegneristico senza stravolgere l’urbanistica della città. L’obiettivo di Sala e del comitato è quello di arrivare alla riapertura di 7,7 chilometri di Navigli interrati.

La prima parte di lavoro, quella che si svolgerà entro il 2022, si appoggerà anche ai cantieri della linea M4 che in alcuni tratti si affianca ai siti interessati (anch’essa, secondo progetto, da inaugurarsi nel 2020).

I costi di questo progetto sono molto elevati, infatti solo per questa prima parte oscillerebbero sui 150 milioni anche se il sindaco precisa che i bilanci saranno recuperati poiché in questa operazione si conta molto sulla generosità dei privati beneficiari.

La realizzazione dell’intero progetto dovrebbe costare alla città di Milano circa 500 milioni anche se, sulla seconda parte, si deciderà più avanti se realizzarla completamente.

Il sindaco inoltre precisa che ciò non sconvolgerà l’urbanistica di Milano, anche se opere e viabilità potrebbero subire modifiche.

Per far sì che il progetto venga approvato, a marzo era previsto un referendum che coinvolgerà tutta la popolazione di Milano a partecipare, in seguito cancellato per l’impossibilità di sovrapporlo alle elezioni politiche del 4.

In ogni caso in questi mesi sembra essersi riaperto un dibattito politico, che forse sarà tale da mettere in comunicazione le varie parti su questa operazione che riporterà alla luce una parte della storia di Milano che purtroppo o per fortuna è stata portata, letteralmente, sotto terra.

 


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