La decolonizzazione vera e propria, di paesi che per decine e decine di anni erano stati occupati dagli europei, avvenne nella seconda metà del XX secolo. Ma questo fenomeno, per quanto abbastanza rapido, non fu un fulmine a ciel sereno. Dietro di esso possiamo riconoscere almeno cinque eventi fondamentali che hanno contribuito in maniera incisiva alla sua realizzazione. Vediamoli.

1) Il primo aspetto da considerare fu senza dubbio lo scompiglio che portò la seconda guerra mondiale nelle colonie europee. La guerra mise in mostra la vera natura dell’uomo bianco, che non solo muoveva guerra contro popolazioni da sempre considerate inferiori (ingiustamente) ma, come la prima guerra mondiale aveva già in parte svelato, era in grado di combattere contro gli stessi europei. Ai colonizzati questo servì per capire definitivamente che i colonizzatori non erano esseri superiori mossi da uno spirito civilizzatore, anzi, erano in grado delle peggiori atrocità. Inoltre la guerra lasciò in eredità un mondo in cui contavano ormai solo gli Stati Uniti e l’Urss, entrambi favorevoli (sulla carta) alle rivendicazioni dei paesi occupati. Anche la nascita dell‘Organizzazione delle Nazioni Unite, che nacque a fine guerra, giocò un ruolo importante per l’autodeterminazione dei popoli.

Risultati immagini per onu
Bandiera dell’Organizzazione delle Nazioni unite

2) Il secondo aspetto di cui tenere conto fu la guerra del Vietnam, che scoppiò appena ebbe termine il conflitto mondiale. I giapponesi nel 1945 avevano dovuto lasciare i territori occupati in Indocina, dove dalla metà dell’Ottocento erano stanziati i francesi. Quest’ultimi cercarono subito di ristabilire il loro controllo ma vennero ostacolati dal Vietminh (lega per l’indipendenza del Vietnam), guidato da Ho Chi Minh. Dopo poco tempo si giunse al vero scontro su tutto il territorio. La vittoria alla fine fu dei vietnamiti, grazie alla battaglia di Dien Bien Phu del 1954. La francia fu costretta a ritirarsi dall’Indocina. Il loro posto poi venne preso dagli americani (fino al 1975, quando il Vietnam divenne realmente indipendente), i quali però si inserirono in un contesto diverso: il problema non era più ristabilire il dominio coloniale ma contenere il comunismo. La sconfitta francese fu una svolta, venne vista dagli altri paesi come il declino della colonizzazione.

Ho Chi Minh. Leader del movimento per l’indipendenza del Vietnam

3) Un altro evento importante fu la conferenza di Bandung che si tenne in Indonesia del 1955. A essa parteciparono i principali leader di quello che venne considerato il terzo mondo. I protagonisti furono Sukarno (presidente Indonesia), Nehru (presidente India), Chou En-lai (ministro degli esteri cinese) e Nasser (presidente dell’Egitto). Questi leader condannavano il bipolarismo Usa-Urss, definendosi come Non Allineati, e soprattutto si battevano per i paesi ancora sotto occupazione di potenze europee. Il colonialismo per loro era superato e ora bisognava lasciare spazio alla nascita di nuove nazioni totalmente indipendenti. La conferenza ebbe grande rilievo dal punto di vista teorico, anche se poi nel concreto i risultati non furono soddisfacenti.

4) Il quarto elemento che venne in aiuto alla decolonizzazione fu la crisi di Suez del 1956. In quell’anno Gran Bretagna e Francia, con l’aiuto di Israele, occuparono il canale che era da poco stato nazionalizzato dall’Egitto di Nasser. L’azione franco-inglese fu un successo strepitoso sul piano militare, tuttavia non erano stati fatti i conti con le potenze che contavano davvero in quel momento. Usa e Urss infatti erano d’accordo che l’impresa dovesse essere abbandonata, che non c’era più posto per un ritorno coloniale europeo. Le pressioni ebbero effetto su Francia e Inghilterra, che lasciarono i territori appena conquistati. Questa vicenda divenne l’emblema del tramonto delle potenze coloniali europee. Le popolazioni mondiali, in particolare africane, capirono che il momento per agire era finalmente giunto.

Campagna anglo-francese a Suez

5) L’ultimo aspetto che incise in maniera decisiva fu la guerra d’Algeria che si svolse tra il 1954 e il 1962. Ancora una volta protagonista fu la Francia. L’Algeria era stata occupata fin dal 1830 dai francesi, i quali fino all’ultimo la considerarono non una colonia, bensì un’estensione francese a tutti gli effetti. Dopo la vittoria dei vietnamiti del 1954 a Dien Bien Phu, i movimenti algerini, con a capo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), decisero che fosse arrivata l’ora di intervenire. Una serie di attacchi iniziarono a essere compiuti contro i coloni e le loro postazioni. Ne nacque una guerra sporca quanto quella del Vietnam, che si contraddistinse per violenze, torture e attentati. Sulla guerra d’Algeria ovviamente influirono sia la conferenza di Bandung sia la vittoria egiziana a Suez. Ma fondamentale per l’indipendenza del 1962 fu soprattutto un’opinione pubblica francese e mondiale stufa di guerre per la riconquista di territori che oramai erano visti lontani dalla madrepatria. La guerra d’Algeria ebbe come conseguenze l’indipendenza di molti territori francesi, tra cui spiccavano la Tunisia e il Marocco.

Questi cinque eventi analizzati erano collegati tra loro e insieme riuscirono a creare quel contesto favorevole che era necessario per la decolonizzazione dei principali paesi.

 


FONTI

Bernard Droz, Storia della decolonizzazione nel XX secolo, Mondadori 2006