14 novembre 2018

Fantasmi romani

Fantasmi romani

Luigi Malerba è lo pseudonimo di Luigi Bonardi. È stato scrittore e sceneggiatore e ha fatto parte della neoavanguardia e del Gruppo 63. Ha attraversato buona parte del Novecento, dagli anni Venti, fino all’inizio del nuovo millennio.

Nel ricordarlo, Paolo Mauri diceva:
“Malerba si muoveva nell’ambito della neoavanguardia: gli piaceva l’idea che qualcuno rovesciasse i tavoli delle vecchie discussioni e azzardasse prove nuove, sperimentali”.

Si muove nell’ambito della neoavanguardia, ma forse né il postmoderno né l’avanguardia riescono a dire tutto il dicibile di Malerba.
La creatività di Malerba ha dato corpo a tante storie: al centro di queste l’analisi della scrittura, del linguaggio, del mondo, del linguaggio del mondo. E anche per lui, anche per un uomo della repubblica delle lettere, questo linguaggio , quello del mondo, risulta oscuro. Prova la via della decostruzione, insegue indizi che sono false piste, realtà che sono fantasie e così si ritrova funambolo sul filo del paradosso. Di un insolvibile paradosso.

Fantasmi romani è il “resoconto” del matrimonio di Giano e Clarissa, redatto da loro stessi. Il romanzo alterna il punto di vista di uno dell’altro: a ognuno è riservato un capitolo.  Una registrazione dei fatti, ma orientati ora da Giano e ora da Clarissa.
Dopo vent’anni dall’unione sacra, questo matrimonio è un borghese equilibrio imperfetto, la cui ipocrisia è la base di un tacito patto stretto (mai stretto) tra i due. Alla base del funzionamento di un matrimonio c’è impegno, tanto impegno. I protagonisti del libro non si sottraggono a questa regola. Anche loro si cimentano insomma in questa manutenzione, salvo rispondere, il loro matrimonio, a una formula diversa da quella del giuramento coniugale.
La loro vita di coppia è all’insegna di sotterfugi, segreti, e tradimenti. Ma sotterfugi, segreti, e tradimenti vengono vissuti non senza passione, attenzione, assiduità e facoltà intuitive.

Le parole di Clarissa sono limitate ai capitoli che portano in cima il suo nome; lo stesso è per Giano.
Questa geometria rispecchia con fedeltà la vita come condotta dai due sposi: tra di loro nessuna comunicazione; ognuno è il protagonista di una storia tutta ego riferita, della quale non parla con l’altro; ogni riflessione è allargamento del proprio ego e del proprio mondo.
Clarissa ha un amante, Giano anche. Clarissa conosce quella che penseremmo essere la sua rivale, Giano, anche. Clarissa è a conoscenza della sua rivale nel ruolo di rivale (ovvero, sa che il marito ha un’amante), Giano, anche.

Dilatazione ermeneutica su “penseremmo essere” del periodo precedente. Nel dubbio del condizionale sprofonda tutto il rapporto. Da un matrimonio ci aspettiamo alcune cose e altre no. Malerba rappresenta proprio queste ultime.  L’amante, per entrambi, l’esistenza di un amante, non è il solo modo per restare all’interno del vincolo matrimoniale?

Malerba è autore degli sdoppiamenti, oltre che del paradosso: è indotto a pensare che dietro ogni uomo ci sia un altro di quell’uomo, e che tra i due può esistere continuità o divergenza di pensiero e azione.
Se scrivere vuol dire farsi altro da sé e vedersi da fuori, o da dentro, comunque da una prospettiva altra, ecco che Malerba costruisce un romanzo nel romanzo. Giano scrive un abbozzo di romanzo, i cui personaggi sono loro stessi, Giano, Clarissa, gli amici di famiglia e gli amanti, celati (neanche troppo) sotto altri nomi. I tradimenti, i segreti, i dubbi sono tutti ricostruiti, doppiamente ricostruiti, da Giano in un romanzo in cui ciascuno ha un alter ego. La potenza di questa riscrittura è tale da indurre Clarissa, una volta scoperto e letto il romanzo, a essere attanagliata da un dubbio: è il personaggio Marozia a essere ispirato a lei, o lei che si sta lasciando influenzare da quello che legge sul personaggio, e cioè da quello che Giano fa fare al personaggio di sua moglie?

Così i personaggi sono duplicati, gli amanti e i tradimenti anche.

Giano è un architetto romano e ha messo a punto un progetto per risanare la città distruggendo palazzi e quartieri. Alla mappa romana, corrisponde una mappa privata, non meno costellata di abusi che possono essere sanati solo per mezzo di distruzione. Non è un caso che il romanzo nel romanzo, quello scritto da Giano, porti il titolo Decostruzione urbana.


Frase pubblicizza: La manutenzione di un matrimonio secondo un architetto e sua moglie.

FONTI
Luigi Malerba, Fantasmi romani, Milano, Mondadori, 2006
CREDITS
Copertina
Immagine 1
Immagine 2

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