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18 ottobre 2018

La difficile situazione della Libia

La difficile situazione della Libia

La Libia si presenta oggi come un territorio non facile da gestire per le potenze europee. I recenti flussi migratori pongono molti problemi in particolar modo al governo italiano che di recente, attraverso la voce di Matteo Salvini, ha chiesto all’Europa di riconoscere la Libia come porto sicuro.

Ma qual è la storia della Libia e come si può considerare oggi la situazione?

La Libia è stata colonizzata dagli italiani nel 1911, sotto Giovanni Giolitti. Successivamente a Losanna nel 1912 venne sancito il riconoscimento internazionale della sovranità italiana su questo territorio, anche se l’Italia controllava solo le città di Tripoli, Bengasi e Cirene che erano sulla costa. Negli anni seguenti il governo cercò di migliorare il suo possedimento nell’intento di trasferirvi dei coloni.

Seguì un periodo di guerriglia tra il governo italiano e i senussi (ribelli islamici fomentati dagli Ottomani e dall’Impero tedesco). Alla fine della guerriglia il territorio libico fu riconquistato nel 1932. Il regime fascista diede impulso alla colonizzazione da parte dei contadini italiani per sfruttare le risorse agricole della fascia costiera. Proprio a partire dagli anni Trenta il regime fascista incoraggiò un massiccio flusso di coloni provenienti dall’Italia e già nel 1939 la popolazione italiana in Libia arrivava al 13% del totale. La loro presenza influenzò in parte la cultura e favorì la diffusione della lingua italiana. Questo processo di colonizzazione fu interrotto con l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Nel complesso l’occupazione contribuì a modernizzare il paese anche se il regime era repressivo e totalitario.

Nel 1942 i territori libici furono occupati stabilmente dagli inglesi, mentre avanzavano in Nordafrica nel corso della Seconda guerra mondiale, che occuparono la Tripolitania e la Cirenaica. Il trattato di pace del 1947 impose all’Italia, che era stata sconfitta, di rinunciare a tutte le sue colonie: la Libia passò così sotto la gestione dell’ONU. Il popolo libico intanto era desideroso di ottenere la propria indipendenza e nel 1951 venne creato il Regno Unito di Libia, uno stato federale che impose un regime assolutistico; il sovrano era Muhammad Idris al-Sanusi. Il periodo successivo fu incerto soprattutto a causa delle precarie condizioni economiche in cui versava la popolazione.

Italia e Libia negli anni Cinquanta intrattennero rapporti amichevoli: il governo libico seguiva una politica filo-occidentale soprattutto dopo la scoperta di importanti giacimenti petroliferi. Questi giacimenti suscitarono subito l’interesse delle potenze occidentali, in particolar modo della Francia e dell’Inghilterra che sfruttarono questi giacimenti riservando al governo libico solo la metà degli introiti. Dunque, la monarchia libica, nonostante la dichiarata indipendenza, continuava a essere controllata dagli inglesi e americani che mantenevano sul loro suolo anche basi militari. Nonostante gli altissimi profitti, la popolazione locale non beneficiò mai di quei guadagni che venivano assorbiti dal governo centrale e dalle sue strutture periferiche.

La ricchezza libica fu però la concausa della sua rovina poiché avrebbe alimentato rapporti controversi con l’occidente. Nel 1969 a seguito di un colpo di stato che rovesciò la monarchia, prese il potere il colonnello Mu’ammar Gheddafi favorito dallo scontento che serpeggiava nella popolazione per la politica filo-occidentale di re Idris. La popolazione libica abbracciava infatti posizioni nazionalistiche e filo-arabe. Gheddafi impose una politica socialista che ammetteva un unico partito, l’Unione socialista araba. Nel 1973 nazionalizzò il settore petrolifero, aprì negoziati per eliminare le basi militari dal paese e iniziò anche una politica anti-italiana e anti-ebraica. Inoltre rese difficili le relazioni con l’Italia e negli anni Ottanta fu coinvolto in alcune azioni di tipo terroristico. Gli attentati indussero gli Stati Uniti a intervenire militarmente. Già verso la fine degli anni Ottanta la Libia fu sempre più isolata fino all’embargo dell’Onu a seguito dell’attentato terroristico Lockerbie che la vide coinvolta e che provocò quasi 300 morti. L’embargo finì solo nel 1999.

L’isolamento degli anni ’90 costrinse la Libia a pesanti sanzioni economiche che soffocarono il paese, Gheddafi tentò quindi di riavvicinarsi all’Unione Europea sfruttando l’interesse per le risorse energetiche del paese. Nel 2007 il leader libico fu ricevuto in Francia dal presidente Sarkozy con tutti gli onori, e il fatto scatenò aspre polemiche. Le nuove relazioni diplomatiche avevano come oggetto, oltre agli interessi economici, anche la delicata questione dei flussi migratori: proprio in quegli anni partivano molti migranti dalla Libia per raggiungere l’Europa.

Anche Silvio Berlusconi lavorò per un riavvicinamento tra Italia e Libia e accettò di pagare le pesanti indennità per i danni dell’occupazione coloniale richiesti dal leader libico. Nel 2009 Gheddafi venne ricevuto a Roma, il suo arrivo fu seguito ancora una volta da pesanti critiche. In seguito alla visita furono siglati accordi tra gli italiani e i libici per lo sfruttamento delle risorse energetiche libiche da parte delle compagnie italiane e anche per frenare i flussi migratori verso l’Italia.

Nel 2011 la Libia fu travolta dalla primavera araba: il malcontento verso Gheddafi si manifestò con una rivolta armata. L’insurrezione fu duramente repressa, ma nelle settimane seguenti la rivolta si estese a tutto il paese che sprofondò nella guerra civile. La reazione dei paesi occidentali fu di condanna verso Gheddafi, mentre i ribelli suscitarono simpatia e consenso. Il Consiglio di Sicurezza ONU il 17 marzo 2011 con la risoluzione 1973 chiese l’immediato cessate il fuoco e diede disposizioni per proteggere i ribelli. Specialmente Francia e Stati Uniti caldeggiarono delle missioni aeree per limitare le capacità militari di Gheddafi favorendo gli insorti. I ribelli si organizzarono in un Consiglio Nazionale di Transizione (CNT); questo nucleo governativo aveva come obiettivo rovesciare Gheddafi e introdurre la democrazia in Libia.

La violenza dei combattimenti costrinse migliaia di profughi ad abbandonare i loro paesi, i quali si riversarono in Algeria e in Egitto. Nel settembre 2011 Tripoli fu conquistata dai ribelli e qui venne insediato il CNT. Gheddafi riuscì a sfuggire alla cattura, ma il 20 ottobre venne scovato e ucciso in circostanze non ancora chiarite. Il CNT grazie al sostegno economico di molti paesi occidentali ha iniziato il tortuoso cammino verso la democrazia. Il paese ha numerosi problemi da risolvere, come la frammentazione tribale della popolazione, la presenza di gruppi terroristici vicini all’ex dittatore e l’inserimento e integrazione nella comunità internazionale. Ma l’instabilità politica, che si credeva conclusa, sconvolse la Libia ancora dopo il 2011, nel 2014. A destabilizzare del tutto la situazione è intervenuta la conquista di Sirte da parte dello Stato islamico. I continui conflitti hanno fatto collassare definitivamente l’economia e i servizi pubblici. Inoltre la forte instabilità non rende la Libia un paese sicuro: si sono avuti molti episodi di violenza e i gruppi armati hanno attaccato più volte i civili.

Human Rights Watch offre un’analisi recente della situazione libica nel report del 2018. Human chiarisce la situazione spiegando che i due governi che si sono formati in Libia si contendono il potere dal 2014, uno è il Governo di Accordo Nazionale (GNA) con sede a Tripoli che gode dell’appoggio delle potenze occidentali, l’altro il Governo Provvisorio con sede a Tobruk. Le Nazioni Unite hanno cercato di accordare i due rivali senza però mai riuscirci, e questo contenzioso impedisce al GNA di formare un governo stabile. A esasperare la situazione nel 2016 si è inserito lo Stato islamico (ISIS) che fino ad allora si era limitato al controllo di Sirte. Nello stesso anno gli Stati Uniti intervennero con attacchi mirati alle sedi dell’ISIS, che ne hanno provocato il ritiro.

Un ulteriore aggravamento della situazione si ha attualmente con l’Esercito Nazionale Libico (LNA) agli ordini del Generale Khalifa Haftar che si pone come quarto polo per la conquista del potere. L’Esercito Nazionale unisce ex ufficiali soldati di Muammar Gheddafi. Khalifa è alleato al governo di Tobruk e attraverso delle campagne militari si sta impadronendo della zona sud-est della Libia.

Come se la situazione politica non fosse già abbastanza critica, a far precipitare la situazione è il fatto che la Libia è un territorio di passaggio per quei migranti che, provenienti dall’Africa nera, vogliono raggiungere l’Europa. Nel 2017 quasi tutti i migranti e richiedenti asilo sono partiti proprio da questo paese. Durante il loro tragitto però molti di questi finiscono catturati e detenuti in luoghi dove subiscono violenze di ogni tipo da parte dell’esercito, contrabbandieri e guardie.

Il 29 giugno 2018 è stata data la notizia che il generale Khalifa Haftar ha conquistato Derna, città che era l’ultima roccaforte dei ribelli islamisti nell’Est della Libia. La conquista di Derna è stata veloce e condotta con droni forniti dagli Emirati e, anche se la notizia non è confermata, anche con cacciabombardieri egiziani. Con questa conquista, appoggiata da Egitto e dagli Emirati Arabi, Haftar ha ora il controllo totale su tutta la Cirenaica, della mezzaluna del petrolio e parti di territori del Fezzan e della Tripolitania. La prossima tappa per il generale sarà tentare di conquistare tutta la Tripolitania. Recentemente, il 12 luglio, messo sotto pressione dall’opinione internazionale Haftar ha restituito quattro terminal petroliferi dell’est alla Compagnia nazionale di Tripoli.

A conclusione di questa rassegna storica possiamo quindi affermare che la Libia non è affatto un paese sicuro, come affermato da Bruxelles in risposta alle richieste italiane. Bisogna poi ricordare che la Libia è ricca di giacimenti petroliferi della migliore qualità e si stima che le riserve di greggio ammontino a circa 44 miliardi di barili, una tra le più vaste in assoluto. Lo sviluppo di questo settore dipende però dagli investimenti dall’estero poiché il paese non è dotato della tecnologia necessaria. L’Italia, nonostante non sia una tra le potenze più rilevanti, tiene fortemente il controllo della sua ex colonia insieme agli altri paesi occidentali ed è direttamente interessata nell’industria petrolifera attraverso l’ENI. Quello che poi è spesso taciuto è che siamo i maggiori importatori del petrolio libico, quindi è fondamentale per il governo italiano mantenere buoni rapporti con questo Stato per non avere shock e rialzi dei prezzi. Infine, la nostra dipendenza dal petrolio libico è testimoniata anche da opere come il greenstream, il gasdotto che collega la Libia alla Sicilia.

 


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