16 dicembre 2018

Miss America dice addio alla prova costume

Miss America dice addio alla prova costume

Il mondo della moda e della bellezza è di nuovo tra le mani della rivoluzione, e questa volta in primo piano c’è un evento noto a livello mondiale: Miss America.

La prima Miss America, incoronata “Golden Mermaid”.

Miss America è sia un’organizzazione no-profit sia una competizione tutta al femminile le cui partecipanti provengono dai cinquanta stati e da due territori degli Stati Uniti D’America; iniziata nel 1921 come semplice concorso di bellezza, essa premia le vincitrici di ogni fase con delle borse di studio e il suo motto è “Le altre parate cercano una modella, Miss America cerca un modello di professionalità”. In realtà, con questa modalità, il progetto di Miss America si è rivelato essere il programma al mondo con il maggiore sostegno economico allo studio nei confronti delle giovani donne, con un totale annuo che supera i 45 milioni di dollari tra contanti e borse di studio effettive. Ogni partecipante deve superare cinque diverse fasi, le cosiddette gare, di fronte a cinque giurie distinte: le competizioni sono l’intervista privata, il talento, lo stile di vita e la forma fisica in costume da bagno, l’abito da sera e la domanda sul palco.

La rivoluzione culturale e sociale che si è verificata tra le file delle reginette di bellezza e che già da vent’anni lasciava qualche dubbio tra gli organizzatori riguarda proprio la terza fase, dal momento che è stato stabilito di eliminare la prova in bikini, dando perciò di gran lunga meno importanza all’aspetto fisico a favore della personalità. Anche l’abito da sera potrebbe subire dei cambiamenti, poiché le partecipanti hanno richiesto di indossare qualcosa che le faccia sentire a proprio agio dando la possibilità di esprimere lo stile personale di ognuna. Le ragazze saranno invece prese maggiormente in considerazione per i miglioramenti, gli obiettivi nella vita e le modalità secondo cui trarrebbero vantaggio dei talenti, delle passioni e delle loro ambizioni nell’occupazione lavorativa di Miss America. Gretchen Carlson, la prima ex vincitrice e presentatrice televisiva a essere nominata capo dell’organizzazione dell’evento, ha così dichiarato:

È una cosa enorme. Non siamo più un concorso di bellezza, siamo una competizione. Abbiamo sentito di moltissime giovani donne che dicono “Ci piacerebbe fare parte del vostro programma, ma non vogliamo essere lì in tacchi alti e costume da bagno”. Chi non vorrebbe essere autorizzato a sentirsi più forte, imparare abilità di leadership, pagarsi il college ed essere in grado di mostrare al mondo chi è come persona, dal profondo della sua anima?

Non finisce qui: Miss America ha deciso di eliminare tutte le restrizioni possibili da un punto di vista fisico, aprendo dunque le porte anche a tutte quelle categorie di donne con forme fisiche precedentemente considerate non convenzionali – o, meglio, non adatte alle passerelle.

Queste scelte, considerate come atti rivoluzionari che si imprimono nel plasmare gli ambienti della moda e della bellezza odierni, sono anche di carattere politico: lo dimostra il fatto che, in seguito a mail offensive nei confronti delle partecipanti e alle accuse di violenza contro i vertici della vecchia organizzazione, adesso Miss America sia guidata quasi esclusivamente da figure femminili. Sette dei nove direttori, infatti, sono donne. La Carlson, che era stata Miss America nel 1989, ha aggiunto, fiera delle modifiche apportate:

Stiamo vivendo una rivoluzione culturale nel nostro paese, in cui le donne trovano il coraggio di resistere e far sentire le proprie voci su molti argomenti. Miss America è orgogliosa di evolversi come organizzazione e di essere al fianco del movimento #MeToo.

Sebbene il cambiamento per Miss America sarà immediato, per gli eventi locali e statali bisognerà aspettare ufficialmente Settembre, in quanto, al momento, gran parte di essi sono già iniziati. Nonostante ciò, la rivoluzione della bellezza continua imperterrita il suo corso con l’obiettivo di eliminare definitivamente l’oggettificazione della figura femminile.

 


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