Il design guarda al grande, ma anche al piccolo

Il design industriale aspira al titolo di arte, ma allo stesso tempo è una scienza finalizzata a risolvere problemi di estetica, ma soprattutto di funzionalità e usabilità con ulteriori scopi relativi alla produzione e anche al marketing. Il design si interessa del grande, ma anche del piccolo, per questo motivo non disdegna una questione tanto quotidiana e quasi insignificante come i coperchi dei bicchieri di caffè da asporto. Il design esiste per studiare anche gli oggetti e gli usi di tutti i giorni, procedendo in direzione di un impossibile ideale di perfezione, ma ragione di costante progresso. Non stupisce quindi che gli architetti Louise Harpman e Scott Specht si siano impegnati nella stesura di un libro intitolato Coffee Lids, cronache di un oggetto di impensabile attenzione e interesse, diventato soggetto di una dettagliata analisi progettuale ed estetica.

“So I started seeing all this proliferation of coffee lids and we tried to understand what it was that was driving innovation. What problems are the designers trying to solve? Why isn’t there like a best lid? […] There’s still always improvement being offered.”

“Allora, ho iniziato a vedere tutta questa proliferazione di coperchi di bicchiere e abbiamo cercato di capire cosa fosse quella forza innovativa. Che problemi stanno cercando di risolvere i designer? Perché non esiste qualcosa come il coperchio migliore? […] C’è sempre del miglioramento.”

Coffee Lids di Louise Harpman e Scott Specht

La più ricca collezione di coperchi al mondo

L’avventura di Harpman e Specht inizia nella metà degli anni Novanta, presso la scuola di architettura di Yale, dove si incontrano e apprendono di condividere lo stesso hobby: entrambi collezionano oggetti strani, cioè i coperchi dei bicchieri d’asporto. Il duo decide di unire le forze e ad oggi loro attuale collezione conta centinaia e centinaia di coperchi diversi provenienti da bar e ristoranti di ogni genere e luogo, con corrispondenti duplicati. L’attenta analisi li ha indotti a distinguere i coperchi in tipologie diverse: una prima classificazione opera una distinzione in quelli completamente chiusi, quelli direttamente bevibili e quelli che si servono di cannuccia. Il modello che più sembra interessare i due architetti è il secondo, a sua volta distinto in quattro principali varianti: la tipologia più antica è il Peel Lid, chiamata così perché prevede la rimozione di una parte del coperchio per bere; oggi sopravvive nella forma di Peel-and-Lock che prevede la possibilità di saldare di nuovo la parte rimossa. Il modello più innovativa è il Pucker Lid, che si provvede di un bordo da cui bere e di un profondo rientro per evitare l’impatto con il naso. Meno frequenti sono i Pinch e Puncture Lid dal disegno poco funzionale, perché il consumatore deve premere insieme due elementi del coperchio o deve farci un buco.

Coffee Lids di Louise Harpman e Scott Specht

In un’intervista per la New York University, Louise Harpman rivela di avere dei preferiti: da un coperchio che è in realtà è un filtro inserito all’interno del bicchiere di carta a quello dal profilo estremo ed esagerato che prende il nome di Darth Vader Lid, la cui superficie viene paragonata ad un parco di skateboard. Nelle sue vesti di professoressa, quello che Louis Harpman vuole insegnare è la cosiddetta letteratura visuale, capace di dedicare la meritata attenzione a quegli oggetti di ogni giorno, la cui esistenza diamo spesso per scontato.

“[…] Just to open your eyes and look at every single thing around you as designed. And somebody designed that. Even it it’s something like a coffee lid or a paper clip or the dental floss that you buy, so many of these everyday objects just merit further consideration, understanding the design, the manufacturing and the intelligence that went into the designs.”

“[…] Ad aprire semplicemente gli occhi e guardare ogni singola cosa intorno a te come se fosse prodotto di design. E qualcuno lo avesse progettato. Anche se si tratta di qualcosa come il coperchio di un bicchiere di caffè o una graffetta o il filo interdentale che compri, tanti di questi oggetti di ogni giorno meritano una più profonda considerazione, comprensione del design, della produzione e dell’intelligenza che c’è dietro quei disegni.”