Storia della figlia di un onesto cappellaio: questo il sottotitolo dell’autobiografia di Gianna Radiconcini, la prima inviata donna della Rai, a Bruxelles, attiva come staffetta partigiana dalla tenera età di diciassette anni. Ma prima di questo, Gianna è innanzitutto la figlia di un cappellaio che svolgeva la sua attività a Terni, trasferendosi poi nel cuore della capitale.

Gianna Radiconcini oggi ha novantatrè anni, portati benissimo, come ha dimostrato agli studenti di lettere de La Sapienza, presso la quale ha tenuto una lezione qualche mese fa. Durante la lezione ha raccontato la genesi del suo libro e i punti salienti che lo contraddistinguono.

Gianna descrive i fascisti come rozzi, ignoranti, ridicoli. Tutti elementi che l’hanno spinta ancora di più ad avvicinarsi all‘antifascismo. Le sue “lezioni” di antifascismo sono iniziate nella casa del fratello Silvia e della cognata Paola, dove ha avuto modo di conoscere molti intellettuali, tra cui Morante e Moravia, e personaggi politici di spicco, tra cui Gianna ricorda con particolare fervore Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo. La Radiconcini, infatti, è tutt’ora una grande fautrice dell’europeismo, tanto da aver fondato un circolo che organizza periodicamente dibattiti che ruotano sul tema della politica estera.

L’autobiografia della Radiconcini, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione politica: non mancano, infatti, i tratti di un’autobiografia tout court, incentrata cioè sulle vicende private della protagonista. Pubblico e privato si intrecciano nel momento in cui Gianna assiste all’omicidio di Teresa Gullace da parte dei fascisti: questa tragedia scatena qualcosa dentro di lei, qualcosa che la spinge ad assumere un ruolo attivo nella lotta al regime, forse lo stesso coraggio di cui parla Carla Capponi nella sua autobiografia, Con cuore di donna. 

Gianna non manca di raccontare episodi della sua vita privata che sono stati difficili da superare, come la separazione dal marito e la successiva gravidanza da separata-madre, afflitta dalla paura di non poter tenere il suo bambino, Andrea. Con l’aiuto della cognata Paola, Gianna riuscirà nella difficile impresa di ottenere l’affidamento del bambino, ma, richiamata a Roma da Bruxelles, non riuscirà invece a mantenere in piedi il rapporto con Mariano, il suo nuovo compagno.

Forse, tuttavia, ciò che colpisce di più di queste memorie è, da un lato, il fatto che il libro non abbia alcun materiale preparatorio: leggendolo, si ha come l’impressione di sfogliare le pagine di un libro fotografico. Dall’altro lato, il lettore non può non rimanere segnato dall’atmosfera di gioia, di felicità, che, nonostante il momento storico difficile, permea le pagine del romanzo.

E d’altro canto, la stessa Radiconcini, durante la sua lezione, ha sottolineato come la sua generazione fosse una generazione di ragazzi con la speranzacosa che, forse, viene tristemente meno nei ragazzi di oggi.


 

FONTI 

Gianna Radiconcini, Memorie di una militante azionista, Carocci, 2015.