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17 ottobre 2018

Magnum guarda l’Italia: dagli anni ’50 ad oggi

Magnum guarda l’Italia: dagli anni ’50 ad oggi
ITALY. Rome. 1955.

“Magnum è una comunità di pensiero, una qualità umana condivisa, una curiosità su ciò che sta accadendo nel mondo, un rispetto per ciò che sta succedendo e il desiderio di trascriverlo visivamente”

– Henri Cartier-Bresson

Con queste parole, Henri Cartier-Bresson descriveva quella che sarebbe diventata la più importante cooperativa di artisti mai creata: l’agenzia Magnum Photos.

Nel 1947, a seguito delle drastiche conseguenze della seconda guerra mondiale, quattro fotografi crearono un’alleanza destinata a fare storia, combinando una straordinaria gamma di stili individuali in una potente collaborazione. Erano: Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Seymour.

Magnum rappresenta oggi uno tra i collettivi più riconosciuti a livello mondiale.

I fotografi che ne fanno parte sono allo stesso tempo giornalisti, attori e narratori.

Ognuno di loro, restituisce a suo modo una visione di cronaca degli eventi, delle persone, dei luoghi e della cultura del mondo con una narrativa potente che sfida le convenzioni.

Per quasi 70 anni, Magnum Photos ha fornito contenuti fotografici di altissima qualità a una clientela internazionale, enti di beneficenza, editori, marchi e istituzioni culturali. La biblioteca di Magnum Photos è un archivio vivente aggiornato regolarmente con nuovi lavori da tutto il mondo.

Inoltre, Magnum ha documentato la maggior parte degli eventi e delle personalità più importanti del mondo dagli anni ’30.

“In poche parole, quando immagini un’immagine iconica, ma non riesci a pensare a chi l’ha presa o dove può essere stata trovata, probabilmente proviene da Magnum.”

– dal sito Magnum

Circa 150 immagini di 20 tra i più importanti fotografi del XX secolo sono esposte ai Chiostri di Sant’Eustorgio, a Milano, fino al 22 luglio.

Attraverso sguardi straordinari, questi scatti raccontano la cronaca, la storia e il costume del nostro paese dal dopoguerra a oggi.

Il percorso espositivo comincia dando omaggio a Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e David Seymour e ai loro viaggi in Italia.

La mostra si sviluppa poi in ordine cronologico, di decennio in decennio.

Gli anni ’50 vedono protagonista la rinascita del paese, attraverso le fotografie romane di Elliot Erwitt e quelle di René Burri, che porta lo spettatore all’interno della mostra di Picasso del 1953 – con il maestoso Guernica, a Palazzo Reale – e quelle di Herbert List, realizzati a Cinecittà.

Gli anni ’60 sono mostrati invece attraverso le immagini di Thomas Hoepker, Bruno Barbey ed Erich Lessing. I tre ci fanno rivivere il trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma, i funerali di Palmiro Togliatti e momenti spensierati di vacanza sulla riviera romagnola.

Ad aprire la sezione degli anni ’70 è invece la Sicilia immortalata da Ferdinando Scianna. Seguono gli scatti di Leonard Freed che raccontano il referendum sul divorzio e quelle di Raymond Depardon, che dedica una serie ai manicomi, proprio nel momento in cui la legge Basaglia ne aveva decretato la chiusura.

Gli anni ’80 vedono invece in primo piano i grandi formati sul turismo di massa in Italia di Martin Parr. In un confronto dialogico, sulla parete opposta le immagini di Patrick Zachmann raccontano la camorra napoletana.

Ecco che con la contemporaneità e gli anni ’90 arrivano i primi scatti a colori. Alex Majoli, Thomas Dworzak, Peter Marlow e Chirs Steele Perkins raccontano spaccati di vita diametralmente opposti: le notti romagnole, il G8 a Genova, la guerra nella ex Jugoslavia e la “Clericus Cup” (un torneo di calcio tra religiosi).

A chiudere la mostra sono le immagini di Paolo Pellegrin che vedono da un lato la folla di piazza San Pietro durante la veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II e, dall’altro, un barcone di migranti nel Mar Mediterraneo.


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