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21 agosto 2018

L. A. Salami: il folk tra post-modernità e tradizione

L. A. Salami: il folk tra post-modernità e tradizione

Lookman Adekunle in arte L. A. Salami è un musicista afroamericano nato e cresciuto a Londra, che dal 2013 ha pubblicato tre Ep e due Lp, l’ultimo dei quali, The City of Bootmakers, è uscito il 13 aprile per Sunday Best Recordings. Dal vivo si presenta quasi sempre in acustico e con un outfit curato nei minimi dettagli, tale da diventare parte integrante della sua immagine. Si notino le cover degli album per avere un’idea più chiara.

Al primo ascolto emerge con chiarezza l’attendibilità di quanto ci viene proposto attraverso le immagini; il post-modern blues, genere coniato dall’autore per la sua musica, è determinato dai riferimenti lampanti a Bob Dylan e Jeff Buckley, ai quali si aggiungono anche quelli più velati come Elliott Smith e Neil Young. Malgrado questi nomi pesanti, L. A. Salami riesce a mantenere uno stile riconoscibile e originale, sopratutto all’interno di un panorama musicale in cui il genere folk risulta fin troppo spesso poco ispirato.

L. A. Salami riesce a creare il proprio spazio attraverso la voce, a volte scanzonata e a volte straziata, e le proprie parole. I testi, molto attenti al concreto mondo che circonda l’autore, sono spesso carichi di spudorata ironia e di disillusione; non viene persa però la gentilezza della musica che attraverso strutture pop spesso annullano i fiumi di parole, rendendo cosi la canzone decisamente più popular. Esteticamente e musicalmente, come già detto, l’autore è vicino agli anni 60/70, mentre nelle tematiche è ancorato al mondo contemporaneo.

Ciò emerge in canzoni dal titolo programmaticoGeneration L(ost), Terrorism! (The Isis Crisis), Science + Buddhism = A Reality You Can Know. Ad esempio in England is Unwell, l’autore descrive un’Inghilterra situata ai margini, dove le contraddizioni del benessere e del capitalismo vengono espresse con spietata lucidità. L’intero disco è pieno di tematiche politiche e sociali ed è a tutti gli effetti un disco di protesta. C’è però spazio anche per l’amore come in  (You’re Better Off Alone). L. A. Salami riesce cioè a parlare del proprio mondo e del proprio tempo, come già fecero i suoi predecessori.

Anche musicalmente in questo disco viene raggiunta una certa maturità; attraversando circa mezzo secolo di tradizione, l’autore opta per un revivalismo che guarda però al presente. Inoltre la coesione interna è più netta, in quanto le musiche sono virate verso un gusto più pop rispetto al passato.

L’unico mistero da risolvere è perché malgrado l’attenzione rivoltagli dalla critica e le entusiasmanti prove dal vivo, L. A. Salami sia ancora un nome di nicchia. Tuttavia, data la prolificità dell’autore, il successo non sembra essere lontano e si spera comunque che in futuro possa regalarci ancora tante bellissime canzoni. L’ispirazione non manca, la bravura nemmeno.


FONTI

Wikipedia

CREDITS

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