11:13 am
15 luglio 2018

COME SPOSARE UN MILIARDARIO: IL CAPITALISMO SPIEGATO DA “MARILYN”

COME SPOSARE UN MILIARDARIO: IL CAPITALISMO SPIEGATO DA “MARILYN”

In Come sposare un miliardario, in scena al teatro Franco Parenti dal 4 al 15 luglio 2018, Giorgia Sinicorni offre una cinica, frizzante e sorprendente guida su come sedurre un capitalista.

Con grande verve comica, Giorgia si rivolge direttamente al pubblico fin dal suo primo ingresso, con tanto di domande individuali e contatto fisico, raccontando come quello sia il suo addio al nubilato nonché il suo ultimo giorno da povera poichè sposerà il “suo miliardario”: il 33° della lista di Forbes.

Con simpatia e confidenza ammicca alle donne del pubblico, ma anche agli uomini (esistono infatti anche donne miliardarie, seppur “specie protetta della specie protetta”) svelando i segreti della conquista.

Innanzitutto bisogna imparare a memoria la lista annuale dei miliardari pubblicata da Forbes, di cui Giorgia elenca alcuni candidati, al pubblico, mostrandone le fotografie corredate, con tanto di successiva interrogazione, in quanto è un sapere che “deve venire automatico” se si vuole avere successo.

Inoltre, come lei afferma, è necessario saper riconoscere un miliardario: egli non indosserà mai un Rolex, una polo Ralph Lauren e non farà mai sfoggio di una Ferrari o Jaguar. Il vero miliardario non ha segni distintivi – se non “possedere il Chelsea”, come Abramovic – e al polso è più probabile che indossi un comune Swatch.

Bisogna dunque approcciarsi al miliardario interessandosi al suo lavoro, imparando magari la differenza tra cemento, calcestruzzo e granulato nel caso in cui egli sia diventato ricco grazie all’edilizia, per fare un esempio. Sposare un miliardario, ammette la protagonista, è stato dunque per lei un vero lavoro, per il quale ha dovuto studiare per un anno intero.

Attenzione a non farsi ingannare da attori e calciatori: quelli sono tutti poveri, non ce n’è nemmeno uno miliardario. Al massimo, scherza l’attrice, se incontrate l’Hugh Grant attore (non lo Hugh Grant miliardario) potete dargli 10 euro: è un povero.

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La futura sposa si definisce fortunata, perché “il suo miliardario” non è tirchio come ad esempio Warren Buffett (il terzo uomo più ricco del mondo), il quale, lei racconta, concede con fatica e avarizia qualche migliaio di euro alla figlia, che vuole comprarsi l’automobile con la scusa che se così facesse “non sarebbe ricco ma povero come gli altri”.

Il “suo miliardario” invece non bada a spese. La protagonista già fantastica su quando prenderà il jet privato per portare i figli a Madrid a fare lezioni di tennis con Nadal. Il suo futuro marito infatti compra “gratuitamente” il rame dall’Africa, dove non paga le tasse perchè tanto “gli africani dei soldi non sanno che farsene”, e lo rivende poi a centinaia di migliaia di euro. Egli ovviamente ha il suo esercito privato, come un suo pari, che ha deciso che porti della Nigeria sono suoi, o quell’altro che si è impossessato di tutti i giacimenti minerari dell’Africa. Neppure questi ultimi pagano nessuna imposta all’Africa, perché, leit-motiv: “gli africani dei soldi non sanno che farsene”. Solo uno paga le tasse, ma all’Isis, per continuare a produrre nei territori sotto il loro controllo.

Nel finale, l’attrice racconta di come, a sorpresa, Warren Buffett abbia confessato di voler quasi pagare le tasse perché preoccupato a causa della crisi in Europa, che, come lei sostiene, dovrebbe in realtà chiamarsi “truffa”. Con una vena a tratti ideologica e catastrofista, l’attrice fa riflettere su come l’8 % della popolazione possegga il 50% delle ricchezze mondiali e come i primi 8 uomini più ricchi del mondo posseggano l’equivalente del denaro relativo a 3,5 miliardi di persone. Persino la crisi in Europa e il crollo della Grecia paiono essere motivate da una scommessa fatta a Davos tra il “suo miliardario” e un amico.

Qualcosa tuttavia sembra incepparsi quando persino il suo futuro marito miliardario, il cui detto è “più ricchi di ieri, meno di domani”, inizia a preoccuparsi del calo dei consumi, con il conseguente blocco dell’espansione dei mercati e chiede consiglio alla futura sposa, per fortuna ancora con la testa immersa nella mentalità “dei poveri”. La protagonista gli risponde che la soluzione c’è ma non gli piacerebbe: dovrebbe guadagnare un po’ meno soldi lui e alzare gli stipendi dei suoi dipendenti.

Giorgia Sinicorni si rivela davvero abile nell’interpretare il personaggio, mantenendo la comicità e l’interazione costante col pubblico nel suo one-woman-show, Come sposare un miliardario, versione italiana da lei riadattata dello spettacolo francese Comment epouser un milliardaire di Audrey Vernon.

La leggerezza e la frivolezza dello stile di Marylin Monroe, che interpretò Come sposare un milionario (1953), sono riprese dall’attrice che dà lezioni di economia e capitalismo con un piglio fresco e civettuolo, per alleggerire il macigno costituito dalle scomode verità che svela al pubblico.


 

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