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21 settembre 2018

Il nazionalismo in Svizzera

Il nazionalismo in Svizzera

La tematica nazionalista è sempre stata al centro di molte discussioni negli stati europei; in modo particolare dal ‘700, in seguito alla rivoluzione americana e francese. In particolare, oggi l’Unione Europea pone parecchi dubbi agli Stati membri e molti di questi hanno manifestato intenti secessionistici additando a modello la Svizzera.

Gli svizzeri fanno parte di uno Stato anche molto criticato perché profondamente nazionalista, ma bisogna precisare che il loro nazionalismo non si rivolge all’esterno; al contrario, si compiace al suo interno e non presenta manie di grandezza; è in questo senso umile. L’identità elvetica infatti si esplica in un soddisfatto ripiegamento su di sé, rifiutando e ignorando la volontà di potenza fin dalla sconfitta di Melegnano del 1515. Da quel momento in poi gli svizzeri non parteciperanno più alle guerre europee. Sono una Willensnation (nazione per volontà) e di questo sono molto orgogliosi; si tratta di un nazionalismo che esalta la differenza al posto dell’uniformità.

Gli svizzeri sono fieri della loro identità collettiva e la loro unità è definita non dalla nazione, dallo Stato o da un limite geografico, ma da un patto politico. Questo patto è sempre attivo e non è solo un mero simbolo di fondazione, ma bensì un accordo perennemente attivo in cui gli svizzeri si riconoscono vicendevolmente come “confederati”, cioè persone legate da un accordo volontario. L’ottica federalista si riverbera anche nei nomi dei servizi pubblici, la rete ferroviaria per esempio si chiama Ferrovie federali.

A differenza degli altri patti delle nazioni europee, quello svizzero si fonda su obblighi reciproci e scritti fra contraenti uguali, che sono i cantoni (26 in totale), e su una relazione non di abbandono, ma di delega controllata. La sola cosa di davvero nazionale in Svizzera è l’esercito. Il contratto svizzero inoltre non ha pretese educative e una delle sue prime priorità è la sicurezza. La particolarità del paese è che esso si è formato «non per unificazione ma per aggregazione» e lo scopo della Confederazione elvetica è quello di fornire ai suoi membri un’eccedenza di sicurezza. La nazionalità svizzera quindi assicura un «sovrappiù» di garanzie per l’esercizio della cittadinanza.

La Svizzera si fonda su due dimensioni potenzialmente in conflitto che sono la religione e la lingua. Dal punto di vista religioso sono divisi tra cattolici e protestanti. Ma oggi questo conflitto confessionale si è smorzato e le divisioni religiose sono molto meno accentuate. Con l’affievolirsi del contrasto religioso si è invece accentuato l’antagonismo tra i gruppi linguistici, tanto da rendere più precaria l’identità che era basata sull’orgoglio civico, facendo avanzare sentimenti di isolamento.

La coscienza civica degli svizzeri sembra essere di origine medievale e patrizia secondo lo storico Hermet, il quale non crede che l’identità svizzera si sia sviluppata in risposta alle esigenze della rivoluzione industriale o che sia stata esasperata dal risentimento contro altri popoli. Il nazionalismo svizzero è spesso guardato con disprezzo dai sudditi delle zone limitrofe la cui identità è stata programmata dall’alto.

Questo modello impone però parecchie riflessioni, specie considerando che il senso di appartenenza di ogni svizzero rientra nella sfera dell’indeterminato o dell’intimo. L’identità nazionale per uno svizzero può infatti essere individuata nel contesto territoriale di un cantone, oppure dell’intera confederazione, ma può anche ignorare queste norme e riferirsi a una scelta linguistica, oppure ancora esprimersi attraverso un’identificazione religiosa. Queste molteplici sfaccettature identitarie favoriscono i particolarismi, i quali a loro volta fanno da contrappeso all’allarmante chiusura nazionalistica.

In conclusione il modello svizzero offre davvero parecchi punti di forza da cui prendere spunto, in particolare la sua filosofia di vita tesa a garantire un benessere più che sufficiente per la vita dei cittadini, ma, isolandosi dal contesto europeo e non prendendo posizione su parecchie tematiche va a inserirsi in una logica di dubbia moralità, considerando che esso è una delle economie europee più avanzate d’Europa. Inoltre temi importanti che richiedono una collaborazione comune, come l’immigrazione, non scalfiscono questo Stato, che è egoisticamente incentrato su se stesso e teso solo al proprio tornaconto. Una logica sicuramente vincente, ma che se seguita da tutti andrebbe a favorire sempre il più forte a scapito degli Stati più deboli.

 


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