17 novembre 2018

La fine della Net Neutrality negli USA è un bene o un male?

La fine della Net Neutrality negli USA è un bene o un male?

Dall’11 Giugno gli USA di Trump hanno ufficialmente abbandonato la cosiddetta politica di Net Neutrality che era stata fortemente voluta da Barack Obama. Si tratta di una svolta epocale, come si è spesso detto, oppure nei fatti nulla è veramente cambiato?

Con Net Neutrality si intende una rete Internet che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano: non devono quindi essere messe in atto da parte degli operatori infrastrutturali disparità dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete. Indubbiamente è nobile la volontà di evitare le disparità e chiaro il rischio che rappresenterebbe un’infrastruttura come Internet nelle mani di un singolo player che avrebbe così praticamente il controllo su quella che è la rete alla base dell’odierno mondo globalizzato. Dare a un particolare operatore la possibilità di concedere una priorità di banda ai propri clienti rispetto agli utenti che appartengono ad altre compagnie farebbe della rete stessa un prodotto nelle mani di qualcuno, uno strumento proprietario su cui si ha ogni diritto con conseguenze potenzialmente molto rilevanti in un mondo che ormai non si può più concepire senza gli strumenti di collegamento, condivisione e collaborazione a cui la rete ha dato vita negli ultimi 30 anni. Eppure i sostenitori di una liberalizzazione di internet fanno notare che in un panorama come quello attuale il rischio è la stagnazione e la mancanza di spinta all’innovazione e alla competizione tecnologica. I teorici del superamento della politica di Net Neutrality infatti mettono in luce che non ha senso per un’azienda investire in miglioramenti infrastrutturali, cioè in nuove tecnologie, se poi non può avere la possibilità di monetizzare questo suo investimento di ricerca e innovazione proponendo nuove soluzioni esclusive per i propri clienti.

Ma ancora più a monte la questione dovrebbe essere: la rete è stata davvero neutrale fino ad oggi? Innanzitutto c’è un aspetto che molto spesso si sottovaluta: internet non è un servizio sovrastatale, una sorta di ONU tecnologica, ma è governato da authorities a tutti gli effetti americane. Già solo questo pone gli utilizzatori della rete in tutto il mondo in una condizione di disparità rispetto a uno Stato straniero per quanto riguarda una tecnologia cardine della vita sociale, politica e culturale: non è certo un caso che il cosiddetto mainstream, in tutte le sue incarnazioni (dagli idoli televisivi ai guru politico-sociali) sia a totale trazione americana. Oltre a questo aspetto meramente politico, incredibilmente sottovalutato anche quando si fanno grottesche campagne contro software russi o cinesi, a livello di nodi della rete le disparità ci sono eccome e hanno raggiunto a livelli di oligopolio conclamato: Google, Amazon, Facebook, Microsoft, Apple e pochi altri costituiscono il connettore principale, se non unico, come nel caso di Google, Amazon e Facebook, attraverso cui milioni di utenti accedono a internet, trovano risultati, conoscono e acquistano prodotti sul Web. Su questo punto ogni tanto interviene qualche iniziativa dell’Unione Europea, che si riduce però sempre a un nulla di fatto, perché l’Unione Europea non ha nessun reale potere sulle tecnologie della rete, anche perché qualsiasi multa di uno Stato sovrano per questi giganti del mondo globale è praticamente poco più che una mancia.

La soluzione quindi sarebbe un “liberi tutti”? Difficile pensarlo, perché questa sarebbe una buona idea se tutti potessero partire da una condizione di parità iniziale, ma in realtà così non si farebbe altro che dare una veste fintamente privata e di mercato a quelli che non sono altro che monopoli in nuove forme. Molte privatizzazioni italiane l’hanno ampiamente dimostrato: qualcuno potrebbe sostenere seriamente che le miriadi di aziende a cui il Gruppo Ferrovie dello Stato partecipa sono davvero private e soprattutto operano in concorrenza tra loro? E ancor più eloquenti sono i casi problematici di RFI e TIM, al contempo detentori di reti infrastrutturali e competitor “al pari” degli altri che utilizzano quelle stesse reti infrastrutturali.

Internet ha bisogno di riflessioni teorico-giuridiche di più alto livello, che tengano conto del suo ruolo centrale nell’odierna società globalizzata: è tempo di iniziare a prendere in maggior considerazione un tale dibattito.

 


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