Il seguente articolo è una sottosezione del più ampio Persone trans e mondo del lavoro: difficoltà, percezioni e proposte.

«Le aziende associano “trans” a “prostituzione”.»

Dal questionario

 

I DATI DEL QUESTIONARIO

Le aziende non hanno affatto una buona immagine.

Esse sono tendenzialmente accusate di voler evitare di assumere personale trans (80%). Ma per quale motivo le imprese agirebbero in questo modo?

Il campione intervistato ritiene che i recruiter considerino le persone trans malate o inferiori (76%), che le aziende siano impreparate ad accogliere la loro diversità (82%) e che, a prescindere da qualsiasi preparazione, la persona trans venga percepita più come un problema che come una risorsa al pari di altri candidati e per questo sia poi messa da parte (66%).

È stato ampiamente suggerito che alla base di una mancata assunzione possa esservi il timore che la futura risorsa possa mettere a disagio i colleghi (82%), portando a un peggioramento del clima aziendale. In modo simile, la quasi totalità dei soggetti (86%) ritiene che la persona trans venga scartata a prescindere per tutti quei lavori che richiedano un contatto con il pubblico, poiché vi è la paura che l’azienda perda valore in termini di immagine.

Infine, tra coloro che attualmente hanno un lavoro, due persone su cinque sostengono che la propria condizione costituisce un ostacolo per la crescita professionale.

Grado di accordo medio nei confronti delle affermazioni nel questionario. Con l’estrema approssimazione che i limiti della ricerca impone, una possibile lettura dei punteggi può rimandare all’esperienza vissuta dalla “persona trans tipica”.

CONCLUSIONI

Queste informazioni mostrano una scarsa fiducia nei confronti delle aziende, considerate, a torto o ragione, poco accoglienti.

Le persone trans si sentono respinte dall’intero sistema lavorativo, si vedono precluse alcune posizioni e ritengono che questo sia dovuto, oltre che a una mancanza di strumenti, anche a una mancanza di volontà da parte degli imprenditori.

In sintesi, il pensiero attribuito alle aziende si riassume in poche parole: «perché farsi carico di questi rischi, quando il mercato del lavoro offre figure altrettanto competenti e meno problematiche?». In questa sede, non si vuole né avvalorare né svilire tale percezione diffusa tra i soggetti del questionario, in quanto il proposito è, piuttosto, di dare a essa visibilità.

Di conseguenza, un’azienda che mira a essere inclusiva non può che prendere atto di questo immaginario, per poi domandarsi in che modo distinguersi dalla concorrenza. Crediamo che conoscere le principali difficoltà e ascoltare i suggerimenti delle persone direttamente coinvolte siano due ottimi punti di partenza.