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15 luglio 2018

Royal Wedding, la nuova aristocrazia del mondo globalizzato

Royal Wedding, la nuova aristocrazia del mondo globalizzato

Il royal wedding, il tanto atteso matrimonio del principe Harry con l’attrice Meghan Markle, ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo ed è stato uno degli eventi più importanti dell’anno. Se n’è parlato in lungo e in largo, gli articoli di giornale e i servizi televisivi si sono sprecati, quasi ogni dettaglio è stato analizzato per filo e per segno. Un aspetto però non è stato messo nella dovuta luce: il significato degli invitati al grande evento.

In realtà non sono affatto mancate lunghe rassegne dedicate ai vari invitati, a come erano vestiti, con chi erano, che rapporti avevano con gli sposi ecc., ma in tutto questo si è perso uno sguardo d’insieme, rimanendo soltanto al livello del “chi c’era e chi non c’era”, senza chiedersi perché ci fossero o non ci fossero certe personalità. È stato messo ampiamente in luce che questo matrimonio reale è stato decisamente particolare un po’ sotto ogni aspetto, ma soprattutto per la lista così poco reale degli invitati. Si è detto che con questo royal wedding la monarchia si è svecchiata, ha abbandonato le sue paludate abitudini, si è finalmente aperta alla modernità uscendo dal ristretto circolo d’élite delle aristocrazie nobiliari. Gli invitati al matrimonio non sembravano però esattamente “gente comune”. Sembrava piuttosto un’altra aristocrazia, non meno nobiliare di quella propriamente detta: la nuova aristocrazia del mondo globalizzato.

A scorrere l’elenco degli invitati al royal wedding infatti si trovano proprio tutte quelle figure che rappresentano l’élite del mondo mass mediatico mainstream. La rappresentanza hollywoodiana è stata di tutto rilievo: a pochi posti di distanza dalla famiglia reale nella cappella c’era l’attore per antonomasia, George Clooney. Poi, sempre tra le prime file, svettavano Serena Williams, Victoria e David Beckham, cioè i maggiori rappresentanti di due tra gli sport più importanti al mondo, come calcio e tennis. Victoria Beckham forse più di tutti incarnava questa società dello spettacolo, essendo nello stesso tempo cantante di successo, attrice, modella, stilista e moglie di un calciatore: praticamente l’élite dell’élite, la realizzazione di quel sogno che molta televisione vende. Emblema della televisione impegnata socialmente, che detta l’agenda a gran parte della politica mondiale, è sicuramente un’altra invitata di spicco come Oprah Winfrey. Numerose erano anche le attrici e gli attori tv, famosi per questa o per quell’altra serie televisiva, un mondo che oggi sempre più costruisce costumi sociali: del resto proprio da questo ambiente proviene Meghan Markle stessa. A dar vita a nuove mode sociali contribuisce anche la musica, soprattutto pop, anch’essa qui rappresentata da un pezzo da 90 come Elton John. Dello stesso ambiente anche James Blunt, che identifica forse l’aspetto più transitorio di certi successi mass-mediatici legati al mondo musicale.

Accanto a loro c’erano le grandi famiglie reali dell’Occidente al completo: un accostamento che significa molto, un segno dei tempi. Non è tanto la monarchia più antica dell’Occidente ad aprirsi a chissà quale modernità (c’è davvero della modernità nel mondo patinato delle star mainstream?). È piuttosto il mondo dello spettacolo che, grazie a occasioni come questa, prende sempre più consapevolezza dell’enorme ruolo che svolge nel mondo globalizzato. Il successo di una canzone, di un film, di una serie tv o di uno spettacolo televisivo ha un potere culturale, sociale e politico sempre più diretto e immediato rispetto a qualsivoglia monarchia e perfino di molti sistemi politici nazionali. Questo è il messaggio che sembra leggersi in controluce da una lista di invitati che dice molto della nostra società, dei poteri che la animano e la sostengono, e delle contraddizioni storiche che è chiamata ad affrontare.

 


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