Lo scorso 13 giugno si teneva la votazione per la nomina dei cinque finalisti del Premio Strega, il più ambito dagli autori nel panorama editoriale italiano contemporaneo, nonché quello di maggior risonanza a livello nazionale. 1719 i voti elettronici e delle schede cartacee accuratamente soppesati dagli Amici della domenica, i lettori forti delle librerie ALI, gli esponenti di circoli di lettura, scuole e università, gli studiosi in Italia e presso gli Istituti Italiani di cultura all’estero, che godevano quest’anno del diritto di voto. Pareri che sono andati a determinare l’accesso alla fase finale del Premio di Helena Janeczek, Marco Balzano, Sandra Petrignani, Lia Levi (già vincitrice del Premio Strega Giovani 2018) e Carlo D’Amicis, con la piacevole sorpresa della presenza di ben tre scrittrici nella cinquina dei finalisti, a fronte di un ultimo Premio Strega assegnato ad una donna solo nel 2003.

Helena Janeczek, La ragazza con la leica, Guanda, 2018

E’ il romanzo ad ambientazione storica il grande protagonista di questa edizione; sia Janeczek che Lia Levi sono infatti in corsa per la vittoria con opere ambientate nella prima metà del Novecento. Con La ragazza con la leica, Janeczek propone al pubblico di lettori la storia Gerda Taro, compagna del ben più famoso Robert Capa, reporter ungherese. Una fotografa tedesca che con i suoi scatti racconta la vita di un gruppo di esuli di origine ebraica nella Parigi degli anni Trenta, giovani comunque entusiasti, che non perdono la speranza e la voglia di riscatto. E proprio la fotografia diventa il centro del romanzo di Janeczek, tanto nella tematica quanto nella costruzione della vicenda, che si apre con un ritratto della coppia Taro – Capa, si articola su tre diversi punti di vista sulla vita della protagonista, e si chiude nuovamente con l’attenzione puntata sui due amanti. Nel mezzo, si delinea la figura di una donna contraddittoria, ma di incredibile fascino, di una fotografa di guerra e di una militante antifascista. Nonché di un drammatico recente passato. È proprio questo il punto d’incontro con il romanzo di Lia Levi, Questa sera è già domani. Protagonista in questo caso è però la famiglia; una famiglia ebrea tragicamente toccata dalle Leggi razziali del ’38; protagonista è anche l’animo umano in tutte le sue contraddizioni: se infatti da un lato l’istinto di sopravvivenza spinge per fuggire da un Paese in cui per certo si andrà incontro alla persecuzione, dall’altro l’amore per la propria terra e l’attaccamento alle proprie origini rendono difficile prendere una decisione irreversibile. All’interno della più grande tragedia collettiva, sono le vicissitudini personali che riprendono il ruolo primario, perché comunque la guerra e le persecuzioni non mettono a tacere le passioni e il dubbio, la delusione e il rancore, che imperterriti continuano ad affollare l’animo umano.

Anche Balzano, con Resto qui, propone una storia di persecuzione. Quella etnica e culturale cui è sottoposta la vallata del Sudtirolo in cui si snoda la vicenda; una persecuzione che prende il via con l’italianizzazione forzata della popolazione, che da tempo immemore si esprime invece in tedesco, ed esita nella costruzione di una diga che provocherà l’inondamento della valle. Come anche nei romanzi di Janeczek e Levi, una vicenda realmente accaduta, romanzata dall’autore per dare spazio anche alla tragedia privata.

Sandra Petrignani, La corsara, Neri Pozza, 2018

Chiudono la cinquina La corsara, di Sandra Petrignani, e Il Gioco di Carlo D’Amicis, entrambe pubblicazioni che rimandano – come del resto anche le precedenti – a tematiche impegnate e impegnative. Petrignani regala ai lettori un ritratto storicamente irreprensibile di Natalia Ginzburg, scrittrice originale e creativa, intellettuale di fondamentale importanza nel contesto dell’attività editoriale di Einaudi, e soprattutto giornalista, attivista e parlamentare del PCI dedita all’impegno civile. D’Amicis presenta invece un romanzo audace nel contesto italiano; un romanzo che vuole raccontare il sesso per quello che è e per quello da cui nasce: il desiderio. Non lotta politica, rivendicazione sociale, strumento di condanna o argomentazione fondamentale della discriminazione e del giudizio, ma istinto umano.

Una cinquina di tutto rispetto, che porta l’attenzione mediatica su opere di qualità e impegnate nella tematica, che, al di là del puro piacere letterario, portano con sé la riflessione del lettore, il più grande regalo che la scrittura possa offrire, e l’obiettivo più alto dell’autore che davvero desideri comunicare. Il 5 luglio, la proclamazione del vincitore.


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