Reading Tips è il nuovo format di consigli letterari de Lo Sbuffo. Propone recensioni, stroncature, nuove uscite e autori emergenti.

La Treccia, primo romanzo dell’attrice, sceneggiatrice e regista Laetitia Colombani, è originale e coinvolgente. Tratta di pregiudizi e discriminazioni, in particolare legati alla misoginia. Soprattutto è un esempio di come si possano combattere e abbattere, grazie al coraggio. Il coraggio di non accettare passivamente “perché va così”. Il coraggio incarnato dalla storia di tre donne, lontane eppure vicine.

Smita, Giulia e Sarah non hanno nulla in comune. Lontane geograficamente, vivono vite completamente diverse. Eppure questa mancanza di affinità è solo apparente. Il fatto di vivere in paesi distanti e società che lo sono altrettanto, le divide; ad unirle sono invece le situazioni difficili ed il coraggio che dimostreranno nell’affrontarle, la forza che tireranno fuori per cambiare le loro vite e i loro destini.

Smita lo farà quando deciderà che la figlia dovrà avere una vita migliore della sua. E’ una dalit, un’intoccabile, di una razza a sè, talmente impura da spingere ad evitarne il contatto fisico. Vive con il marito e la figlia Lalita in una baracca fatiscente, a Badlapur, in India. L’Uttar Pradesh, la regione dove si trova, è dimenticata dal governo, così i promessi lavori per le fognature non si concretizzano; per questo a Smita è toccato un lavoro orribile: tutti i giorni deve raccogliere gli escrementi delle famiglie Jat. Sopporta solo perché respira il meno possibile. Ma se lei è riuscita a farsi andare bene questo destino, che si tramanda di madre in figlia, non vuole che sia lo stesso per Lalita.

Per Lalita, Smita vuole un futuro diverso. Per questo il giorno in cui ha inizio la narrazione non è come gli altri: è il primo giorno di scuola di Lalita e per Smita significa rompere gli schemi per garantire una vita alla figlia. Tuttavia ben presto si renderà conto che non è sufficiente a cambiare le cose: Lalita a scuola sarà infatti emarginata, la sua condizione di dalit non è svanita. Smita si spingerà perciò oltre, decidendo di fuggire con la figlia; fuggire da un destino segnato, il quale può essere cambiato solo grazie al coraggio. Il coraggio che nasce dall’amore di una madre.

Giulia a Palermo invece non dovrà scegliere di fuggire, ma in qualche modo di restare. Lavora nell’azienda del padre, l’ultimo laboratorio della città che pratica la “cascatura“, la tradizione siciliana di ricavare parrucche e toupet da capelli tagliati o caduti spontaneamente. La giovane a differenza di molti suoi coetanei, preferisce la biblioteca a bar e discoteche; nonostante ciò è intraprendente e decisa, tratti che le saranno utili quando il padre, in seguito a un incidente, entrerà in coma. Giulia scoprirà infatti che l’attività del padre rischia il fallimento; deciderà quindi di prenderne le redini, tentando soluzioni innovative per scongiurare la chiusura.

Dovrà trovare il coraggio per combattere i pregiudizi di cui sarà vittima. Quelli sociali legati alla misoginia, anche in famiglia. Saranno in primis la madre e la sorella maggiore infatti a tentare di farla desistere dai suoi propositi.

Sarah, infine, lavora per un prestigioso studioso legale di Montréal. Per l’attività ha sacrificato tutto: divorziata due volte e madre di tre figli, si trova a vivere giornate programmate fin nei minimi particolari; il tutto per evitare che il muro eretto per non far incontrare vita privata e lavorativa crolli, nonostante sia consapevole che prima o poi questo possa accadere. Non le importa; fino a quando dovrà affrontare questa eventualità. Il muro infatti, crollerà in un attimo, nel momento in cui riceverà la diagnosi di cancro.

Il coraggio inizia a tirarlo fuori proprio in quel momento, quando sostiene lo sguardo del medico mentre le dà la notizia. Continuerà a mostrarne nel corso della storia, sia nell’affrontare la malattia che nella scelta di farlo da sola. Non vuole lo sappiano il capo, né i colleghi, né i figli, vuole mantenere il suo status quo. Dietro questo atteggiamento si nasconde però anche la negazione, il fatto che non vuole considerarlo lei stessa realtà. Desidera solo continuare ad essere un avvocato. Per farlo risulterà più difficile combattere i pregiudizi che non la malattia in sé: se infatti, per il cancro può ricorrere a cure, farmaci e medici, più ostici paiono le discriminazioni di cui è vittima in quanto malata.

Laetitia Colombani, La treccia, Nord, 2018.

Sono tre storie di tre donne lontane e vicine, diverse e simili. Tre storie che si intrecciano come le tre ciocche di una treccia, accomunate dal coraggio di cambiare le cose, di migliorarle nonostante i pregiudizi, le discriminazioni che isolano, dalla scoperta del fatto che a volte le catene delle imposizioni sociali vanno spezzate, anche quando si tratta di tradizioni. Perché vale la pena di lottare per un futuro migliore.

Storie accomunate da coraggio di donne, e con un ruolo centrale riservato ai capelli e al loro valore simoblico di forza e trasformazione, di rinascita. I capelli si intrecciano in questa vicenda, a loro volta intrecciando queste tre storie insieme al coraggio, e creando un originale racconto caratterizzato da fluidità e coinvolgimento.

Laetitia Colombani, al suo esordio letterario, ci regala un gioiello di rara bellezza narrativa. Unisce con originalità tre storie, tre racconti di grande valore anche presi singolarmente, ma che  intrecciati diventano qualcosa di ancor più meraviglioso.


FONTI
Laetitia Colombani. “La treccia”. Nord. Collana: Narrativa Nord. 3 maggio 2018
CREDITS
Copertina by Lo Sbuffo
Immagine 1