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26 settembre 2018

L’incanto in “Il paese delle facce gonfie”

L’incanto in “Il paese delle facce gonfie”

Il teatro, organo multiplo di divulgazione culturale, diventa fonte d’informazioni e di eventi storici, con l’obiettivo di condurre il pubblico ad una familiarizzazione: è proprio questo il compito che Paolo Bignami, in “Il paese delle facce gonfie” assolve. Lo spettacolo, vincitore del premio Mario Fratti, è stato rappresentato presso Associazione Studio Novecento, all’interno della rassegna “Ben venga maggio”. Tratta in modo minuzioso e delicato uno dei disastri ambientali più memorabili della storia. Il disastro del Seveso (10 luglio 1996), che, come è stato più volte ribadito, sarebbe stato evitato se si fosse dato ascolto a chi aveva a cuore il bene dei cittadini, causò la dispersione di una nuvola tossica di diossina presso la fabbrica ICMESA.

Lo spettacolo è narrato da un uomo, che ricorda il passato, volendo tornare bambino. Lo sguardo evanescente verso un tempo mitico, lasciato ormai alle spalle e mai più raggiungibile, danno alla rappresentazione un’aria malinconica, ma estremamente serena. L’innocenza del protagonista, la chiarezza descrittiva, la semplicità delle parole e delle immagini evocate, costituiscono, nel complesso, un’atmosfera quasi mitica, quasi fiabesca. Quest’ultima è, inoltre, incrementata dal timbro dolce di una fisarmonica. La lingua è, infatti, chiara e ricca di immagini, così da rendere lo spettatore completamente coinvolto. Il palco è quasi vuoto e contribuisce alla resa di uno spettacolo elegante e puntuale: in scena solo un leggio e una veste.

La straordinarietà del testo consiste nella sua leggerezza e serenità. Bignami afferma in un’intervista:

Penso che oggi il pubblico senta il bisogno di leggerezza, però credo anche sia importante riuscire a riflettere sui problemi in modo piacevole.

Il drammaturgo-attore riesce, infatti, a coniugare i due elementi, senza minimizzare il tragico argomento. In effetti, il tono tragico della rappresentazione non implica obbligatoriamente la riuscita di quest’ultima: il tono dolce, riflessivo e quasi favolistico permette allo spettatore di volare con la fantasia, osservare la realtà da un punto di vista inedito e familiarizzare con la tragicità della storia.


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