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22 giugno 2018

Requiem for a dream: la crisi esistenziale dei Millennials

Requiem for a dream: la crisi esistenziale dei Millennials

Anni 2000: il nuovo millennio nasce all’insegna della scoperta, dell‘entusiasmo, e di una piena rivalutazione antropologica. Dopo la generale sfiducia dell’uomo verso una società inconsistente traumatizzata dai drammi delle guerre mondiali, comincia a rifiorire l’interesse verso nuove scoperte scientifico-tecnologiche, in grado di illuminare aspetti del mondo sconosciuti.

La generazione dei Millennials, nata poco prima, fiorisce in un contesto rigenerato, in grado di spogliarsi dalla crisi precedente. Nuovi mostri, tuttavia, attentano l’equilibrio appena ritrovato: il progresso fa rima con solitudine.

Tra i tanti prodotti artistici in grado di rispecchiare la crisi delle nuove generazioni, il cinema offre senz’altro esempi significativi. Requiem for a dream, uscito nel 2000 con la regia di Darren Aronofsky, è annoverato tra i risultati più terrificanti.

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La pellicola è sconsigliata a spettatori sensibili, ma è senz’altro apprezzabile per la capacità di rappresentazione cruda ed iperrealistica. Non a caso i personaggi scelti sono soggetti qualunque: una casalinga ossessionata dai quiz televisivi, una coppia di giovani ragazzi caduti per caso nella tossicodipendenza, ed altri intrappolati nel tunnel della droga per arginare le mancanze affettive.

Imperativa, nemica e carceriere spietata, la dipendenza non lascia vie di scampo, distrugge sogni ed infrange ogni possibilità di un futuro felice, portando irrimediabilmente alla distruzione dei rapporti.

Il percorso dei personaggi è una parabola discendente che porta al delirio, rimarcato da una fotografia claustrofobica e dal ritmo narrativo accelerato nella seconda parte, in accordo con la trasformazione dei soggetti.

Le tecniche registiche sono perciò sorprendenti: nella rappresentazione di una realtà drammatica e disumana, l’avvalersi dell’estetica cyber punk – che si allontana dalla spettacolarizzazione di Trainspotting e si avvicina alla deformazione del cinema underground (di cui è esempio emblematico Easy rider) – è ben bilanciata con i temi rappresentati, subendo con essi un’ escalation che conduce ad un finale disastroso.

Requiem for a dream si colloca sul podio tra le pellicole più emblematiche della crisi generazionale: un film toccante la cui visione non lascia indifferenti.


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