“È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio debba essere in cerca di moglie.” (Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio)

Essendo questo uno degli incipit più famosi nella storia della letteratura, è facile immaginare come il tema del matrimonio sia tra i topos più usati dagli autori, capace di accomunare moltissimi libri di epoche e culture diverse. Eppure si può notare un diverso approccio tra autori ed autrici sulle qualità che portano due persone all’unione matrimoniale.

I matrimoni che vengono a combinarsi, per esempio, all’interno di romanzi scritti da donne (un esempio sono i romanzi di Jane Austen, Jane Eyre, ma anche più recentemente Elena Ferrante) sono molto spesso legami affettivi profondi, basati su un attento e minuzioso studio dell’interesse amoroso da parte delle protagoniste. Le eroine narrate in romanzi scritti da autrici tendono sempre a studiare in maniera metodica i meccanismi mentali e i valori dei propri amati, riuscendo ad innamorarsene solo dopo averne indagato i modi, i vizi e i motivi celati dietro le loro azioni. Cercano quindi una persona che sappia tener testa alla propria intelligenza e sappia rispondere al proprio senso dell’umorismo, un compagno da desiderare e con cui sentirsi comprese, simili, eguali sia a livello intellettuale che a livello morale.

Autori maschi, invece, impiegano molte meno energie nel delineare un rapporto basato su affinità intellettuali tra i propri eroi e le loro innamorate; invece, tendono enfatizzare le attrazioni e i sentimenti più viscerali. In questo senso gli autori maschili sono i veri romantici: sono loro, infatti, che descrivono e rappresentano l’amore come un qualcosa di misterioso, irrazionale, che è legato più a qualità fisiche e di attrazione. Questo perché per secoli gli uomini hanno avuto molte più opportunità di trovare menti intellettualmente simili alle loro al di fuori della sfera romantica: potevano viaggiare di più, incontrare molti più tipi di persone, vincere il rispetto dei propri simili.

Le donne, d’altro canto, erano forzate a ricercare la compagnia e il riconoscimento intellettuale all’interno della sfera amorosa e del matrimonio. Un altro fattore da non dover ignorare, ovviamente, è il sessimo: gli uomini non si aspettavano di poter trovare un proprio “pari” intellettuale nella donna e per questo ricercavano compagnie intellettuali tra gli stessi uomini, mentre le donne venivano giudicate in base a qualità che ci si aspettava di poter trovare: bellezza, fascino, capacità domestiche, attrazione sessuale. I discorsi sul sessismo, però, possono spiegare fino ad un certo punto i motivi che portano due persone a riconoscersi e scegliersi come compagni di vita: certo è che l’amore nasce dove vuole, al di là dei presupposti dell’uno o dell’altra, al di là dei contesti di appartenenza e delle epoche vissute.