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22 giugno 2018

Guernica di Picasso potrebbe essere un’autobiografia: l’interpretazione rivoluzionaria

Guernica di Picasso potrebbe essere un’autobiografia: l’interpretazione rivoluzionaria

Una tesi sconvolgente, destinata forse a cambiare per sempre il significato di una delle opere più note al mondo: Guernica.

L’ opera di enormi dimensioni (351 x 782 cm) realizzata da Pablo Picasso nel giugno del 1937, è conosciuta per essere una significativa e toccante rappresentazione del tragico bombardamento avvenuto nell’omonima città basca.

Più precisamente, il 26 aprile del 1937, gli aerei tedeschi, che stavano appoggiando le truppe del generale Franco in opposizione al governo legittimo repubblicano della Spagna, attuarono un devastante bombardamento sulla cittadina, che fu rasa al suolo, disseminando orrore e morte.

Ora però, il soggetto dell’opera che conosciamo, e che possibilmente ci ha fatto ancor più apprezzare ed emozionare davanti alla stessa, potrebbe essere inesatto.

Il coraggio di opporsi all’interpretazione ormai univoca, spetta a José María Juarranz de la Fuente, storico e docente di storia dell’arte ora in pensione.

La sua teoria è ben esplicitata nel libro da lui scritto al riguardo, intitolato Guernica. La obra maestra desconocida, presentato alla stampa spagnola, francese e argentina.

Il quotidiano spagnolo El Mundo, ha dedicato la prima pagina del 17 aprile a questa tesi, spiegandone brevemente i punti principali.

Il professore sostiene che Guernica non rappresenti affatto il bombardamento della città basca, ma sia raffigurazione della vita dell’artista stesso nelle sue tappe più importanti e significative; ciò andrebbe totalmente a riscrivere la nostra conoscenza sulla tela, verso una rappresentazione molto più intimista e personale.

Lo storico dell’arte studia da più di 20 anni il celebre quadro di Picasso, e per giungere a questa conclusione analizza i vari elementi a soggetto e la datazione in cui l’opera è stata commissionata all’artista.

Lo stesso titolo Guernica, secondo il docente, non sarebbe stato ideato dallo stesso pittore, ma da un amico dello stesso che quando lo vide esclamò proprio questa parola, in quanto associò la scena che si trovò davanti al recente bombardamento della città basca.

In secondo luogo, de la Fuente, sostiene che Picasso, in quanto dichiaratamente apolitico, non avrebbe avuto alcun motivo per cimentarsi in una tale impresa, e anche la tempistica dell’opera andrebbe a scontrarsi con l’interpretazione diffusa, perché il dipinto fu commissionato dal governo della Seconda Repubblica per l’esposizione universale e iniziato ancor prima che avvenisse il bombardamento.

Picasso avrebbe voluto quindi rappresentare tre momenti fondamentali della sua vita, creando come una sorta di autobiografia simbolica. Il primo momento è quello del terremoto di Malaga, avvenuto nel 1884, quando l’artista aveva solo tre anni e si dovette precipitare fuori casa con la madre che era incinta della sorella di Pablo, Lola.

La seconda tappa della sua vita è segnata dal suicidio del suo amico Casagemas, che turbò profondamente Picasso, tanto da coincidere con l’inizio del cosiddetto periodo blu.

Il terzo momento rappresentativo sarebbe il divorzio da sua moglie Olga.

Oltre a queste tre importanti fasi della sua vita, il quadro ospiterebbe anche una serie di personaggi che hanno ricoperto un ruolo rilevante nella vita di Picasso.

La madre che piange la morte della figlia stringendola tra le sue braccia sarebbe Marie Thérése, ossia un’amante dell’artista da cui ha avuto anche una figlia di nome Maya; il toro, invece, rappresenterebbe lo stesso Picasso che, secondo il professore, si sarebbe cimentato in una sorta di autoritratto alla maniera di Goya o Velazquez.

L’uccellino ritratto sul tavolo mentre cinguetta e apre la bocca per chiedere del cibo, sarebbe invece Dora Maar, la sua amante ufficiale ventinovenne, che già in altre occasioni Picasso ha ritratto con queste sembianze; inoltre, le sue piccole dimensioni non sarebbero affatto casuali, ma indicherebbero una minore importanza per l’artista rispetto ad altre donne della sua vita, come sua madre, sua moglie o Marie Thérése, in quanto madre di sua figlia.

Il cavallo nasconderebbe il personaggio di Olga Koklova, ballerina ucraina che fu anche moglie del pittore, fino a quando nel 1935 lui chiese il divorzio, ma il processo non era ancora concluso al momento dell’esecuzione di Guernica, e in realtà il divorzio non fu mai concluso in quanto Olga morì di cancro nel 1955. La lingua tagliente del cavallo indicherebbe le apre discussioni tra i due coniugi, in un matrimonio alquanto turbolento.

La bambina nel grembo di sua madre sarebbe Maya, la figlia che lui ebbe da Marie Thérése, ritratta secondo il professore nel momento che più aveva compito Picasso, ossia la nascita, quando la bambina stava per morire e il pittore in persona si occupò di battezzarla, non sapendo quanto sarebbe sopravvissuta.

Il guerriero deceduto rappresenterebbe il suo amico e pittore anch’egli Carlos Casagemas, che morì suicida a soli vent’anni con un colpo di pistola per essere stato rifiutato da una donna; a tal riguardo, la spada spezzata posta accanto al suo corpo sarebbe simbolo dell’impotenza sessuale di Casagemas.

La madre di Picasso, oltre che rappresentata nella donna che poggia un ginocchio sul pavimento, sarebbe anche identificata nella donna con la lampada in mano.

L’ultima figura, la più enigmatica secondo il professore, è la donna con le braccia alzate verso il cielo, che per de la Fuente sarebbe un angelo circondato da fiamme emanate dal suo stesso corpo.

Queste le teorie principali dello studioso esposte brevemente, che meglio si esplicano nel testo specifico da lui pubblicato.

Da quanto espresso, si deduce una modifica totale del significato dell’opera, che da essere quadro di cronaca passa a ricoprire il ruolo di autobiografia dell’artista.

Il cambiamento di identità del quadro è radicale e massiccio, e la tesi espressa dal docente potrebbe essere l’inizio di una nuova era per Guernica e di nuovi studi al riguardo, come potrebbe essere un pensiero fine a se stesso e rimanere una meteora.

Vedremo che posizione prenderanno i colleghi storici dell’arte al riguardo.

 

 

 

 

 


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