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22 giugno 2018

La musica al tempo di Internet e il ruolo dei Millennials

La musica al tempo di Internet e il ruolo dei Millennials

“Le nuove generazioni non apprezzano la cultura, la musica e ciò che le circonda, non si interessano di storia e politica” è un ritornello che si sente continuamente. Per lo meno per quanto riguarda la musica, però, le cifre mostrano un quadro diverso e la situazione attuale delle iscrizioni dei cosiddetti Millennials ai Conservatori di Musica o ISSM (Istituti superiori di studi musicali) sembra contrastare questa opinione generale.

Nell’anno 2016/2017 sono stati più di 46mila gli studenti a frequentare corsi nei Conservatori. I dati del Miur comprendono tutti i corsi, dai preaccademici a quelli riconosciuti AFAM, che rilasciano un titolo di laurea triennale o magistrale.

Ma è anche vero che con i Millennials, ovvero i nati tra gli anni ‘80 e il 2000, e la Generazione Z, i nati fino al 2010, si è realizzata una vera rivoluzione nel pensiero. In questi ultimi quarant’anni la presenza di internet si è fatta sempre più imponente e, insieme alla relativa tecnologia, ha cambiato radicalmente il modo di pensare, sia degli adulti sia dei bambini. Anche la situazione politica e sociale ha subito una profonda trasformazione. Oggi è impossibile immaginare un mondo non connesso o pensare di non avere accesso a internet e ai social. Sono proprio i Millennials, cresciuti in questa nuova cultura, a tracciare il sentiero per le prossime generazioni.

Sembra che stia nascendo una cultura molto superficiale, troppo legata agli oggetti materiali, all’apparire. In campo musicale, i Millennials sono cresciuti in un periodo in cui la musica viene veicolata dalla televisione e la melodia dei brani proposta è semplificata. L’opinione generale sulla musica appare cambiata. La maggior parte dei Millennials preferisce ascoltare Despacito rispetto ad una sinfonia di Brahms o la Cavalcata delle Valchirie di Wagner.

Di pari passo è cambiato anche il modo ascoltare la musica. Dai concerti dal vivo e in sala si è passati dapprima ai dischi, ora è YouTube ad essere sorpassato da Spotify e dai nuovi software. Basta uno smartphone per avere a portata di mano centinaia di canzoni, sia classiche sia moderne, alcune addirittura introvabili sui cd.

Il modo di creare la musica e di sentirla sono cambiati: siamo continuamente “tempestati” in auto, in treno, al supermercato. Le persone conoscono un’aria del Rigoletto di Verdi per la pubblicità della pizza Ristorante. Tuttavia tra gli stessi Millennials che sfruttano le risorse tecnologiche, ci sono giovani che magari passano la notte in coda per riuscire a conquistare un biglietto scontato per la “primina” alla Scala. Sono giovani che vogliono trasmettere la loro passione, far sentire la bellezza di quello che può essere comunicato dal passato e dal presente, caratterizzato da un modo differente di comporre. Ora si parte da musiche già esistenti, temi antichi o moderni e li si arrangia. Ma per quanto queste creazioni possano essere belle, la bellezza di un pezzo di un’epoca passata, che possa essere di Chopin o Mendelssohn ad esempio, e vedere le persone sorridere o esserne rapiti è qualcosa che non può essere sostituito da una registrazione o da un computer.


FONTI

miur

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