06:35 am
15 agosto 2018

AMMORE E MALAVITA: COME L’AMORE CAMBIA TUTTO.

AMMORE E MALAVITA: COME L’AMORE CAMBIA TUTTO.

Napoli, quartiere Le Vele. Già da questa premessa qualsiasi appassionato di cinema potrebbe pensare a Gomorra di Garrone. Invece no. Certo, le Vele sono un comune sinonimo di camorra e malavita, di sparatorie e risse quotidiane.

I Manetti Bros mettono in scena un film (vincitore di cinque David di Donatello) che parla di camorra sottoforma di… musical. Per esser precisi, è il primo musical italiano, e Napoli era il posto perfetto dove metterlo in scena. Nella città partenopea, infatti, si incontrano spesso persone che cantano in dialetto lodando la loro terra, i loro desideri ed esprimendo in rima i propri drammi quotidiani. Nel mondo del cinema la musica viene spesso associata a situazioni di mafia, si pensi a C’era una volta in America o Il Padrino.

In questo caso c’è una differenza di genere che merita di essere rispettata: il film dei Manetti Bros è una comemdia, intende far ridere il pubblico (riuscendoci alla perfezione); i due film sopracitati sono drammatici, pieni di sentimento triste e malinconico.

Ogni personaggio del film Ammore e Malavita, ad un certo punto, inizia a cantare, in dialetto, enfatizzando i movimenti dei muscoli facciali, dando una forte espressione al proprio volto.
In questo caso i registi vogliono far risaltare la passione dei personaggi per quel che fanno, rendendoli sempre più umani. Il pubblico si immedesima con loro, nonostante siano dei delinquenti (almeno per la maggior parte). Nulla è dato per scontato, lasciato al caso.

Un film che soprende in ogni momento ma senza mai esagerare, quando i protagonisti cantano lo fanno per spiegare quanto sta succedendo.
Come può, vi chiederete, un film sulla mafia far ridere di gusto?

La risposta sta nei cinque David di Donatello vinti, nelle scenografie, nei vestiti e nel fatto che non tutti gli attori sono effettivamente di Napoli e in alcuni momenti si capisce. Sembra quasi che i Manetti Bros vogliano prendere in giro quel sistema costruito “a piramide“. Un boss con la moglie, i due scagnozzi e gli altri picciotti che seguono a ruota. Il problema è che se crolla la punta della piramide, il resto non regge bene e cominciano i problemi.

Tornando alla trama – senza svelare particolari importanti- tutto fila liscio nel piano di un boss che desidera andare in pensione, finché uno dei suoi scagnozzi non incontra l’amore (l’ammore del titolo) della sua vita e tutto cambia. Egli si rende conto di quanto sia sbagliata la propria vita e vuole cambiarla per salvare il suo amore, ma non sarà semplice bensì… sanguinolento. Non è un caso, cinematograficamente parlando, che la ragazza in questione si chiami Fatima. Fatima è la città in Portogallo dove, nel 1917, tre pastorelli videro apparire la Madonna in un punto semi sperduto del bosco, chiesero penitenza per i loro peccati e si convertirono cambiando le loro vite per sempre.

Il nome dato al personaggio sta ad indicare il punto di cambiamento, l’epifania, il punto di svolta di Ciro, uno degli scagnozzi del boss. E’ lei il miracolo che gli salva la vita, cantando.

Infine, tenete d’occhio il mare, simbolo di passaggio da una situazione negativa ad una positiva. Simbolo di rinnovamento, sempre rivolto verso l’infinito orizzonte.


FONTI

Inx.whipart

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