La musica indie negli ultimi tre anni è stata padrona della scena italiana, specie per quanto riguarda gli artisti emergenti. Un luogo dove questo genere è sempre stato a casa, fin da tempi non sospetti, è il Magnolia di Milano (che poi in realtà è Segrate), il quale, grazie a Rockit, una volta l’anno ospita il Musica Importante A MIlano. Siamo all’idroscalo, per intenderci. L’introduzione alla prima serata, il 25 maggio, ve l’abbiamo già data: ora serve sapere com’è effettivamente andata. Parlerò solo degli artisti che ho ascoltato, per i quali ho fatto la spola tra il palco Pertini e il palco Havaianas e la cui quasi totalità godeva già ampiamente della mia stima (in qualche caso, totale amore).

  • Masamasa, 18.20: meno di mille “like” su Facebook, ma in realtà, considerato l’orario e le aspettative pari a zero, il casertano sul palco ci sa stare eccome e questa cosa è difficile da imparare, perciò un ottimo punto di partenza. Ciò detto, a livello artistico non c’è niente: autotune, stile che in fin dei conti segue l’ondata trap e testi tanto giovanili quanto frivoli. 
  • Federica Abbate, 18.50: canta (ed è quindi al MI AMI) grazie, ma purtroppo non con, Marracash e nella breve esibizione non manca di ricordarlo agli ancora pochi presenti sotto al palco. Gli fa addirittura una cover di Sogni non tuoi, profonda canzone dell’album Status (che, per chi fosse interessato, risulta profondo nella sua totalità). Appartenente alla classe 1991, è ancora tanto timida, ma il talento è indiscutibile: non sottovalutiamo poi che i testi li scrive da sola (è anche autrice per altri importanti nomi del pop). Quante under 30 italiane vi vengono in mente a cui sia attribuibile la stessa qualità? Una arriva tra qualche riga.
  • Paletti, 19.30: avete presente lo stereotipo del veneto, blasfemo e grezzo, di cui bisognerebbe sempre diffidare perché è sbagliato generalizzare? Ecco, in tal caso utilizzatelo pure senza ripensamenti, ma Paletti ha anche dei difetti.
  • Galeffi, 20.15: a me ricorda Dj Matrix, che ascoltavo alle medie e di cui, col senno di poi, non ho grande stima. Tuttavia, se non canti a squarciagola Occhiaie abbracciandoti agli sconosciuti (che ancora non son così tanto sudati), o sei un bugiardo o sei una persona triste. Addirittura è passata incensurata la rima:

con una tazza di te, con una tazza di tè”.


  • Francesca Michielin, 20.40: di questa cantautrice nell’ultimo periodo abbiamo parlato ripetutamente, recensendo 2640 e il live al Fabrique (sold out). Riempie anche il palco Pertini e fa capire agli ascoltatori del MI AMI che sono arrivati i pezzi grossi e da lì in poi la serata non potrà che migliorare. La maggior parte del pubblico è composto da curiosi, che conoscono solo Vulcano e Io Non Abito al Mare ed è per questo che è bellissimo vederli muovere la testa come cenno di assenso ed apprezzamento di fronte alle meno conosciute Due Galassie o Tropicale. Brava Franci, il futuro è tuo.
  • Coma Cose, 21.10: giocano in casa e si vede. Se mi chiedessero di raccontare i Navigli milanesi attraverso la musica sceglierei una delle loro, finora pochissime, tracce. Molto attenti all’estetica hipster (le grafiche dei singoli su Spotify sono davvero “wow”), appaiono anche assai rodati a livello di chimica; le sonorità così differenti tra una canzone e l’altra risultano straordinariamente coerenti e scorrevoli. Il pubblico perde la testa: è palese che qui siamo già di fronte a un cult.

  • Ex Otago, 21.50: l’unica data estiva della band genovese in giro dal 2002 – ma esplosa solo con Marassi (2016) – era piuttosto attesa. Non ci si riesce a muovere, ma è anche vero che a questo punto, chi doveva arrivare è arrivato e per la prima volta il MI AMI ha fatto il tutto esaurito. L’apertura è pirotecnica, il pubblico è qui per loro e le aspettative sono ripagate grazie all’esperienza maturata durante la gavetta. Peccato solo per l’incidente tecnico che interrompe il concerto per dieci minuti abbondanti: in compenso, chi è sotto al palco canta a cappella Quando Sono Con Te, che da lì a poco concluderà la loro performance. Da segnalare anche la prima volta live del loro ultimo singolo Tutto Bene, anche se non è indimenticabile: il primo attacco da parte del front man è sbagliato. Le migliaia di presenti in totale visibilio, comunque, applaudono e perdonano.
  • Cosmo, 23.20: la nota dolente della serata e lo dico a malincuore. Con Cosmotronic ha fatto qualcosa di storico, tentando di unire – secondo molti, tra cui il sottoscritto – con successo, musica elettronica e musica d’autore. Inoltre è un personaggio unico: ex professore di storia e italiano, benchè sia padre di famiglia (ha già due figli), non manca di rischiare la vita ogni serata facendo improbabili stage diving sui più disparati tipi di pubblico. Caro eporediese, mi rivolgo direttamente a te: la gente era lì per cantare a squarciagola, molti stavano in piedi da tre, quattro ore. Mezz’ora, se non di più, di dj set è un errore più che altro strategico, perché poi tecnicamente sei un mostro e in un altro tipo di contesto avresti certamente avuto ragione, ma qui no. A parziale discolpa, il congedo composto da L’amore, Turbo e L’ultima Festa ci ha preparato al gran finale.
  • Calcutta, 1.30: premessa, son simpatizzante Frosinone dal 2006: Lodi-Eder come coppia là davanti alla prima stagione in B era troppo per non attirare i miei favori. Motivo per cui nel 2015, quando i ciociari salirono nella massima serie, fu naturale acquistare la maglietta. Mai avrei potuto credere che da lì a pochi mesi un particolare soggetto di Latina avrebbe fatto uscire, nell’album simbolo dell’ultima ondata indie italiana, vale a dire Mainstream, un singolo dallo stesso titolo, per la stessa ragione. E niente, il 25 maggio usciva Evergreen, io sono un sognatore e, quindi, mi son presentato al Magnolia con la maglia di Daniel Ciofani: un ragazzo mi ha persino detto che sarei Liberato. La grande sorpresa annunciata all’una, Edoardo D’Erme, presentatosi come di consueto in maniera piuttosto disordinata sul palco, ha cantato “solo” Frosinone, Paracetamolo e Pesto, più un medley di altrettanti successi. Eppure la gente sembrava tutta lì per lui, come se il nome fosse stato svelato nei giorni scorsi o non si fosse ormai a notte inoltrata. La verità è che Calcutta ha qualcosa di speciale, che gli permette di avere ragione malgrado non azzecchi una nota o riprenda reef arcinoti appartenenti ad altri (sì, mi sto riferendo a Sparring Partner di Paolo Conte, motivo per cui il giro di piano di Paracetamolo appare così riuscito). Ciò nonostante, ottiene la più grande delle standing ovation. I video di quei minuti sono impressionanti: a qualsiasi distanza siano stati registrati, la voce del cantante viene sovrastata da quella degli altri presenti, completamente trasportati e immersi nelle semplici, ma efficaci, parole del cantautore. Ti si vuole bene Edo.

Sarà che son laureato in economia, sarà che son genovese, ma partirei da un dato prettamente monetario: 25 euro per una simile offerta sono un affare. Lo sono ancora di più se si considera la forte inflazione che ha riguardato il mondo dei concerti negli ultimi anni. Ai festival bisognerebbe andarci per conoscere musica nuova, ma in questo caso ammetto di aver più che altro voluto ottenere conferme e divertirmi. Il tempo ha retto, i pantaloni lunghi mi han difeso dalle zanzare e l’organizzazione è da valutare in maniera più che positiva (davano addirittura i bicchieri d’acqua GRATIS). Una giornata decisamente da ricordare.