I diritti di proprietà intellettuali sono sempre banalizzati quando si tratta del mondo della moda: esistono prodotti plagiati e originali, ma cosa dire dei prodotti “ispirati” ad altri? E soprattutto, cosa dire quando questa ispirazione sfocia nella copiatura? Rispetto ad altri mezzi creativi come l’arte, la musica e la letteratura, il mondo della moda non ha la stessa tutela del copyright e per questa ragione gli stilisti sono molto più esposti alle imitazioni dei loro lavori.

Per essere protetto dal diritto d’autore, un oggetto non può essere funzionale

Marchi come Zara, H&M e Forever 21, affermate aziende nel settore del fast fashion, possono copiare fedelmente modelli visti sulle passerelle, proponendoli nei loro negozi poche settimane dopo, ovvero molto prima che le case di moda vittime del plagio. Il tempo che trascorre dalla sfilata alla messa in vendita di un capo è molto lungo, si parla di diversi mesi, e quindi per le aziende sopracitate è molto facile risultare innovative, dato che solo chi ha assistito alla sfilata può riconoscere il plagio. L’aggravante di questa situazione è che un capo visto e rivisto nei negozi low cost perde di fascino, così che quando viene esposto dal brand che lo ha disegnato e ideato per primo sembra banale e non meritevole di essere acquistato. L’unica soluzione trovata ad oggi è il movimento “see now, buy now” di cui vi abbiamo già parlato QUI.

Gucci recentemente ha deciso di combattere in prima linea per difendere le sue creazioni, dopo anni passati a girare la testa davanti a copie spudorate. Il famosissimo brand italiano ha fatto causa all’azienda di moda statunitense, Forever 21, con l’accusa di aver plagiato diversi modelli e soprattutto di aver utilizzato largamente le linee verde-rosso-verde e bu-rosso-blu. Forever 21 ha contrattaccato azionando una causa di invalidità, sostenendo che dei segni grafici, seppur registrati come marchio sin dal ’79 negli Stati Uniti, non meritassero una protezione. I nastri colorati per questa casa di moda sarebbero semplici nastri decorativi, ma quasi chiunque riconduce quei colori a Gucci, anzi, si può senza difficoltà definire queste strisce come identitarie del marchio. Per vincere la causa Gucci doveva dimostrare che il consumatore, vedendo i nastri in questione, fosse indotto a credere che quei capi appartenessero alla maison o fossero frutto di una collaborazione tra i due brand.

Secondo i legali del marchio statunitense delle semplici righe colorate non possono essere oggetto di copyright. Con tono sarcastico, a questo punto, viene spontaneo chiedersi se tra tutti i colori disponibili nella vastissima gamma fosse necessario scegliere proprio quelli e in quelle determinate gradazioni. La causa, però, oltre che riguardare le bande decorative, include il plagio di una giacca bomber color argento e uno nero con fantasia floreale, un maglione verde e un maglione girocollo decorato con una grande farfalla. Guardando questi vestiti è evidente che l’ispirazione sia sfociata in un vero e proprio copia-incolla.

Il colosso americano del fast fashion non è nuovo a questo genere di dispute legali, in passato, infatti, ha avuto problemi legali con molte altre firme, come Diane Von Furstenberg, Levi Strauss, Adidas, Puma e Jeffrey Campbell. L’iter giudiziario è molto lungo e contrasta con la rapidità del ricambio di capi sugli scaffali dei negozi fast fashion, infatti i capi incriminati scompaiono dai negozi prima dell’arrivo di una causa.

Gucci sembra aver vinto questa battaglia legale, perché il tribunale ha stabilito che non ci sono gli estremi per la causa intentata da Forever 21. Secondo un portavoce del marchio fiorentino:

“Nel tentativo di distrarre dalle sue evidenti infrazioni, Forever 21 sta cercando di attaccare alcuni dei simboli distintivi più famosi ed iconici di Gucci. Questo non impedirà a Gucci di perseguire le proprie rivendicazioni contro Forever 21, perché oggetto del suo costante impegno per la vigorosa protezione dei suoi preziosi diritti di proprietà intellettuale e dell’identità distintiva del marchio.”

Spossato dalle infinite imitazioni che circolano impunite, Gucci certamente continuerà questa battaglia, perseguendo la ricerca di una legge che tuteli gli stilisti nell’industria del fashion.

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