14 dicembre 2018

Tra eccellenza amministrativa e mezze verità: il caso Norwegian Air

Tra eccellenza amministrativa e mezze verità: il caso Norwegian Air

Il 31 maggio 2017 il CEO di Norwegian Air, Bjørn Kjos, annunciava l’inizio di una nuova era di voli low-cost tra Europa e Nord America. A quasi un anno di distanza rimangono ancora molte perplessità riguardo una compagnia aerea in grado di offrire voli transatlantici a partire da 179. Tra fake news e mezze verità, l’impetuosa crescita dell’impresa scandinava è frutto di operazioni finanziarie mirate e una chirurgica gestione aziendale. E no, non risparmiano sul carburante.

Nata come Norwegian Air Shuttle, nel 1993 la compagnia ereditò alcune brevi rotte aeree dalla defunta Braathens, piccola compagnia norvegese che operava per lo più a livello regionale. Nel giro di poco tempo il board amministrativo è riuscito ad ampliare notevolmente il ventaglio dell’offerta di voli low-cost, dapprima in Norvegia e Scandinavia, quindi in Europa e ora nel resto del mondo.

Per quanto l’efficienza scandinava sia ben nota, quali sono stati i punti di forza che hanno consentito alla compagnia norvegese di arrivare a competere con i più grandi vettori del trasporto aereo mondiale nell’arco di poco più di vent’anni? Così come accade nella valutazione di ogni tipo di servizio offerto al pubblico, risulta necessario prendere in considerazione ogni sfaccettatura, lati negativi compresi.

Prima considerazione, la flotta. Una delle motivazioni per cui Norwegian Air è in grado di offrire tariffe così basse sui voli transatlantici deriva proprio dall’efficienza nella gestione del suo parco aerei. Al contrario di molte altre compagnie, l’operatore norvegese ha puntato tutto su un solo modello di aeromobile: il Boeing 787 Dreamliner. La decisione di adoperare esclusivamente Dreamliner per i cosiddetti long-haul flights deriva principalmente da due considerazioni: una inerente alla gestione intelligente del carburante e l’altra alla riduzione dei costi di manutenzione. Per quanto riguarda il primo fattore, il 787 è in grado di garantire un consumo medio inferiore del 20% rispetto a qualsiasi altro modello impiegato nell’aviazione civile; allo stesso tempo i costi di manutenzione vengono ridotti drasticamente in quanto i contratti, le strutture e i protocolli di manutenzione degli aeromobili non sono decine (come avviene per compagnie che adoperano una flotta eterogenea) ma bensì uno (due, a dire il vero, dato che per quanto riguarda il short-haul network vengono adoperati i più piccoli Boeing 737-800).

Punto numero due, il personale. Erroneamente considerata compagnia di bandiera norvegese, la Norwegian rappresenta un classico esempio di delocalizzazione aziendale e contrattuale. Alcuni elementi saltano all’occhio a prima vista.

Osservando gli esterni degli aeromobili, al di là delle pittoresche raffigurazioni dei timoni di coda (che riportano esclusivamente illustri personaggi della storia nazionale), gli aerei battono bandiera irlandese e non norvegese. Così come accade per i grandi colossi dell’industria tecnologica, anche nel mondo dell’aviazione commerciale il sistema fiscale irlandese attira numerosi operatori (tra cui anche la “nostra” Alitalia) per via delle sue condizioni finanziarie certamente più vantaggiose.

Scordatevi poi di essere accolti da bionde hostess scandinave: il personale di volo è tailandese, al più vietnamita. Le motivazioni di uno staff esotico sono facilmente desumibili dai più vantaggiosi requisiti contrattuali vigenti in alcuni paesi asiatici, tra cui appunto, Tailandia e Vietnam. L’unico personale di volo di nazionalità norvegese è rappresentato da piloti e co-piloti (per lo meno quelli “storici”), per quanto anche il loro di contratto sia amministrativamente locato a Bangkok. Sebbene la compagnia cammini sul filo del rasoio dell’etica lavorativa, la capacità di riduzione dei costi si gioca proprio su fattori come questi.

In diverse occasioni è capitato poi di leggere accuse nei confronti della compagnia norvegese riguardo la preparazione e i bandi dedicati ai piloti. Nello specifico veniva criticata l’eccessiva giovane età degli stessi e le relative poche ore di volo maturate al momento dell’assunzione. Tralasciando l’autorevolezza o meno delle fonti, la realtà dei fatti è ben diversa: la compagnia difatti è tenuta a rispettare il medesimo regolamento di qualsiasi altra compagnia di volo europea in termini di misure di sicurezza e requisiti del personale. Non solo. Nel complesso la combinazione di tali fattori con l’efficienza dei 787 ne fa una delle compagnie aeree più sicure delle rotte atlantiche (28° nella classifica stilata dalla britannica Skytrax – il più autorevole ente di ricerca nel campo dell’aviazione – delle migliori 100 compagnie aeree).

Da ultimo, non tutto è oro quel che luccica. La Norwegian gioca soltanto a fare la compagnia low-cost e i suoi costi reali sono ben differenti dai millantati 199 per volare diretti da Milano a Los Angeles. In primis, solo una parte dei biglietti viene venduta a un prezzo così basso, mentre la restante segue più o meno i prezzi standard delle altre compagnie aeree che operano sulle stesse tratte. Secondo, proprio come nelle vere compagnie low-cost il prezzo indicato non è altro che il prezzo di partenza del biglietto, al quale dovrà essere sommato il costo del bagaglio, dei pasti e la scelta del posto a sedere (le opzioni variano a seconda delle tratte e delle richieste), servizi che invece vengono normalmente calcolati nel costo del biglietto di compagnie di volo non low-cost.

Ultimo tasto dolente, JFK a parte, non sempre gli aeroporti statunitensi si trovano realmente nei pressi della località di destinazione, ma anzi vi distano notevolmente (e considerando le distanze USA non stiamo parlando del classico trasferimento Orio al Serio/Milano targato Ryanair).

Tutto calcolato, le previsioni di mercato indicano comunque un’aumento del 55% del numero complessivo dei passeggeri entro fine 2019, quando teoricamente tutte le tratte transoceaniche saranno completamente operative. Ed è qui che emerge il vero punto di forza di Norwegian: l’acquisto di biglietti a lungo termine. Sarà difatti il raddoppiamento dei passeggeri che garantirà effettivamente tariffe più basse rispetto ai competitors diretti. In sostanza, volare low-cost negli Stati Uniti con Norwegian Air a prezzi stracciati è realmente possibile, basta acquistare il volo con diversi mesi di anticipo.

A buon intenditor poche parole: l’estate 2019 si avvicina.

 


 

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