Nato a Glasgow nel 1968, lo scozzese Andrew O’Hagan è uno scrittore diviso a metà tra fiction e inchiesta. É proprio questa capacità una grande caratteristica de La vita segreta: tre vere storie dell’era digitale (2017).

 

Andrew O’Hagan

Il libro inizia subito con un importante premessa che mette a fuoco una tematica a noi ineluttabilmente inter-connessa:

C’è un altro mondo, ma in questo – Paul Elaurd

 Come intuibile, sia dal titolo sia dall’epigrafe O’Hagan vuole indagare il nuovo concetto di “identità” che nell’era digitale, a noi contemporanea, è stato completamente re-inventato. Nell’era digitale l’informazione e la comunicazione vengono stravolte dai canoni centenari. L’ampia diffusione subita dai vari prodotti di consumo unita a nuove e infinite (con pregi e difetti) fonti di informazioni ha portato a una cospicua serie di cambiamenti anche sociali, economici e politici 

Interessante è il fatto che ne La vita segreta O’Hagan riporti tre storie vere con uno stile molto vicino ad un’indagine sociologica. Le vicende narrate furono infatti scritte precedentemente come articoli/saggi su riviste specifiche e soltanto in seguito riadattate per la pubblicazione del libro, uscito in libreria lo scorso anno per Adelphi (la collana in cui è inserito è quella de I casi).

La prima e terza “inchiesta” (Lo Scrittore Fantasma e L’affare Satoshi) hanno come denominatore comune il focus su persone, o meglio dire in questo caso personalità, famose: lo stesso Satoshi, inventore dei fantomatici Bitcoin, e Julian Assange, il fondatore di Wiki-leaks per cui O’Hagan è stato il ghost writer dell’autobiografia.

Più interessante per chi non è appassionato di deep web e complottismi è la seconda, nonché più breve, storia: L’invenzione di Ronnie Pinn. In questa ventina di pagine O’Hagan con grande capacità narrativa racconta la creazione di un fake. Il fake è una persona digitale fittizia, inesistente se non a livello informatico. L’esperimento sociale a conti fatti non è neanche poi così originale o geniale se si considera quanto il “cat-fishing” sia ormai una prassi diffusa sui social network tra chi si finge un VIP, chi ruba identità altrui, chi pretende di essere qualcun altro.

Per “l’ispirazione del fake” O’Hagan riprende i pochi dati accessibili direttamente dalla lapide di un ragazzo. Il primo Ronnie Pinn, quello in carne ed ossa, era un giovane morto ante era digitale, del quale diventa così pressoché impossibile recuperare informazioni, se non quelle poche analogiche, conservate (magari) dal resto famiglia a distanza di decenni. L’obiettivo dello scrittore scozzese è duplice: poter far vivere una vita propria a chi non ne ha avuto la possibilità e spingersi fino a i limiti del concetto di identità “regalando” Ronnie Pinn di carte di profili social, carte di credito funzionanti e perfino beni come case e auto intestate a lui. Possiamo dire con una piccola vena ironica che Pirandello avrebbe chiamato questo racconto/inchiesta: Il fu il Ronnie Pinn

In questi tre “saggi spuri” il confine di genere è decisamente labile; racconto, saggio, inchiesta sembrano quasi parole inconsistenti e sincretiche. La bravura di O’Hagan è dunque quella di avere uno stile che suona da “campanello d’allarme” se pensiamo al ancora più labile confine tra verità, realtà e virtualità.



FONTI

A.O’Hagan, The Secret of Life, 2017, Adelphi
Video “Chi Siamo Davvero sul web” dal canale YT di Matteo Fumagalli
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