Immerso nella bellissima cornice fiorentina, Palazzo Pitti è sempre stato, fin dalla costruzione, meta imprescindibile per i cultori dell’arte e, dalla sua apertura al pubblico, per i turisti. Ma non solo: è il Museo della Moda e del Costume, ex Galleria del Costume, ad attirare gli appassionati che nell’ottica di una gita fuori porta a Firenze vogliono toccare con mano la moda senza per questo fare la fila al Museo Ferragamo.

Non serve un biglietto aggiuntivo, anche perché -purtroppo- la Galleria è spesso snobbata dai visitatori: si accede seguendo il percorso del museo e quello che si può vedere, una volta entrati, è qualcosa di davvero particolare.

Si tratta di alcune stanze -non molte, ma ben organizzate- dove viene analizzata, per temi, la produzione artistica di alcuni tra i più importanti stilisti italiani e stranieri: da Valentino a Fendi, da Karl Lagerfeld a Christian Dior, da Gianfranco Ferrè a Roberto Cavalli. Queste sono le grandi firme che prestano il loro nome e la loro stoffa i manichini sui piedistalli, con i tessuti che brillano alla luce dei neon. Resta qui, tra questi muri come sulle pareti imbottite degli Uffizi il cuore vero dell’arte e in particolar modo della sartoria italiana.

Sono esposte le collezioni degli anni passati: abiti cuciti come modelli per l’alta società fino ad un pubblico più variegato, comprendo un arco temporale che partendo dagli accessori (guanti, cappelli, foulard) dei primi anni del Novecento giunge fino alle porte del Terzo Millennio. Un lungo corteo che si snoda attraverso i corridoi dell’antico palazzo dei Medici, suggellando quello che già si sa, ma che pochi si ricordano di sottoscrivere: che la moda è più arte che semplice fashion, che laddove nei quadri ci sono tele e tempere, qui ci sono tessuti e colori. Che il parallelismo rimanga saldo e sempre più rafforzato dipenderà dalle prossime generazioni: distrutte dal fast fashion e dalla mercificazione, o ispirate dal ricordo di chi ha già scritto la storia.

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