Già solo facendo una rapida ricerca su Google ci si rende conto di quanto è raro trovare il concetto di “globalizzazione” accostato a un’idea di opportunità, senza che fin dal titolo si senta l’esigenza di aggiungere qualche distinguo, come “Globalizzazione: opportunità e sfide”. Leggendo quegli articoli e quelle riflessioni, poi, ci si rende presto conto che finiscono sempre per risolversi in una disamina in cui le sfide superano di gran lunga le opportunità. Indubbiamente non bisogna indulgere a facili semplificazioni e appiattire tematiche complesse su posizioni stereotipate che non mettano in adeguata luce anche tutti i chiaroscuri del caso. Però non ci si può nemmeno esimere dall’avere una chiara panoramica del punto di vista positivo sulla globalizzazione, senza che questo debba essere sempre relativizzato da inesorabili ma…

Bisogna chiedersi se esistono degli aspetti della globalizzazione che possano rappresentare solo e soltanto delle opportunità. Non è sicuramente facile trovarli, perché in una questione così poliedrica come la globalizzazione le angolature da cui la si guarda possono creare spesso punti di vista opposti. Un aspetto però su cui difficilmente si riuscirebbe a trovare qualcosa di negativo è la possibilità di una comunicazione globale. Oggi ci appare normale essere aggiornati fin nel dettaglio su quello che avviene in America, Africa, Asia e Oceania, ma fino a poco tempo fa non solo l’informazione si limitava al ristretto orticello nazionale, ma addirittura quelli erano mondi praticamente sconosciuti, anzi spesso raccontati secondo le ottiche distorte dell’esotismo. Oggi invece possiamo sapere tutto di ogni luogo: non c’è praticamente più luogo che non sia possibile conoscere nei minimi dettagli senza per questo doversi imbarcare in pericolose avventure.

La conoscenza globale è aumentata perché esistono reti che permettono collegamenti e comunicazioni senza i quali nessuno riuscirebbe più a concepire la propria esistenza. Internet, la rete globale, permette a un singolo (minuscolo) punto di essere potenzialmente raggiungibile da ogni luogo. Quanti imperi nel corso della storia hanno desiderato costruire qualcosa del genere e quanti ambienti culturali hanno sognato che il mondo conosciuto potesse essere unificato in una rete di civiltà, la res publica litterarum, la società comune della conoscenza, l’utopia della condivisione libera del sapere. Internet è la moderna rete dei monasteri medievali che salvarono la cultura classica: anche qui basta un solo frammento, non necessariamente conosciuto né valorizzato, ma, custodito in una rete globale, è così raggiungibile da chiunque e salvo per sempre.

In più il mondo si è fatto così piccolo senza che questo dovesse significare una volontà di sopraffazione di qualcuno nei confronti degli altri. Quella del villaggio globale è ormai un’immagine diventata comune, ma forse si riflette troppo poco sul fatto che essere villaggio significa riconoscere un’interdipendenza reciproca, una volontà di costruzione di una società ben ordinata dove ogni realtà possa trovare il proprio posto in relazione alle altre, come avviene in qualsiasi villaggio. Un’immagine del genere potrebbe sembrare semplicistica e eccessivamente idealistica, se si considera che i conflitti non sono certo spariti dallo scacchiere internazionale e anzi spesso si sono create nuove ostilità geopolitiche tra Stati che, data la loro distanza e alterità geografico-politica, solo la globalizzazione può aver messo a contatto. Eppure non andrebbe sottovalutato che la globalizzazione ha costruito un’attenzione mondiale che ha spento sul nascere numerosi conflitti locali: un tempo molte cose potevano essere tenute nascoste all’interno dei propri confini nazionali, linguistici o macro-territoriali, ora invece qualsiasi azione si svolge sempre e soltanto su uno scenario internazionale e davanti a un pubblico inesorabilmente mondiale. Basta solo pensare a ciò che è diventata l’Europa: una minuscola porzione del mondo, che, mentre tra Settecento e Novecento ha fatto miliardi di vittime per questioni nazionali infinitesimali, ora si riconosce una comunità destinata all’unità.

Oggi esiste un solo mondo: questo può sembrare ovvio, ma è la più grande opportunità della globalizzazione, un sogno che la storia umana ha lungamente atteso. Ma i sogni, perché diventino pienamente realtà, al risveglio bisogna farli avverare.

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