15 dicembre 2018

Eros e Thanatos: il dualismo cosmico di Yin e Yang

Eros e Thanatos: il dualismo cosmico di Yin e Yang

Il pensiero filosofico cinese daoista si struttura a partire da due principi fondamentali e opposti. La loro unione è la cosiddetta taiji (太极), principio primo e motore dell’universo. La loro continua alternanza e le loro molteplici modalità di relazione richiamano la costitutiva mutevolezza della vita e ribadisce l’assenza di marche ontologiche nettamente definite: ciascun oggetto del mondo può essere Yin o Yang a seconda delle circostanze e delle prospettive. L’equilibrio delle loro interazioni è tradizionalmente definito dalla notissima (e in un certo senso anche mainstream) immagine di un cerchio contenente due gocce, in cui quella nera accoglie in sé un punto bianco, e viceversa.

Taiji

Non è quindi difficile rintracciare sotto il velo simbolico i significati della morte e della vita, questa volta esplicitamente congiunti e tesi all’equilibrio del cosmo.

Dal punto di vista etimologico si può notare come Yin e Yang non costituiscano due entità antagoniste, ma servano piuttosto a marcare due classi di simboli: se Yin indica il versante ombroso di un’altura, Yang si riferisce invece a quello illuminato dal sole. È evidente anche lo stretto legame con la morfologia dello spazio e della natura, una tendenza molto forte nel pensiero cinese; infatti vi sono corrispondenze con il processo di creazione e sviluppo dei sinogrammi (i caratteri), che hanno conservato un alto grado di rappresentatività del mondo circostante.

Questo legame con il mondo e le sue creature rende evidente come secondo il daoismo gli esseri umani non abbiano un ruolo egemone nei confronti della natura: essi sono semplicemente individui tra gli altri, in un rapporto armonico ed equilibrato. Dall’altro canto, come si nota nell’immagine 2, gli opposti principi Yin e Yang rendono possibile una serie di simmetrie inerenti sia alla dimensione fisica e naturale, sia a quella degli uomini.

È soltanto l’equilibrio tra Yin e Yang a regolare il cosmo in ogni suo aspetto: la loro complementarità è necessaria perché vi sia movimento, e ciò influisce sull’alternarsi delle stagioni, del giorno e della notte, sulle reciprocità tra i sessi e sul fluire del tempo, in cui si avvicendano periodi di riposo a sessioni di lavoro, gioia e sofferenza, quiete e azione. Soprattutto si deve porre l’accento sul fatto che nessuno dei due principi può esistere senza l’altro: perché ci sia vita, ci deve essere morte; perché vi sia la terra, deve esserci un cielo che la sovrasta. L’universo è dunque coerente nel suo insieme di azioni e reazioni reciproche, e il relazionarsi dei due principi è alla base di tutti gli ordini del mondo, sia quello naturale che quello umano.

In aggiunta, di particolare interesse risulta la riflessione sullo statuto binario del reale. Secondo il pensiero cinese, per quanto gli opposti si regolino secondo equilibri asimmetrici e in certa misura sproporzionati, ogni cosa del mondo deve essere classificata in base a questo dualismo costitutivo, e sono le interazioni molteplici tra i due opposti a generare le diverse sfumature di significato.

Simmetrie e corrispondenze tra Yin e Yang

Infine ogni ente dell’universo contiene in sé gli opposti principi: ogni essere femminile possiede anche caratteristiche maschili; ogni germoglio in fiore è permeato fin dalla sua nascita dal germe della distruzione cui è destinato. Nonostante venga ribadito dai filosofi che nessuna delle due classificazioni escluda l’altra, è necessario sottolineare il pericolo sotteso a questa interpretazione della realtà: si parla in particolare all’etichettamento dei generi in quanto Yin e Yang. Perché dover smistare in due categorie opposte individui che fanno parte della stessa specie? Se ogni cosa può essere Yin o Yang a seconda delle circostanze, non si capisce il motivo per cui il sesso femminile e il sesso maschile debbano essere confinati in due compartimenti separati, trasformando una differenza fisica e in una vera e propria differenza ontologica.

Le analogie con il pensiero greco, in cui la realtà è un divenire continuo e all’insegna di una dialettica tra opposizioni, sono evidenti; non mancano legami anche con la mitologia scandinava, che insisteva nelle rappresentazioni divine sull’ambivalenza delle figure che simboleggiano la vita e la morte; infine la mutevolezza e la dimensione ciclica delle esistenze si riscontra anche nel pensiero indiano.

 


 

FONTI

A. C. Lavagnino, S. Pozzi, Cultura cinese. Segno, scrittura e civiltà, Carocci, 2013

TuttoCina

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Immagine 1

Immagine 2 by S. Ortenzio

 

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